Politica&Giustizia – Dalla ‘ndrangheta alla corruzione: la città maledetta

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Danilo Rivolta, sindaco di Lonate Pozzolo (Varese): è stato arrestato per corruzione, concussione e abuso d'ufficio

Viaggio a Lonate Pozzolo, dove il sindaco Danilo Rivolta è stato arrestato per corruzione, concussione e abuso d’ufficio. Nel 2010 finì agli onori delle cronache, perché la sua auto fu data alle fiamme. In quell’occasione si trattò, con ogni probabilità, di un’intimidazione mafiosa. L’allora assessore Rivolta non aveva assecondato i desiderata dei boss. Poi, diventato sindaco, cos’è successo?

16 MAGGIO 2017

di Ersilio Mattioni

LONATE POZZOLO (VARESE) – Nel 2010 Danilo Rivolta è l’assessore all’Edilizia privata di Lonate Pozzolo, nel Varesotto. Un giorno gli bruciano l’auto. La bruciano a lui e al capo dell’ufficio tecnico, Orietta Liccati, sua convivente. Entrambi non hanno agevolato un progetto firmato ‘ndrangheta: la costruzione di un grattacielo di tredici piani nella frazione di Sant’Antonino. E quelli, i mafiosi, non scherzano. Basta leggere i loro nomi: Emanuele De Castro (il braccio destro del boss Vincenzo Rispoli, da poco tornato in libertà dopo la condanna nell’inchiesta ‘Bad boys’), Nicodemo Filippelli (descritto come feroce e brutale) e Fabio Zocchi (già altre volte coinvolto, con lo stesso Filippelli, in episodi di strozzinaggio). Un imprenditore, stretto nella morsa della ‘ndrangheta e incapace di uscirne, dichiarerà ai magistrati che i tre boss hanno in mano l’architetto Fulvio Rivolta (un progettista molto noto in zona, che peraltro è il fratello di Danilo, l’assessore all’Edilizia) e che vantano amicizie nell’ufficio tecnico comunale. Dice testualmente ciò che gli hanno detto: “Possiamo fare quel cazzo che ci pare”. Invece non è vero, perché il grattacielo non verrà mai approvato e quelle auto incendiate vengono considerate proprio come l’estremo tentativo di fare pressione sui politici locali e sui dipendenti pubblici.

L’inchiesta ‘Bad boys’

Sembra un politico in trincea, Danilo Rivolta. Uno di quelli che non si fa intimidire, che cerca di resistere alla colonizzazione di Lonate Pozzolo, dove la ‘ndrangheta fa il bello e il cattivo tempo, terrorizzando i commercianti – quasi tutti vittime del racket – e minacciando le istituzioni. E’ passato un anno da quel 2009, quando l’operazione ‘Bad boys’ porta 39 persone in carcere per una pluralità di reati, tra cui associazione mafiosa, usura, estorsione, tentato omicidio, traffico di armi ed esplosivi, riciclaggio di denaro sporco. Gli arresti vengono eseguiti tra le province di Varese e Milano, a Cirò Marina in Calabria, a Saint Vincent. La sentenza di primo grado porta a 12 condanne, ma qui, a Lonate Pozzolo, non sembra cambiato nulla.

L’arresto del sindaco

Possano altri anni. Nel 2014 si vota e l’assessore Rivolta diventa sindaco con una lista di centrodestra. Una garanzia? Non proprio, perché nel leggere l’ordinanza che questa mattina ha portato in carcere il primo cittadino si rimane basiti: “Questo io lo rovino. Liguori è un uomo morto, è già nella bara, devo solo cercare l’inceneritore”, dice Rivolta riferendosi a un dipendente pubblico, che non si piega ai suoi voleri. Secondo il Pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Luigi Furno della Procura di Busto Arsizio, Rivolta assieme ad altri funzionari e compagni di partito sono il volto oscuro della pubblica amministrazione, coloro che hanno demansionato e umiliato tutti i dipendenti “con la schiena dritta”, dal comandante della polizia locale al capo dell’ufficio tecnico, puniti per non essere stati accondiscendenti con i fratelli Rivolta, uno sindaco e l’altro progettista.

Le mani sul Pgt

Terreni agricoli che diventano produttivi, progetti che corrono veloci a conclusione, pratiche che al contrario restano bloccate per ragioni incomprensibili. E tutto, secondo i magistrati, per le scelte di una politica corrotta. “Hanno pisciato fuori dal vaso, domattina revoco la responsabilità alla comandante. Studia qualcosa perché ne ho pieni i coglioni”, scrive il sindaco in un sms al segretario comunale. “Un’opera di epurazione”, la definisce senza mezzo termini il procuratore aggiunto Giuseppe D’Amico, che a Milano condusse, tra il 2009 e il 2011, una delle più più importanti inchieste sul voto di scambio politico-mafioso. Qui, di accuse di mafia, non ce ne sono. C’è però una gestione familistica del potere. Tanto che sotto accusa, con obbligo di firma alla polizia giudiziaria, finisce pure la compagna del sindaco, la già citata Liccati: ex dirigente del comune e oggi, sempre il centrodestra, assessore all’Urbanistica e all’Edilizia privata nella vicina Gallarate.

Un respiro di sollievo

‘Proget srl’, è questa la società dei Rivolta che, di fatto, ha creato una sorta di ‘monopolio’ in paese. Imprenditore o privato cittadino, poco cambia: chi si affida alla ‘Proget Srl’ ottiene una “corsia preferenziale”. Nessun problema, nessun intoppo. Ma si può vivere così? No, ecco perché l’arresto del sindaco Rivolta sembra riportare un po’ di serenità in municipio, dove sono in molti a tirare un sospiro di sollievo. Dalla ‘ndrangheta alla presunta corruzione, non c’è pace in questa cittadina ‘maledetta’ nel Basso Varesotto.

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