Sicurezza – Lo sciopero (politico?) dei vigili in piena campagna elettorale

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Il vicesindaco di Magenta, Paolo Razzano (Pd), assieme al comandante dei vigili, Monica Porta (foto Corriere Altomilanese)

Fa discutere a Magenta, nel Milanese, lo stato di agitazione proclamato dalla polizia locale, con tanto di minacce di sciopero il 4 Giugno, giorno in cui la città celebra la Battaglia. Per molti si tratta di una mossa politica in piena campagna elettorale per favorire il centrodestra. Stranezze sui tempi: quando il sindacato dei vigili ha diffuso il suo comunicato, è seguita a ruota una nota ufficiale delle Lega Nord. Erano già d’accordo?

7 MAGGIO 2017

di Redazione

MAGENTA (MILANO) – Nel primo pomeriggio di sabato 6 maggio l’annuncio ufficiale del S.u.l.p.m., il sindacato della polizia locale: i vigili entrano in stato di agitazione e minacciano di scioperare il 4 Giugno, quando la città celebra la Battaglia e quando c’è più bisogno di agenti per le strade. Passano dieci minuti e arriva un lungo e circostanziato comunicato stampa della Lega Nord, firmato dal capogruppo consiliare, Simone Gelli, ex assessore alla Sicurezza, nel quale la protesta dei vigili viene ripresa e rilanciata, con un attacco all’amministrazione ‘dem’ e in particolare a uno dei suoi uomini più rappresentativi, il vicesindaco Paolo Razzano, assessore alla polizia locale, nonché numero due del Pd Metropolitano.

Un tempismo perfetto

Tra il comunicato dei sindacato dei vigili e quello della Lega passano dieci minuti. Un tempismo perfetto, tanto da sospettare che il Carroccio sapesse dello stato di agitazione prima dell’annuncio ufficiale. Di più, qualcuno ritiene che S.u.l.p.m. e Gelli fossero persino d’accordo e, insieme, abbiano confezionato quello che sembra configurarsi, a tutti gli effetti, come un attacco politico.

L’annuncio dei sindacati e la minaccia di sciopero

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Il volantino dei sindacati, che annunciamo lo stato di agitazione della polizia locale di Magenta

Le stranezze

Fantapolitica? Dicerie dei soliti ‘complottisti’? Forse. Però ci si chiede perché i vigili abbiano deciso di portare la loro protesta fino alle estreme conseguenze proprio ora, quando a Magenta mancano 33 giorni alle elezioni. Leggendo la nota diramata dai sindacati, infatti, si apprende che i motivi delle lagnanze sarebbe tre. Il primo: parte degli straordinari non ancora pagati e relativi all’anno 2016. Il secondo: la vecchia e già discussa decisione di eliminare il buono pasto e alcuni non meglio precisati servizi aggiuntivi. Ma le tre questioni sono note da tempo, oggetto di un dibattito tuttora in corso tra polizia locale e amministrazione. Dunque, perché minacciare lo sciopero oggi, dando l’impressione di voler fare un regalo al centrodestra nei mezzo della campagna elettorale o, in ogni caso, correndo il rischio di essere strumentalizzati?

Le criticità

I cittadini, finora, sono rimasti indifferenti o quasi allo sciopero dei vigili. Alcuni hanno anzi ironizzato circa il fatto che, per qualche tempo, non si prenderanno più multe se il disco orario oppure il parchimetro sono scaduti da qualche minuto, o ancora se hai posteggiato con mezza ruota fuori delle strisce. Già, perché la percezione dei magentini – in una città dove le sensazioni valgono ai pubblici forzieri la bellezza di 600.000 euro l’anno – è che gli agenti di polizia locali dedichino una piccola parte del loro tempo alla sicurezza e una grande parte ad attaccare i verbali delle contravvenzioni al parabrezza delle auto. Il che non è interamente vero, ma spiega perché lo stato di agitazione non turba i sonni della popolazione.

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