25 Aprile – No, i morti non sono tutti uguali: i fascisti, vecchi e nuovi, si rassegnino

Al solito, quando arriva il 25 Aprile, frotte di illetterati ne approfittano per riproporre il solito stucchevole ritornello: i morti sono tutti uguali. E allora giungono, puntuali come cucù svizzeri, i fascisti da operetta, di ieri e di oggi. Rendono onore ai caduti della Repubblica Sociale Italiana e sostengono che quei caduti hanno la stessa dignità dei partigiani. Sono dei cretini, ma cretini pericolosi

26 APRILE 2016

di Ersilio Mattioni

MILANO – L’immagine è quella di quattro ragazzotti – i quali interrogati in Storia da un docente delle scuole medie farebbero una pessima figura – che inscenano una pagliacciata al Cimitero Maggiore di Milano. Sono lì, il 25 Aprile, perché vogliono affermare un principio: i morti sono tutti uguali. E i loro morti sono i caduti della Repubblica Sociale Italiana, estremo tentativo del regime fascista di sopravvivere a se stesso, quando gli eventi e il coraggio dei combattenti partigiani lo avevano già condannato. Loro non lo sanno, perché hanno un livello culturale prossimo alle zero, ma i morti sono come i vivi: tutti diversi. Sì, perché una cosa è dire che i morti hanno la stessa dignità; altra faccenda è dire che sono tutti uguali. E’ una bestemmia paragonare chi, come i partigiani, ha combattuto per la libertà di un popolo con chi, i fascisti, ha combattuto per opprimere un popolo. E basta essere dotati di un micro cervello per capirlo.

Fessi e ‘buonisti’

I ‘buonisti’, a chi scrive, non sono mai piaciuti. Quelli che bisogna abbassare i toni, avviare la pacificazione nazionale, ricompattare il tessuto sociale e altre sciocchezze simili. Quando di mezzo ci sono i valori fondamentali della nostra Repubblica, fra cui una Costituzione basata sull’antifascismo, i toni vanno alzati, soprattutto con quei fessi che hanno letto mezzo libro e si lanciano in revisionismi storici d’avanspettacolo. Menti semplici, manovrate da chi vuole il caos e usa quattro bulli con le felpe nere per ribaltare una realtà incontrovertibile: in Italia ci fu chi sacrificò la propria vita per regalare a tutti noi la libertà, anche a chi la usa malissimo. Era nel conto. E poi ci fu chi sacrificò la propria vita per aiutare un dittatore, che trascinò la nazione in una guerra folle e che approvò la vergogna delle leggi razziali. Allora, chi può seriamente, fra quelli che usano il cervello, sostenere che i morti sono tutti uguali?

Resistenza

‘Ora e sempre Resistenza’ non è solo un motto glorioso, è una necessità impellente: resistere contro gli imbecilli che ogni anno cercando di ammorbare il 25 Aprile con il loro fascismo da operetta. D’accordo, sono cretini. Ma cretini pericolosi. Da combattere, oggi come allora.