Abbiategrasso, Comune da sciogliere per mafia? Questi sono i fatti

In centinaia sfilano per dire ‘No’ alla mafia, ma dalle istituzioni nessuna presa di distanza da Errante Parrino. Intanto il prefetto chiude il bar Las Vegas. Le domande a cui il sindaco Cesare Nai non risponde

di Ersilio Mattioni

ABBIATEGRASSO (MILANO) – Sulla saracinesca c’è un foglio scritto a mano: “Chiuso per restauro”. Al di là del fatto che il bar Las Vegas non è una fontana del Bernini (quindi al limite dovremmo parlare di ristrutturazione), in realtà il locale è chiuso perché colpito da un’interdittiva antimafia del prefetto di Milano. Il sindaco di Abbiategrasso, Cesare Nai, ha dovuto dare attuazione alla misura restrittiva. Ed è probabile che Paolo Aurelio Errante Parrino, “zio Paolo”, non l’abbia presa bene. Ma il punto è un altro: in città le istituzioni continuano a ignorare il problema mafia. Non una dichiarazione pubblica, non una presa di distanza da Errante Parrino – cugino del defunto capo di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro – e non una parola sugli incontri dei boss in terra abbiatense. Nulla di nulla.

L’antimafia in piazza

Intanto sabato 9 marzo centinaia di cittadini hanno sfilato per Abbiategrasso al motto di “Una città ideale è giusta”. Tra i promotori Libera, la Carovana Antimafia dell’Ovest Milano, Anpi, Cgil, Uil, Acli, Caritas, Confcommercio e Legambiente: “Una città libera è una città legale, una città libera è contro ogni tipo di mafia”, hanno ribadito. Alla manifestazione hanno aderito tanti comuni: Abbiategrasso, Albairate, Baranzate, Binasco, Bollate, Bubbiano, Buccinasco, Calvignasco, Carpiano, Casarile, Cesano Boscone, Cerro al Lambro, Cisliano, Cologno Monzese, Corsico, Cusago, Gaggiano, Lacchiarella,  Liscate,  Legnano, Locate Triulzi, Morimondo, Novate Milanese, Noviglio, Paderno Dugnano, Pioltello, Rodano, Rosate, Solaro, Trezzano sul  Naviglio, Vernate, Vimodrone, Zibido San Giacomo.

I sindaci in fascia tricolore

I sindaci indossavano tutti la fascia tricolore, compreso il primo cittadino di Abbiategrasso. Al quale si è rivolto, poco prima che il corteo si mettesse in moto, David Gentili, già presidente della Commissione Antimafia di Milano e oggi membro del Comitato Antimafia presieduto da Nando dalla Chiesa. Gentili ha offerto a Nai un’occasione di riscatto per le gaffes e per le sue timidezze, con scarsi risultati.

Nai sotto pressione

“Ho chiesto a Nai – ha dichiarato Gentili – di darmi un motivo per stare al suo fianco e fondamentalmente non me lo ha dato. Non ha chiesto scusa ai suoi cittadini per avere sottovalutato quelle minacce”. Le minacce sono quelle che il vecchio boss Errante Parrino ha rivolto, alla presenza del sindaco all’interno del bar Las Vegas, a un dipendente dell’ufficio tecnico comunale. Minacce di morte: “Io a quello ci stacco la testa, ti giuro che ci stacco la testa”. Il sindaco, in quell’occasione, si fece una risata e rassicurò “zio Paolo”: “Dai, vedo io come muovermi. Sento Gildo e sento Gianni”.

La vecchia storia del dehor

A infastidire “zio Paolo” è una richiesta di documenti da parte del Comune per il dehor del bar Las Vegas. Un gazebo che occupa uno spazio pubblico e che, di fatto, ha da anni inibito il passaggio alle auto dei residenti nelle vicine palazzine. La questione è antica e comincia con una giunta di centrosinistra. Tutto regolare, si dice. Ma evidentemente qualcosa ancora manca e per questo Errante Parrino si spazientisce, definendo il dipendente comunale “un figlio di puttana”. Il sindaco, con incredibile premura, scende in campo in prima persona. Non sa che c’è una cimice nel locale e la conversazione con il vecchio boss finisce nelle carte dell’inchiesta “Hydra” (GUARDA IL VIDEO).

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Il contestato dehor del bar Las Vegas

Chi sono Gildo e Gianni?

Nai non è indagato, l’abbiamo detto mille volte. Ma quando si parla di mafia e antimafia, non esistono soltanto i reati. Esistono i comportamenti. E di cose da spiegare il sindaco Nai ne ha parecchie. Cominciamo dalla più semplice: perché di fronte alle minacce rivolte a un dipendete comunale Nai non sporge denuncia? E poi, chi sono questi fantomatici Gildo e Gianni? Perché il primo cittadino si dovrebbe rivolgere a questi due soggetti per risolvere il problema di Errante Parrino?

Mafia e antimafia

E’ difficile far intendere cos’è davvero la militanza antimafia, perché ci si trova di fronte ai negazionisti. Si nascondono dietro il garantismo (concetto tanto nobile quanto strumentalizzato dai politici in cerca di impunità e dai loro megafoni) per negare l’esistenza della criminalità organizzata e buttare tutto in caciara. E così, anche nel nostro territorio pesantemente infiltrato, la discussione degenera in un derby tra tifosi. E’ esattamente ciò che le mafie vogliono: dividere la cittadinanza, mettere una parte contro l’altra.

Differenza basilare

Eppure basterebbe conoscere la differenza tra un’inchiesta giudiziaria (il cui scopo è accertare le responsabilità penali dei singoli) e un’interdittiva antimafia o uno scioglimento di un Comune, che sono procedimenti amministrativi a tutela delle istituzioni. Non è necessario ravvisare reati. Bastano certi comportamenti.

Abbiategrasso va sciolto per mafia?

Mettiamo in ordine i fatti. C’è un condannato per mafia che si permette di fare il padrone in municipio, di offendere i dipendenti pubblici, di minacciare di morte chi esige il rispetto delle regole. E c’è un sindaco che, pur sapendo tutto questo, non lo denuncia, perché non giudica quelle minacce una cosa seria. E poi c’è lo stesso condannato per mafia che, nel bar della figlia ma di fatto gestito da lui, ospita riunioni della malavita. E infine c’è sempre quel condannato per mafia che, in campagna elettorale, organizza un aperitivo per sostenere il sindaco uscente e alcuni candidati considerati “amici”, che poi vengono puntualmente eletti. Ma cos’altro serve per sciogliere Abbiategrasso per mafia? A tutela di tutti. Delle istituzioni (che sono patrimonio comune), degli amministratori che non riescono a prendere le distanze da certi personaggi e dei tantissimi cittadini onesti, che non meritano tutto questo.