Abbiategrasso parte civile nel processo Hydra, ma quel “sì” fuori tempo massimo è un pasticcio: serve a evitare lo scioglimento per mafia?

Dopo mesi di no, la giunta Nai annuncia la volontà di costituirsi parte civile nel processo Hydra. Ma la riforma Cartabia impone termini e obblighi stringenti. E il cambio di linea apre più di una contraddizione

di Ersilio Mattioni

ABBATEGRASSO (MILANO) – Il cambio di linea è netto e difficilmente spiegabile senza guardare al contesto politico. Per mesi la giunta di centrodestra guidata da Cesare Nai (a destra) ha respinto ogni ipotesi di costituzione di parte civile nel processo Hydra. Così come ha detto no alle commissioni antimafia e a qualunque atto che riconoscesse un danno diretto per il Comune. Una posizione difesa politicamente, anche a fronte delle ripetute sollecitazioni arrivate dalle opposizioni. La svolta arriva solo ora, dopo che la Procura ha notificato al Comune i rinvii a giudizio di Paolo Aurelio Errante Parrino (a sinistra) e Diego Cislaghi, entrambi cittadini abbiatensi imputati nell’inchiesta Hydra. È a quel punto che il “mai” diventa improvvisamente “sì”, con l’annuncio della volontà di procedere alla costituzione di parte civile.

La riforma Cartabia e i termini ormai superati

Il problema, però, è giuridico prima ancora che politico. Con la riforma Cartabia, la costituzione di parte civile non è più un atto simbolico né può essere presentata a processo avviato. I termini sono stringenti: l’atto deve essere depositato entro l’udienza preliminare e deve contenere una motivazione dettagliata, con l’indicazione dei danni subiti dall’ente. Nel caso Hydra, la fase dell’udienza preliminare risulta già superata, rendendo di fatto impraticabile una costituzione tardiva. Salvo eccezioni, deciderà il giudice all’avvio del processo il prossimo 19 marzo.

Il nodo del danno: ieri inesistente, oggi da dimostrare

C’è poi una contraddizione ancora più profonda. Per costituirsi parte civile oggi, il Comune dovrebbe dichiarare formalmente di aver subito un danno diretto a causa delle condotte contestate. Ma è esattamente ciò che la giunta Nai ha sempre escluso. Fino a ieri il danno non esisteva, non veniva riconosciuta alcuna lesione dell’ente e non si riteneva necessario alcun atto antimafia. Oggi, per rispettare la legge, quel danno dovrebbe invece essere motivato, spiegato e sostenuto nero su bianco.

Il fronte politico e il caso Catania

Il ribaltamento pesa ancora di più se si guarda al fronte politico che ha accompagnato per mesi il “no” alla costituzione di parte civile. Tra le posizioni più rigide espresse in Consiglio comunale c’era anche quella di Francesco Catania, consigliere comunale di Forza Italia, difensore di un imputato per mafia nell’inchiesta Hydra. Un elemento pubblico e noto, che rende oggi il cambio di linea ancora più delicato sul piano politico, pur senza alcun profilo giudiziario personale. Che farà ora Catania? Si dissocerà pubblicamente dalla giunta oppure, allineato e coperto, farà finta di nulla e continuerà a restare in maggioranza?

Il pasticcio

Il risultato è un corto circuito evidente. Se il Comune motiverà l’esistenza di un danno, smentirà se stesso e mesi di linea politica difensiva: tutto il lavoro della giunta e dei suoi trombettieri. Se non lo farà, la costituzione di parte civile rischierà di essere dichiarata inammissibile. In mezzo non c’è spazio: la riforma Cartabia impone una scelta chiara, che non può essere aggirata con annunci o atti formali privi di effetti. Alla fine, la domanda resta aperta: si tratta di un cambiamento di rotta sincero oppure di una mossa tattica e tardiva, maturata perché un ulteriore rifiuto avrebbe aperto la strada allo scioglimento per mafia del Comune? In entrambi i casi, il rischio è che il “sì” arrivi fuori tempo massimo, trasformandosi in un pasticcio più politico che giuridico.