Abbiategrasso, processo Hydra: Nai, Chillico, Lovati e Scalera chiamati come testimoni. Dovranno chiarire i rapporti con Parrino

La Direzione distrettuale antimafia di Milano vuole chiarire in aula i rapporti con il presunto boss Paolo Errante Parrino: nessuno dei quattro risulta indagato in Hydra

di Ersilio Mattioni

ABBIATEGRASSO (MILANO) – 484 testimoni, tra cui 291 uomini e donne della polizia giudiziaria e 6 collaboratori di giustizia. È la lista imponente depositata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano nel processo Hydra, nato dall’inchiesta sul “consorzio delle mafie” in Lombardia, l’alleanza tra cosa nostra, camorra e ’ndrangheta per condividere strategie, affari e controllo del territorio.

Tra i testimoni che la Procura ha chiesto di ammettere ci sono anche tre politici di Abbiategrasso: il sindaco Cesare Nai, il consigliere comunale Francesco Chillico e l’assessore Flavio Lovati. Con loro figura Ermenegildo Scalera, capo dell’Ufficio tecnico comunale fino al 2018 e personaggio centrale nella vita amministrativa della città per diversi decenni.

Cesera Nai, sindaco di Abbiategrasso
Il sindaco Cesare Nai

Nessuno dei quattro è indagato. La Dda vuole però sentirli per chiarire i rapporti con Paolo Aurelio Errante Parrino, pregiudicato per mafia e indicato dagli inquirenti come il boss del “consorzio”, nonché cugino dell’ex capo di cosa nostra Matteo Messina Denaro. Parrino è oggi detenuto nel carcere di Spoleto e sottoposto al regime del 41 bis.

Cerreti: “Non vogliamo rinunciare a nessuna testimonianza”

La lista della Procura comprende centinaia di investigatori, persone informate sui fatti, funzionari pubblici, imprenditori, persone offese e soggetti chiamati a riferire sui singoli reati contestati. Ma comprende soprattutto sei collaboratori di giustizia: Emanuele De Castro, Antonino Fiume, Antonino Cuzzola, Salvatore Pace, Vittorio Foschini e Salvatore Annacondia. Secondo la Dda, dovranno contribuire a ricostruire l’esistenza e il funzionamento del cosiddetto “sistema mafioso lombardo”, oltre alla struttura e alle attività della Locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo.

I pm dell'inchiesta Hydra: Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane
I pm dell’inchiesta Hydra: Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane

“Non vogliamo rinunciare a nessuna delle testimonianze – ha spiegato la pm Alessandra Cerreti durante l’udienza dello scorso 18 giugno – perché per noi sono tutte estremamente importanti”. Spetterà ora al Tribunale decidere quali prove testimoniali ammettere. La decisione è attesa nell’udienza del 2 luglio e determinerà una parte importante del calendario e del perimetro del dibattimento.

I politici di Abbiategrasso nelle intercettazioni di Hydra

Ad associare Nai, Chillico, Lovati e Scalera al capitolo abbiatense dell’inchiesta sono le intercettazioni telefoniche e ambientali raccolte durante le indagini. Secondo la ricostruzione della Procura, quelle conversazioni descrivono una serie di contatti tra Errante Parrino e i vertici politici e amministrativi del Comune: telefonate, incontri, pranzi e cene.

L'assessore Flavio Lovati
L’assessore Flavio Lovati

Rapporti rimasti finora non completamente chiariti e che la Dda vuole ricostruire nel dettaglio davanti ai giudici. Chillico e Lovati compaiono più volte nelle intercettazioni telefoniche. Il caso del sindaco Nai è invece legato anche a una conversazione ambientale già diventata pubblica nel gennaio 2024, quando la trasmissione Report ne diffuse l’audio originale.

Il consigliere comunale Francesco Chillico
Il consigliere comunale Francesco Chillico

La minaccia al dipendente e la risata del sindaco

È il 2021. Errante Parrino è furioso per i ritardi nelle autorizzazioni del dehors del bar Las Vegas, intestato alla figlia e di fatto riconducibile allo stesso Parrino. Durante il colloquio al Bar Las Vegas con Nai, il boss minaccia il dirigente comunale Antonio Carrozza. “Io sono arrivato ai corti di entrare nell’ufficio di Carrozza e scassarlo tutto, te lo giuro”, dice Parrino. E poco dopo aggiunge: “Ieri mi sono procurato il numero di telefono per darci un appuntamento e ci stacco la testa. Ti giuro che ci stacco la testa”. Nai ride. Poi risponde: “Sento Gildo e sento Gianni. Dai, vedo io come muovermi. Che rottura di coglioni!”. Il sindaco insomma, chiamato da Parrino, si reca al bar Las Vegas per incontrarlo e spiegherà poi, intervistato da Report, di conoscere Parrino “come molti cittadini” e di non aver denunciato le minacce perché non le aveva ritenute credibili.

paolo aurelio errante parrino abbiategrasso
Paolo Aurelio Errante Parrino, cugino del boss Matteo Messina Denaro

La Procura vuole ora portare Nai in aula anche per chiarire questi episodi, insieme all’intermediazione presso il sindaco per la vicenda di Biagio Zappiello, alle pressioni per le autorizzazioni di dehors e gazebo del Las Vegas, alla manutenzione dei marciapiedi davanti al locale e al noleggio di attrezzature della Arredamentinox in favore del Comune.

Il ruolo di Ermenegildo Scalera

Diverso, e per certi versi ancora più delicato, è il capitolo che riguarda Ermenegildo Scalera. Ex capo dell’Ufficio tecnico, Scalera non è un semplice funzionario in pensione: per il ruolo ricoperto e per la lunga permanenza nella macchina comunale, conosce da decenni la vita politica, amministrativa, sociale ed economica di Abbiategrasso. Non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sul tema dei rapporti tra Errante Parrino e il Comune. Se il Tribunale ammetterà la richiesta della Dda, sarebbe la prima volta che Scalera viene chiamato a parlarne in una sede pubblica e ufficiale.

Il geometra Ermenegildo Scalera, ex capo dell'ufficio tecnico comunale
Il geometra Ermenegildo Scalera, ex capo dell’ufficio tecnico comunale

Il suo nome riporta inoltre alla memoria un episodio risalente al maggio 2013. Durante un incontro della Carovana Antimafia dell’Ovest Milano, organizzato all’Annunciata, il presidente dell’associazione Piero Sebri associò Scalera alla mafia. Scalera, in un’intervista sul settimanale Ordine e Libertà, rispose: “Non ho nulla da rimproverarmi e soprattutto nulla di cui dover render conto. Ho sempre agito secondo la legge. Da che cosa dovrei difendermi? È piuttosto Sebri che dovrà giustificare le sue accuse e portare prove, se ne ha. Io sono sereno”. Poi querelò e Sebri, che venne condannato per diffamazione. Quella vecchia vicenda non ha alcun rapporto giudiziario con l’attuale posizione di Scalera, che non è indagato né imputato nel processo Hydra. A tredici anni di distanza, però, il suo nome torna al centro delle cronache legate ai rapporti tra mafia e politica: la Procura lo considera un testimone importante per ricostruire rapporti e dinamiche interne alla città. Sebri, nel frattempo, è morto. Ed è un peccato, perché anche lui avrebbe potuto contribuire e rendere il quadro più chiaro.

Il processo sul “consorzio delle mafie”

Il rito ordinario di Hydra è iniziato il 19 marzo nell’aula bunker di Milano e vede alla sbarra 45 imputati, tra cui lo stesso Aurelio Errante Parrino. Il procedimento resta a Milano dopo che il Tribunale ha respinto le eccezioni delle difese che chiedevano il trasferimento a Busto Arsizio. Il primo capitolo giudiziario dell’inchiesta si è già concluso a gennaio con il rito abbreviato: 62 condanne e 18 assoluzioni. In quella sentenza il Tribunale ha riconosciuto l’esistenza di un’associazione mafiosa unitaria, una struttura nella quale cosa nostra, camorra e ’ndrangheta avrebbero operato insieme in Lombardia.

Ora il processo ordinario deve stabilire le responsabilità dei singoli imputati. E il capitolo Abbiategrasso, con le testimonianze del sindaco, di due esponenti dell’amministrazione e di uno dei più importanti ex funzionari comunali, potrebbe diventare uno dei passaggi più rilevanti dell’intera istruttoria.