La maestra Adele è stata un simbolo della scuola di Casterno: il ricordo della figlia e del sindaco

di Francesca Ceriani

ROBECCO SUL NAVIGLIO (MILANO) – Si è spenta, all’età di 90 anni, l’amatissima maestra Adele Bovio, simbolo della scuola di Casterno, frazione di Robecco sul Naviglio.

La storia della maestra Adele

Iniziò a insegnare nel 1949, fino al 1991, quando andò in pensione per curare la sua cara mamma malata. Simbolo della scuola di Casterno, Adele, tra gli anni ‘50 e ‘60, ha insegnato anche a Robecco, Albairate, Castellazzo e Cassinetta. Finalmente nel 1964 fu nominata di ruolo a Casterno e vi rimase fino alla pensione. “Mia mamma veniva da una famiglia contadina e abitava in un cascinotto a Casterno – ricorda la figlia Raffaella – Con grande sacrificio la famiglia la fece studiare e lei frequentò le scuole magistrali con molto impegno: si alzava tutte le mattine all’alba, raggiungeva in bici la fermata della corriera di Abbiategrasso per poi recarsi a Milano”.

Il ricordo della figlia e della sindaca

“Oltre a essere una brava insegnante è stata una madre amorevole, sempre presente – continua la figlia Raffaella – A me e ai miei fratelli Antonio e Ambrogio ripeteva sempre il suo motto: “La calma è l’arma dei forti”. Era una donna curiosa, amava leggere e si è sempre spesa per gli altri”. Anche la sindaca Fortunata Barni ha un caro ricordo della maestra Adele: “Nutrivo nei suoi confronti una profonda ammirazione – racconta commossa – Quando ho iniziato al doposcuola di Casterno lei era la referente del plesso. Un’altra insegnante mi disse: “Se vuoi imparare a essere una brava insegnante, guarda lei”. Ed era proprio vero, Adele era autorevole ma era una maestra bravissima”.

La maestra Adele e l’inclusione

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Negli anni scorsi la maestra Adele ha raccontato alcune delle sue esperienze scolastiche a una delle sue nipoti, che le ha accuratamente trascritte. “Un giorno, andando a scuola, Adele notò tre bambini accerchiati da altri scolari – si legge in uno di questi racconti – Provenivano da Palermo, non parlavano ed erano impauriti. Non volevano entrare a scuola”. Ma la maestra Adele li convinse a entrare in classe e uno di questi bambini, Salvatore, era stato affidato proprio alla sua classe. Adele, vedendo che il bambino non aveva il quaderno, gliene regalò uno, insieme a una matita. Con il passare del tempo, Salvatore fece grandi progressi e per ringraziare la maestra Adele, che con le sue attenzioni lo aveva aiutato ad ambientarsi e a studiare, le regalò un carretto siciliano. “Mia mamma era attenta all’inclusione e a recuperare gli alunni più difficili. Ci raccontava delle storie da ‘Libro Cuore’. Teneva anche i corsi alla scuola serale, era sempre attenta a chi era in difficoltà”, spiega la figlia.

Un altro ricordo

Un altro ricordo, particolarmente significativo: “Quando le era toccata la classe della leva 1958, quella di mio fratello Antonio – racconta la figlia Raffaella – per evitare di poter sembrare poco imparziale aveva chiesto al direttore di poter cambiare classe. Voleva che mio fratello si sentisse come tutti i suoi compagni. Il direttore però non volle sentire ragioni e così dovette accettare di insegnare nella classe di mio fratello. Mi ha raccontato però che, giunti in quinta elementare, durante gli esami finali, lei non disse al commissario che l’alunno Antonio Borsani era suo figlio. Lo fece per evitare qualsiasi imparzialità nel giudizio, nonostante il commissario si accorse che portavano lo stesso cognome, perché lei all’epoca era la maestra Adele Bovio Borsani”.

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