A Magenta, nel Milanese, un ragazzino viene schiaffeggiato, spintonato e insultato dal branco in piazza e davanti a tutti: c’è chi filma tutto, ma nessuno interviene

15 NOVEMBRE 2018

di Francesca Ceriani

MAGENTA (MILANO) – Erano solo le 9 di un sabato sera come tanti: un gruppo di ragazzini, sui 16-17 anni, si ritrova in piazza Liberazione, centro della città e della movida magentina, per trascorrere la serata. Qualche schiamazzo, qualche parolaccia. Poi i toni si alzano, si sente anche qualche bestemmia. Qualcuno che in piazza ci abita si affaccia alla finestra e fa un video: le immagini choc, nel giro di pochi giorni, vengono viste da centinaia di persone perché chi ha ripreso carica tutto su Facebook. I ragazzi sono circa una ventina, suddivisi a gruppetti; un paio di ragazze appartate, un altro piccolo gruppetto in disparte. Poi un gruppo più numeroso, composto da almeno dodici persone.
Sono tutti maschi, tutti giovanissimi: a un certo punto, per motivi ancora poco chiari, accerchiano un altro ragazzo del gruppo che, passivamente, li lascia fare.

Bullismo in diretta Facebook

Si lascia schiaffeggiare, spintonare; qualcuno gli circonda le spalle in modo un po’ troppo irruento, qualcun altro gli urla di inginocchiarsi, mentre altri urlano bestemmie e parolacce. Lui non fa una piega, si lascia sballottare da una parte all’altra, subisce gli schiaffi e gli spintoni che lo scaraventano contro al muro dei negozi del centro. Il tutto avviene tra le risate degli altri ‘maschietti’ che osservano da vicino la scena e nell’indifferenza delle ragazze che, come se niente fosse, come se nulla stesse accadendo, continuano a chiacchierare. E nemmeno chi vede (passanti o residenti della piazza) o chi filma si preoccupa di chiamare le Forze dell’ordine. Un episodio che, se non si può definire di violenza, sicuramente rappresenta un atto di bullismo vero e proprio, fatto nei confronti di un ragazzino inerme che, passivamente, subisce di tutto pur di restare all’interno del gruppo.

Il vicesindaco Gelli: “Anziché fare video bisogna chiamare i Carabinieri”

A condannare l’episodio è il vicesindaco Simone Gelli, con delega alla Sicurezza: “Se anziché fare i video, chi si è accorto di quanto stava accadendo avesse chiamato le Forze dell’ordine, forse sarebbe stato più utile. Per dare un aiuto concreto a chi si trova in difficoltà – continua Gelli – bisogna chiamare i Carabinieri. Le Forze dell’ordine ora si stanno occupando del video. Io ho ricevuto qualche segnalazione, ma mi hanno parlato più che altro di schiamazzi e di quello che si potrebbe definire uno scherzo tra ragazzi, un’azzuffatina”. Conclude il vicesindaco: “Questo episodio deve farci riflettere tutti, come cittadini, per capire in che direzione sta andando la nostra società. Fare il video va bene. Ma nel frattempo chiamate le Forze dell’ordine: potreste salvare una vita”. No all’indifferenza, quindi. Chi assiste a episodi di questo tipo ha il dovere morale di chiamare le Forze dell’ordine.

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