Sono 32 gli immobili tolti ai clan della ‘ndrangheta, ma molti non si possono utilizzare

21 gennaio 2016

di Erika Innocenti

ALTOMILANESE – 32 beni confiscati alla criminalità organizzata in 31 nostri Comuni, dal Magentino, all’Abbiatense, Castanese fino a giungere a Legnano. In pratica uno ad ente, anche se, come mostra la tabella (che pubblichiamo in fondo all’articolo), ci sono Comuni in cui non si conta nemmeno un bene sequestrato. Il che, per riprendere la chiosa del sindaco di Casorezzo, Pierluca Oldani, “non si capisce se sia un segnale positivo o meno”. Il dato che subito balza all’occhio è che tra l’Abbiatense e il Magentino ci sono davvero pochi beni sequestrati alla criminalità, rispetto a quanti se ne contano nel Castanse. 4 solo ad Albairate, 1 a Cornaredo e 1 anche nella città di Magenta. E’ proprio qui che si registra un caso particolare. Infatti, proprio dalla nostra inchiesta, il sindaco Marco Invernizzi ha deciso di parlare con un magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia che gli ha garantito che questo immobile, di cui ancora la giunta non sa i particolari e la storia, sarà dato al Comune. Peccato che prima della nostra inchiesta l’amministrazione e la stessa Agenzia non sapessero nulla a riguardo. Forse un po’ più di attenzione sarebbe d’obbligo.

Ma il dato che impressiona riguarda Abbiategrasso e Corbetta, dove non si contano beni confiscati. Eppure a Corbetta vive Vincenzo Evolo, considerato dagli inquirenti il braccio destro del ‘boss’ Sabatino Di Grillo (entrambi condannati in primo grado, rispettivamente, a 14 e 10 anni di carcere). E anzi l’amministrazione di centrodestra si ostina a dire che la mafia in città non esiste. Stesso discorso vale per Bareggio, dove operano i Musitano, ‘ndrina originaria di Platì che, secondo i magistrati, sarebbe coinvolta nello smaltimento illegale di rifiuti tossici e che deterrebbe il monopolio locale delle slot-machines. Anche qui, in un paese dove, come ci è stato spesso ricordato, “se hai un problema non vai dal sindaco, ma dai Musitano”, non si conta alcun bene confiscato. Cosa alquanto strana, ma tant’è.

A Sedriano invece, primo Comune in Lombardia sciolto per mafia, ce ne sono ben 4: un appartamento in un condominio, una villa, un box e un terreno agricolo. Queste confische non risalgono a tempi recentissimi. La memoria deve tornare indietro di circa 7 anni. Sono tutti beni che sono stati confiscati tra il 2008 e il 2010, durante l’amministrazione di centrosinistra. La villetta in centro dovrebbe riguardare una vicenda avvenuta 5 anni fa, nel 2010, quando a un 58enne siciliano, allora detenuto a San Vittore, erano stati sequestrati 60mila euro e proprio una villa in paese. Villa e soldi erano stati il frutto della sua attività di trafficante di stupefacenti. E’ notizia di circa sei mesi fa il recupero della villa che potrebbe essere riutilizzata come centro d’ascolto per le donne e le famiglie in difficoltà.

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Il Castanese, invece, conta ben 19 beni confiscati, segno che da tempo le forze dell’ordine hanno iniziato a monitorare da vicino il territorio. Casi esemplari sono a Bernate, Magnago, Vanzaghello e Buscate. A Bernate paesino si 3mila abitanti, dal sito, risultano ben 5 beni confiscati: 3 terreni e 2 abitazioni, legati all’omicidio di Rocco Stagno, avvenuto nel 2010. I tre terreni in oggetto, di proprietà di Leonardo Prestia erano stati scenario di un grave omicidio mafioso avvenuto il 29 marzo 2010. Il sindaco Osvaldo Chiaramonte sta trattando con l’associazione Libera per far rivivere, nella legalità, i terreni e il cascinale in via san Giorgio. A Magnago sono stati sequestrati il complesso ‘Mimosa’, con 2 ville singole e vari appartamenti, una villa bifamiliare e un capannone. Fu l’operazione ‘Libra Money’ del giugno 2014, a portare al sequestro del sopracitato complesso. Confische pari a 45milioni di euro e arresti per una decina di affiliati del clan Mancuso.

A Vanzaghello, invece, sono stati confiscati un appartamento con 15 garage durante un maxi blitz del settembre 2013 che ha portato al sequestro per beni dal valore di 3 milioni. A differenza di Magnago, qui, il Comune sta valutando il riutilizzo dei locali per fini sociali. Ultimo caso è Dairago, dove sono presenti 4 beni confiscati (tra cui un appartamento, un box e un terreno) di proprietà di Giuseppe Deragna, capoclan di un’associazione criminale di etnia Rom. A oggi, il sindaco Pierangelo Paganini ha destinato l’immobile alle associazioni del paese. Eppure solo 13 sono stati affidati dallo Stato ai Comuni e 2 (Cornaredo e Parabiago) alla Guardia di Finanza. Gli altri, purtroppo, rimangono abbandonati a sé. Un modo per far rivivere questi beni, come testimonia il caso ‘Masseria’ a Cisliano. L’ex ristorante di proprietà della famiglia ‘ndranghetista Valle, dediti al riciclaggio di denaro sporco in attività come l’edilizia e la ristorazione. Nonostante qualche mese fa ‘i soliti ignoti’ abbiano devastato i locali, Libera insieme al Comune e ad alte comunità della zona hanno creato un presidio per ripristinare l’edificio e destinarlo a un fine sociale. 32 beni che potrebbero rinascere, sta a noi e alle istituzioni diventare le sentinelle della legalità.

I BENI CONFISCATI NELL’ALTOMILANESE

ABBIATEGRASSO – 0

ALBAIRATE – 4

ARCONATE – 0

ARLUNO – 0

BERNATE – 5

BOFFALORA – 0

BUSCATE – 2

BUSTO GAROLFO – 0

CANEGRATE – 0

CASOREZZO – 0

CASTANO PRIMO – 0

CORBETTA – 0

CORNAREDO – 1

CUGGIONO – 1

DAIRAGO – 4

INVERUNO – 2

LEGNANO – 2

MAGENTA – 1

MAGNAGO – 3

MARCALLO – 0

MESERO – 0

OSSONA – 0

PARABIAGO – 1

ROBECCHETTO – 0

ROBECCO – 0

SANTO STEFANO – 0

SEDRIANO – 4

TURBIGO – 1

VANZAGHELLO – 1

VILLA CORTESE – 0

VITTUONE – 0

TOTALE 32

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