Maxi rincari, bollettini Tari in ritardo e polemica sulla tariffa puntuale. Colombo attacca Mantovani: “La giunta trovi una soluzione per bloccare gli aumenti”. Il sindaco replica ma non risponde
ARCONATE (MILANO) – È scoppiato il caso Tari. E i fronti aperti sono almeno tre: aumenti pesantissimi, con cittadini che denunciano rincari anche del 20, 25 e 30 per cento; bollettini che a due giorni dalla scadenza del 30 settembre non sono ancora arrivati a centinaia di famiglie; e una polemica sempre più accesa sulla tariffa puntuale, introdotta quest’anno in via sperimentale. A intervenire duramente è il capogruppo di Cambiamo Arconate, Francesco Colombo, mentre il sindaco Mario Mantovani affidato la propria replica a un video che, però, lascia senza risposta diversi interrogativi.
“Aumenti fino al 30 per cento”
«Leggiamo i commenti di tantissimi cittadini indignati e inferociti per gli aumenti spropositati che si sono verificati dall’anno scorso ad oggi», attacca Colombo. «È impossibile pensare che le famiglie di Arconate si possano trovare di fronte ad aumenti da un anno all’altro anche del 20-25-30 per cento. In consiglio comunale l’amministrazione ci parlava di aumenti medi pari all’8 per cento, ma qua stiamo parlando invece di cifre decisamente superiori». Il problema, per l’opposizione, non è soltanto quanto si paga, ma anche che cosa si riceve in cambio. «Le famiglie di Arconate non possono continuare a pagare di più per un servizio che è sempre più scadente: bidoni non ritirati, giorni saltati, umido anche d’estate lasciato fuori, bidoni molto spesso rotti. Così non va».
Bollettini ancora non arrivati
Poi c’è il capitolo della disorganizzazione. La prima rata scade il 30 settembre, ma moltissimi cittadini non hanno ancora ricevuto i bollettini. «È impensabile ed è inaccettabile che centinaia di famiglie di Arconate non abbiano ancora ricevuto i bollettini da pagare a distanza di pochissimi giorni dalla scadenza», sottolinea Colombo.
E c’è un episodio che rende la situazione ancora più paradossale. Un cittadino, non avendo ricevuto i bollettini, ha scritto all’ufficio tributi del Comune. La risposta è arrivata automaticamente: assenza dall’ufficio e rientro previsto il 10 ottobre, cioè dieci giorni dopo la scadenza della Tari. Robe da matti. Nessuno mette in discussione il diritto di un dipendente alle ferie o all’assenza; il problema è che un Comune non può lasciare senza un riferimento efficace i cittadini proprio mentre incombe una scadenza fiscale. Su questo punto, nel suo video, Mantovani non fornisce spiegazioni.
Il nodo dei 200.000 euro
Il sindaco ha invece sostenuto che l’attuale amministrazione avrebbe trovato circa 200.000 euro di arretrati. È un punto contestato dall’opposizione. Ogni anno esiste infatti una quota di Tari non riscossa e ogni amministrazione deve decidere come gestirla: attraverso il recupero delle somme dovute oppure distribuendone l’impatto nel tempo o sul piano tariffario. Colombo respinge quindi l’idea che l’aumento possa essere semplicemente attribuito a un presunto «debito ereditato»: «Nessuno ha lasciato debiti. Ogni amministrazione comunale, rispetto all’aumento dei costi che c’è da un anno all’altro, può decidere come e in quanti anni spalmarli». Se una quota viene caricata immediatamente sulla tariffa, la conseguenza è evidente: chi paga regolarmente finisce per sostenere anche una parte dei costi generati da chi non paga. E’ una precisa scelta politica.
Tariffa puntuale: per ora solo costi, domani chissà
Altro fronte è quello della tariffa puntuale. Nel 2026 il nuovo sistema è soltanto sperimentale e riguarda esclusivamente la frazione indifferenziata. I cittadini utilizzano il nuovo sacco dotato di chip, ma la lettura non incide ancora sulla Tari individuale: il meccanismo entrerà effettivamente a regime dal 2027.
Questo significa che gli aumenti attuali non possono essere spiegati con l’applicazione della tariffa puntuale. Per il momento, però, la sperimentazione ha comportato un costo di attivazione di 60.000 euro, distribuito sulla collettività. «Per ora sulla carta è costato solo di attivazione 60.000 euro», osserva Colombo. «Arriveranno davvero queste riduzioni, queste diminuzioni di costi, oppure è solo un sogno, è solo una speranza?»
Ed è proprio qui che emerge un altro problema politico. In consiglio comunale il sindaco Mantovani e l’assessore all’ambiente Maurizio Rolfi avevano prospettato la tariffa puntuale come uno strumento destinato a produrre un risparmio. Oggi Mantovani ha già cambiato idea, sostituendo il risparmio con una vaga speranza: «Abbiate fiducia, vedremo l’anno prossimo». E ancora: nel 2028 «sapremo se avremo guadagnato o se invece purtroppo abbiamo mantenuto le stesse spese. Noi abbiamo fiducia, secondo noi qualcosa diminuirà, me lo auguro». Dal risparmio prospettato come risultato certo si è quindi passati al “vedremo”.
Mantovani: «Il sindaco racconta palle»
Nel video Mantovani dedica anche spazio ai toni utilizzati dai cittadini sui social. «Quando una signora scrive “il sindaco racconta palle”, voi capite che è un’espressione nei confronti di un’istituzione che francamente non merita un giudizio positivo», afferma. Speriamo almeno che la cittadina non si ritrovi con una querela, considerata l’allergia alle critiche mostrata più volte dal sindaco. Di recente Mantovani ha infatti querelato un cittadino di Cuggiono per avere espresso pubblicamente una propria opinione e avergli rivolto una critica. Una vicenda sulla quale torneremo separatamente con un articolo dedicato.
Mantovani aggiunge poi che «anche gli amministratori pagano regolarmente come tutti». E qui viene da sorridere. Ci mancherebbe altro. Nel paese della casta, ci mancherebbe solo che i politici non pagassero la Tari. Ma il punto è un altro: un conto è pagare la Tari con lo stipendio di un eurodeputato, retribuito con denaro pubblico; un altro è pagarla con lo stipendio di una famiglia normale, magari già alle prese con mutui, affitti, bollette e aumenti generalizzati del costo della vita.
L’appello dell’opposizione
«C’è bisogno di risposte immediate», conclude il capogruppo Colombo. «Oggi c’è bisogno non di offendersi, ma di lavorare. Noi ci mettiamo a disposizione dell’amministrazione comunale per farlo». Vedremo se la giunta raccoglierà l’appello dell’opposizione oppure se lo lascerà cadere nel vuoto. Intanto, mentre il sindaco si offende, il disastro Tari ad Arconate è una realtà.






