Tre colpi di pistola svegliano cinque famiglie, poi la benzina, l’incendio e altri spari contro i carabinieri. Poteva essere una strage. Emergono nuovi particolari sulla storia del giovane e sull’assegnazione dell’alloggio
ARCONATE (MILANO) – Quindici minuti di terrore, dalle 1.45 alle 2 della notte tra mercoledì 16 e giovedì 17 settembre. Tre colpi di pistola che svegliano le cinque famiglie della corte comunale di via Roma, la benzina sparsa nell’appartamento e anche nel cortile, le fiamme che aggrediscono l’alloggio vicino e distruggono il tetto, quindi l’arrivo rapidissimo di carabinieri e vigili del fuoco e altri colpi esplosi contro i militari. Oggi, grazie a una ricostruzione più completa di quanto accaduto, è possibile raccontare nei dettagli una notte che avrebbe potuto trasformarsi in una strage. A impedirlo sono state soprattutto due circostanze: quei primi spari, che hanno svegliato gli inquilini prima che il rogo esplodesse in tutta la sua violenza, e la pioggia, che ha impedito alla benzina versata nel cortile di alimentare ulteriormente l’incendio.
Quindici minuti di terrore
Sono circa le 1.45 quando nel silenzio della notte risuonano tre colpi di pistola. Le cinque famiglie che abitano nella corte di via Roma si svegliano di soprassalto. La paura è immediata e gli inquilini cominciano a lasciare gli appartamenti. Nessuno in quel momento può sapere che i colpi sono a salve: ciò che si sente sono soltanto tre esplosioni provenire dall’interno del palazzo.
Passano appena cinque minuti. Intorno alle 1.50 divampano le fiamme nell’appartamento occupato dal 25enne. Il fuoco si propaga rapidamente, raggiunge anche l’alloggio attiguo e poi il tetto dell’edificio, che verrà pesantemente danneggiato e in parte distrutto. Nell’abitazione ci sono taniche di benzina, circostanza accertata dopo l’intervento.
Alle 1.55 la situazione diventa ancora più grave. Benzina era stata sparsa anche nel cortile del palazzo, con l’intenzione di estendere il rogo all’intero immobile. Si tratta di una villa risalente al Settecento, successivamente ristrutturata negli anni Ottanta per ricavarne alloggi popolari. Anche all’esterno compaiono le fiamme, ma quella notte su Arconate sta piovendo. Ed è proprio la pioggia a impedire che il fuoco attecchisca come avrebbe potuto.
Perché poteva essere una strage
È questo il particolare che permette di comprendere fino in fondo la gravità di quanto accaduto. Cinque famiglie stavano dormendo all’interno dello stabile. Se quei tre colpi non le avessero svegliate prima dell’incendio e se quella notte non fosse piovuto, gli inquilini avrebbero potuto ritrovarsi avvolti nelle fiamme e senza via di fuga.
A dire che poteva essere una strage è la sequenza stessa degli eventi, che descrive il rischio corso dagli abitanti della corte, tra i quali ci sono anche minori, persone disabili e altri soggetti fragili. Alle 1.58, appena tredici minuti dopo i primi spari, arrivano sul posto carabinieri e vigili del fuoco. Una rapidità d’intervento che si rivelerà decisiva. I pompieri cominciano immediatamente a combattere le fiamme mentre i militari devono affrontare l’emergenza.
Intorno alle 2, infatti, il 25enne esplode altri colpi con la pistola in direzione dei carabinieri. Anche questi saranno poi accertati come colpi a salve, ma i militari che si trovano davanti a un uomo armato non possono saperlo nel momento in cui vengono esplosi. I carabinieri riescono comunque a raggiungerlo, disarmarlo e immobilizzarlo, ponendo fine a quindici minuti che avrebbero potuto avere conseguenze ben diverse.
Chi è il 25enne di via Roma
La vicenda, però, non comincia quella notte. Dietro il giovane c’è una storia personale e assistenziale molto complessa, che ora assume un peso decisivo nella comprensione di quanto accaduto. Il 25enne – un cittadino italiano nato nel 2001, da piccolo adottato da una famiglia arconatese – aveva già attraversato percorsi di assistenza e aveva vissuto per un periodo in una comunità; successivamente aveva abitato a Busto Garolfo. Era inoltre seguito da un amministratore di sostegno. I vicini di casa però riferiscono di non averlo mai in atteggiamenti strani o violenti.
Sono elementi delicati, che non possono essere utilizzati per stabilire automaticamente un rapporto tra una condizione personale o sanitaria e quanto avvenuto quella notte. Ma diventano inevitabilmente rilevanti quando si cerca di capire come fosse organizzata la sua vita autonoma e quali forme di accompagnamento fossero state predisposte. Il giovane era risultato primo in una graduatoria Erp, nell’ambito di un bando gestito territorialmente. A lui era stato così assegnato l’unico appartamento libero nella corte comunale di via Roma.
Perché il 25enne viveva lì?
Ed è proprio qui che si apre il capitolo più delicato dell’intera vicenda. Se il Comune di Arconate disponeva delle informazioni necessarie sulla situazione del 25enne, si pone una domanda inevitabile: perché era stato collocato a vivere da solo proprio in quella corte? Nello stabile vivevano famiglie, minori, persone disabili e soggetti fragili. E quali valutazioni furono compiute prima dell’assegnazione? Chi ritenne compatibile una sistemazione completamente autonoma con la situazione del giovane e con quella degli altri residenti? Quali forme di controllo o accompagnamento erano state previste?
E, una volta iniziata la permanenza in via Roma, chi verificava concretamente l’andamento della situazione? Il fatto che i bandi Erp non vengano più gestiti esclusivamente dai singoli Comuni non cancella queste domande. Qui si parla infatti di un alloggio comunale e di una corte comunale. Insomma, chi era a conoscenza della situazione?
La pistola e le taniche di benzina
Restano poi altri interrogativi. La presenza della pistola è un fatto accertato, così come lo sono i colpi esplosi quella notte. L’arma sparava a salve, ma questo non rende meno inquietante la questione della sua disponibilità. In che modo il 25enne era entrato in possesso della pistola? Da quanto tempo la teneva? Qualcuno tra le persone incaricate di seguirlo lo sapeva? E lo stesso vale per le taniche di benzina trovate nell’appartamento. Non solo carburante utilizzato per appiccare il fuoco all’interno dell’abitazione, ma benzina sparsa anche nel cortile, con il rischio concreto di estendere l’incendio a tutto lo stabile.
Oggi il 25enne è in carcere
Oggi il giovane si trova in carcere, non in una comunità psichiatrica. Un dato che fotografa la situazione attuale ma che non consente, da solo, di trarre conclusioni sulla sua condizione sanitaria o sulle valutazioni che hanno portato alla misura restrittiva. Resta però una domanda, quella che attraversa l’intera vicenda dalla prima all’ultima pagina: come si è arrivati a quella notte? In via Roma è finita senza morti. Ma tra l’1.45 e le 2, per quindici lunghissimi minuti, ad Arconate poteva consumarsi una tragedia.





