Ad Arluno, nel Milanese, tornano i clienti al ‘Circolino’. Il noto bar del paese replica alle accuse: “Noi focolaio? Il virus è invisibile. Le persone che non ci sono più non venivano solo qui”

31 MAGGIO 2021

di Francesco Bagini

ARLUNO (MILANO) – Il ‘Circolino‘ di Arluno, nel Milanese, riapre e, a distanza di mesi, replica alle accuse ricevute nel corso dell’inverno dalla figlia di un morto di Covid-19: “Quel bar andava chiuso prima, mio padre non si sarebbe contagiato e ora vivrebbe ancora“. Così si scagliò ai microfoni di ‘Libera Stampa l’Altomilanese’, lo scorso novembre, Daniela Natali, figlia di Vittorio Mario Natali, 80enne spirato di Coronavirus il 30 ottobre 2020.

La ripartenza del locale

Oggi il lavoro del noto locale di via Marconi 50 è ricominciato, come al solito, nella piena osservanza delle normative: “Dentro non si può stare, ma abbiamo sfruttato l’opportunità di mettere 3 tavolini all’aperto nello slargo all’ingresso, come abitualmente avveniva anni fa“, spiega Alberto, il gestore e dipendente della cooperativa ‘Geode‘, titolare dell’attività. “A causa di certe ristrutturazioni non possiamo sfruttare in modo completo il cortile interno. Diciamo che siamo tornati in questi giorni a un 80% del flusso di clienti rispetto all’epoca pre Covid-19“.

“Impossibile stabilire il luogo esatto di un’infezione”

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Infine, sollecitato dalle domande, il barista commenta le polemiche scoppiate a fine 2020, che bollavano il locale come un focolaio di Coronavirus: “Il virus è invisibile, difficile stabilire il momento preciso di un’infezione. Qui indossiamo tutti la mascherina e chiediamo ogni volta agli avventori di passarsi il gel igienizzante tra le mani. Le persone che non ci sono più andavano anche a fare la spesa, all’oratorio o al C.A.S.A., per esempio“.

Il C.A.S.A. resta chiuso

In effetti, il ‘Centro Aggregativo Sant’Ambrogio’, conosciuto in paese come C.A.S.A., è stato un altro luogo sotto la lente d’ingrandimento durante il picco pandemico. Punto di ritrovo di molti anziani, il locale di corso Papa Giovanni XXIII è stato chiuso 12 mesi fa. Tuttora non ha ripreso il servizio: “È sempre fermo in quanto centro ricreativo“, comunicano dalla parrocchia arlunese, che ne è proprietaria. “Per tale categoria di attività la riapertura è prevista per il primo luglio. A meno che non cambino le norme e la data possa essere anticipata“.

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