Classe 1932, era stata la titolare della pelletteria lungo il corso di Arluno, nel Milanese. Grande donatrice Avis, sulla sua bara sono state posate delle rose neroazzurre: “Savina seguiva sempre la ‘sua’ Inter a San Siro”

22 NOVEMBRE 2021

di Francesco Bagini

ARLUNO (MILANO) – Arluno, nel Milanese, ha dato l’ultimo saluto all’89enne Savina Colombini. Classe 1932, era molto conosciuta dai suoi concittadini. Savina infatti aveva avuto un negozio di pelletteria (nella foto in copertina e sotto) a pochi passi dalla chiesa dove mercoledì 17 novembre 2021 si è celebrato il suo funerale.

Arlunese doc

Savina Colombini era nata e cresciuta ad Arluno e qui aveva continuato a vivere dopo le nozze con Felice Argoni, scomparso nel 1995. Solo il ricovero per motivi di salute presso la casa di cura di Ottobiano, in provincia di Pavia, allontanò nel 2019 Savina dal paese. È lì che è spirata sabato 13 novembre 2021.

L’impegno nel volontariato

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A raccontarci degli aneddoti sulla madre è la figlia Alda: “Lei era nota anche per l’impegno nel volontariato. L’Auser, ma soprattutto l’Avis. Era una grande donatrice e in pelletteria aiutava gli altri ‘avisini’ nel preparare le pratiche prima di recarsi in ospedale”. Ricca d’umanità ed energia, Savina aveva subito nel 2012 la perdita del figlio Armando: “Da quel momento iniziò ad accusare problemi fisici, seppur sia sempre stata una ‘guerriera’”.

La fede interista

Il giorno del funerale sulla bara di Savina è stato posato un cuscino a forma di cuore con attorno delle rose neroazzurre: “Era un’interista sfegatata. Andava ogni domenica a San Siro con gli Inter Club della zona. Durante le cene della squadra era riuscita a diventare amica di alcuni giocatori. La invitavano anche ai loro matrimoni. Per esempio, Alessandro Altobelli veniva a trovarla in negozio e lei avvisava di nascosto i bambini e i ragazzi del paese per fargli firmare gli autografi”.

“Le è tornato indietro il bene che aveva donato”

Negli ultimi mesi, ormai malata, si sottoponeva a continue trasfusioni: “Da ‘avisina’ viveva male questa cosa. In realtà era come se le tornasse indietro il bene che aveva donato”.

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