Chiusa la scuola dell’infanzia ‘Rodari’ di Sedriano: circa 200 famiglie in quarantena, almeno 21 bambini contagiati

29 DICEMBRE 2020

di Francesca Ceriani

SEDRIANO (MILANO) – Dopo giorni di silenzio sui numeri reali delle positività al Covid all’interno dell’asilo ‘Rodari’ di Sedriano, il sindaco Angelo Cipriani fornisce i primi numeri.

Asilo chiuso, bambini isolati

La scuola dell’infanzia ‘Rodari’ di via Mazzini è stata chiusa lo scorso 22 dicembre, dandone comunicazione alle famiglie la sera del 21 dicembre. In quel momento i bambini positivi, stando ai dati forniti dal sindaco, erano 3, mentre le maestre contagiate risultavano essere 8. Il dirigente scolastico, Marzia Monica Costa, aveva quindi deciso di chiudere l’intero istituto. Ma i numeri reali, come hanno sin da subito denunciato le famiglie, erano ben diversi. “Abbiamo scritto una e-mail alla preside e al sindaco per capire come stavano davvero le cose”, dichiara una mamma. E i fatti hanno dato loro ragione: alla fine, Ats, nei giorni successivi, ha messo in isolamento tutti i 243 bambini frequentanti l’asilo.

La scuola dell’infanzia ‘Rodari’ a Sedriano

I numeri del contagio

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Ieri, lunedì 28 dicembre, grazie alle numerose sollecitazioni da parte dei genitori, il primo cittadino ha fornito nuovi numeri relativi al contagio all’interno della scuola ‘Rodari’. “Tutte le sezioni sono in quarantena – ha dichiarato – I bambini positivi sono 21 e 18 le educatrici”. Il sindaco Cipriani si è anche difeso dalle accuse ricevute nei giorni scorsi in merito a una comunicazione a dir poco scarsa: “Non potevo comunicare questi numeri nei giorni scorsi perché non ne avevo contezza. Avrei dato numeri parziali. Visto che la preside aveva chiuso la scuola, non ritenevo fondamentale comunicare questo dato. Nessuno ha interesse a nascondere i numeri”. Le sezioni della ‘Rodari’ sono 11, le famiglie sedrianesi in isolamento sono quindi circa 200.

Le accuse da parte delle famiglie

“La comunicazione relativa a questa situazione è stata molto scarsa – denuncia una mamma – Per esempio, per la sezione di mio figlio abbiamo ricevuto comunicazione ufficiale di Ats e della scuola il 23, quando ormai l’istituto era già stato chiuso. Non abbiamo percepito il rischio cui stavamo andando incontro, altrimenti ci saremmo messi da subito in quarantena, perché hanno fatto passare la chiusura della scuola come una misura preventiva. Ma in realtà c’erano già parecchi positivi. Forse bisognava chiudere prima e avvisare con anticipo le famiglie. Anche perché ora noi famiglie fatichiamo a ricostruire i contatti avuti nei giorni in cui ancora non sapevamo della situazione all’interno della scuola: i bambini hanno visto i nonni e altre persone. Una situazione davvero preoccupante, oltre alla tristezza di aver passato le festività in isolamento”.

Le cause

Come si sia creato questo focolaio all’interno della scuola, è impossibile saperlo. Ma i genitori avanzano un’ipotesi: “Le cosiddette ‘bolle’ non hanno funzionato – denuncia un’altra mamma – Le maestre avrebbero dovuto restare in contatto solo con una classe. Invece così non è stato: le educatrici, a quanto pare, giravano anche in altre classi e, di conseguenza, il virus si è diffuso”.

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