Beffa Ici, effetto collaterale degli slogan per i gonzi

Colpa anche dei cittadini, che prima votano, poi non controllano e infine si lamentano, quando è troppo tardi

5 FEBBRAIO 2016

di Ersilio Mattioni

Ogni campagna elettorale ha i suoi slogan. E ha pure i suoi gonzi, che prima se li bevono felici e contenti e poi se ne fregano di verificare se dalle parole si passa ai fatti. Così succede che i proclami scritti nero su bianco, una volta vinte le elezioni, finiscono in qualche cassetto. Tanto gli italiani sono un popolo docile: si fidano, votano, non controllano i propri governanti e poi si lamentano. Risiede qui, nell’atto di praticare o meno la cittadinanza attiva, la differenza specifica tra una democrazia avanzata e una repubblica delle banane.

E’ vero, la differenza risiede pure in una stampa libera che chiede conto ai potenti, mentre dalle nostri parti abbondano i cronisti dello ‘slurp’ e abbondano pure i politici permalosi che ti minacciano di querela se ti permetti di scrivere che hanno fatto la pipì fuori dalla tazza, il che succede almeno una volta al giorno. Ma questo è un altro discorso. E ci porterebbe fuori tema.

Invece vogliamo stare sul pezzo, perché il cittadino che firma una delega in bianco e si disinteressa di quello che capita dopo le elezioni è destinato a pagare un prezzo altissimo, subendo abusi di potere, mancanza di trasparenza e prese in giro. Il tutto senza che possa neppure pensare di far valere le sue ragioni: ormai è tardi. Discorsi astratti? Mica tanto. Chiedetelo per esempio a quelle 267 famiglie di Cuggiono che posseggono un terreno e che, nel 2009, hanno pagato la vecchia Ici sulla base dei parametri che il Comune ha loro fornito. Oggi si vedono recapitare nelle cassette delle lettere un sorta di ingiunzione di pagamento: in qualche caso di duecento-trecento euro, in altri di mille o duemila.

Secondo l’amministrazione ci fu un errore (ma di chi, se non del Comune?) e il cittadino incolpevole viene trattato da evasore: deve cacciare la grana, sia per l’Ici sia, cose da pazzi, per la mora. Già, il Comune è irremovibile: “Pena pecuniaria per dichiarazione infedele ed omesso pagamento”. Neppure Franz Kafka, nei suoi celeberrimi romanzi sulla burocrazia che inghiotte l’uomo, è mai arrivato a concepire simili vessazioni. Alla fine i cuggionesi pagheranno, da bravi, mentre in altre nazioni scoppierebbe la rivolta popolare contro un potere arrogante che prima fa pasticci e poi ti fa sentire in colpa.

Il colmo, a dimostrazione che Kafka era davvero un dilettante, è che la giunta cuggionese, tentando di giustificarsi per qualcosa che in effetti dipende dalle vecchie gestioni, ha incontrato i giornalisti per non rispondere alle loro domande, evitando di rendere nota la cifra complessiva richiesta agli ignari 267 cittadini e rendendo invece noto alla stampa la diffusione a breve di un comunicato stampa. Siamo oltre la repubblica delle banane. Surreale.