Nel 2009 difese una donna che aveva perso il figlio in un incidente: poi legale e assistito litigarono

di Erika Innocenti

Una donna di 67 anni spara contro il marito di 69, l’avvocato Roberto Marsi, colpendolo ai genitali. Poi si suicida. E’ quanto accaduto ieri intorno alle 13 nella loro villa in via Vicinale del Porto nell’apparente tranquilla Bernate Ticino, al confine con Boffalora (per approfondimenti sui fatti si rimanda all’articolo a pagina 8). Marsi, che all’ospedale Fornaroli di Magenta non si trova per fortuna in fin di vita, ha operato nel campo legale principalmente a Milano. Solo da 15 anni la coppia si era trasferita a Berna-te, nella location di una bella villa di provincia. Proprio perché ‘foresti’, di lui non si sa molto. Né i vicini né i cittadini di Bernate sanno molto di loro, solo il sindaco del paese Osvaldo Chiaramonte ci ricorda che la moglie dell’avvocato Marsi avrebbe sofferto di qualche problema psichico. Ma scavando nel passato del 69enne si viene a conoscenza di un piccolo e curioso precedente di cronaca. Nell’ottobre del 2009, quando già si era trasferito in provincia, infatti, fu protagonista di una querelle con una madre di origini salvadoregne che aveva perso il figlio 22enne in un incidente stradale a Milano, il 24 ottobre 2009. Quattro giorni dopo, la donna sarebbe stata contattata dall’avvocato Marsi che le avrebbe proposto di firmare un mandato per richiedere i danni all’assicurazione. Lei firmò. Ma poi evidentemente cambiò idea e si rivolse a un altro legale per verificare l’efficacia dell’atto che aveva firmato con l’avvocato Marsi, decidendo infine di annullarlo. Contattarono così Marsi, che non rispose; si rifece vivo solo un mese dopo e, quando apprese che la signora voleva rescindere l’accordo, mise in mezzo ‘la penale’. Marsi, infatti, avrebbe informato la donna che aveva già inviato all’assicurazione la richiesta di risarcimento da 440 mila euro. Se lei davvero voleva rescindere l’accordo anticipatamente, avrebbe dovuto pagare il 10 per cento più Iva del risarcimento, ovvero 52.800 euro (44mila euro più 8.800 di Iva). Iniziò così un contenzioso legale tra la donna e Marsi, ma quello che rimane sono le parole del nuovo legale della signora riportate sul quotidiano ‘Il Giornale’: “Quel contratto è nullo per vizio di consenso e forma e quei signori non beccheranno un soldo. Per il resto non trovo parole per definire il loro comportamento.

Due anni fa la sparatoria a Casate

Bernate non è così tranquilla come fa sembrare esteriormente. Quattro case, è vero, ma già nel maggio 2013 fu scena di una sparatoria che ancora tutti ricordano, in cui persero la vita padre e figlio di, rispettivamente, 47 e 22 anni. Alle 6,25 di mattina, Davide Spadari, 36enne di Buscate, entra nel locale e spara contro i suoi datori di lavoro. “Non li sopportavo più”, avrebbe dichiarato il ragazzo a caldo. Padre e figlio, infatti, organizzavano una squadra di operai per conto di una ditta di Salerno imegnati nei lavori della metropolitana delle linea 5. Tra i lavoratori c’era pure Spadari.

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