Nelle carte dell’inchiesta Hydra il caso del ristorante di Bernate Ticino. Nel 2021 il presunto capo della ‘ndrangheta, Massimo Rosi, estromette il gestore e pretende un pizzo del 10% sugli utili
BERNATE TICINO (MILANO) – Nelle carte dell’inchiesta Hydra – il maxi procedimento della Direzione distrettuale antimafia di Milano che vede indagate 143 persone e si trova oggi alle udienze preliminari – spicca un episodio avvenuto nel 2021. È il caso del ristorante “Bel Sit”, vicenda che mette in luce lo schema classico della mediazione mafiosa: violenza, minacce e la pretesa del pizzo, una percentuale occulta sugli utili.
I contrasti tra R.P. e G.M.
Al centro ci sono due uomini: R.P., che aveva investito circa 30mila euro per la ristrutturazione del locale, e G.M., gestore del ristorante. I rapporti si incrinano: gli accordi saltano, i debiti si accumulano, volano perfino minacce alla figlia di R.P., G.P., che gestiva il bar al piano superiore. R.P. decide di non rivolgersi agli avvocati ma a Massimo Rosi, indicato dagli inquirenti come capo della ’ndrangheta nell’Altomilanese, in quanto boss della locale di Legnano-Lonate Pozzolo. Rosi, a sua volta, coinvolge i suoi uomini più fidati: Giacomo Cristello, Francesco Bellusci, Samuele Bonanno e i fratelli Toscano.
“Firma tutto, molla tutto, se no ti ammazzo”
Il 16 aprile 2021, durante un incontro monitorato dagli investigatori, Rosi si rivolge direttamente a G.M. L’intercettazione restituisce il momento più violento: «Firma tutto, molla tutto, se no veramente ti ammazzo io a te, ti ammazzo». È la frase che segna la resa del gestore del Bel Sit. G.M., sotto pressione, finirà per consegnare le chiavi e abbandonare ogni pretesa economica.
La base di Castano e il pizzo
Molti passaggi della vicenda ruotano intorno al terreno di via Marconi a Castano Primo, nella disponibilità di Cristello, usato come luogo di convocazioni, riunioni e summit mafiosi. È lì che si organizza la pressione su G.M. e si pianifica la sua estromissione. Ma l’intervento non è gratis. Dalle carte emerge che Rosi pretendeva un 10% sugli utili futuri del ristorante, da incassare in nero come forma di pizzo mascherata da “protezione”. Una quota da dividere tra lui e i suoi uomini, senza comparire formalmente negli assetti societari.
Le conseguenze giudiziarie
Per Rosi, Cristello e gli altri affiliati il quadro probatorio è talmente solido che la procura ottiene la custodia cautelare in carcere. Diversa la posizione di R.P.: il pm chiede il carcere anche per lui, ma il gip non lo concede. R.P. resta comunque indagato nell’inchiesta Hydra, assieme ad altre 142 persone. Il caso del Bel Sit di Bernate Ticino diventa così un esempio plastico di come la ’ndrangheta intervenga nei conflitti privati trasformandoli in estorsioni: con la forza dell’intimidazione, decide chi deve restare, chi deve sparire e chi deve pagare.






