Bloccata a Londra per la variante Covid: Anita racconta la sua storia

Anita Porta, 27 anni, bloccata in aeroporto per colpa della “variante inglese del Covid”. Doveva rientrare ad Agrate Brianza, ma il Governo italiano non lo consente: “L’Inghilterra ha imparato dai propri errori. Oggi la pandemia è ben gestita. Basta slogan e luoghi comuni”

23 DICEMBRE 2020

di Lorenzo Rotella

LONDRA – Anita Porta è una ragazza di 27 anni che da un anno e mezzo abita a Londra, dove lavora. Domenica 20 dicembre – il giorno successivo all’annuncio della scoperta della “variante inglese del Covid” – era pronta a rientrare in Italia (ad Agrate Brianza) per Natale. Invece, il Governo italiano ha deciso di sospendere tutti gli arrivi dal Regno Unito. Anita è stata così costretta a rimanere nella capitale inglese.

Il racconto di Anita

“La mattina di domenica 20 dicembre – racconta a Libera Stampa l’Altomilanesemi sono recata in aeroporto, dove ho potuto svolgere il tampone amministrato direttamente alle partenze. Mentre ero in attesa del mio volo, previsto per le 18, ho ricevuto la notizia che il Governo italiano intendeva bloccare gli arrivi dal Regno Unito per evitare la diffusione in Italia della nuova variante di Covid. Nonostante questo, la compagnia aerea non rilasciava comunicati, e i voli per l’Italia sul tabellone delle partenze continuavano a risultare operati (a differenza di quelli per l’Olanda, che aveva annunciato il blocco degli arrivi dal Regno Unito il giorno precedente). Individuato un gruppo di altri italiani, che come me dovevano arrivare a Malpensa, ho deciso di aspettare con loro l’evolversi della situazione. Poco prima del volo, siamo stati normalmente convocati al gate, dove, dopo pochi minuti, è stata annunciata la sospensione del volo”.

Anita Porta, 27 anni, di Agrate Brianza: è bloccata a Londra per ‘colpa’ della variante Covid, che ha portato l’Italia a sospendere i voli

Il caos in aeroporto

In giornata, arriva però l’avviso dei voli sospesi: “L’annuncio definitivo della sospensione di tutti i voli per l’Italia ha scatenato il caos nell’aeroporto di Stanstead, scalo di limitate dimensioni che si è trovato stipato di una folla ammassata in maniera disordinata, di persone che cercavano di capire che cosa fare del proprio volo”.

L’alternativa

In molti cercano di trovare soluzioni alternative, “come tentare di imbarcarsi subito per altri paesi che non avessero ancora chiuso le frontiere col Regno Unito, come Francia, Spagna e Danimarca. Io, personalmente, ho preferito tornare a casa, temendo di rimanere bloccata in aeroporto e aspettandomi la chiusura dei confini anche da parte degli altri Paesi. Sono stata fortunata: a Londra ho una casa a cui tornare e degli amici con cui passare le feste. In aeroporto ho conosciuto diverse persone. A Londra non avevano più un lavoro e una residenza fissa, oppure che avrebbero dovuto intraprendere un lungo viaggio per tornare al loro domicilio in altre parti del Regno Unito”.

L’odissea per il tampone

Anita racconta anche l’odissea vissuta per poter effettuare il tampone prima della partenza. “I giorni precedenti al volo, prenotato con mesi di anticipo, sono stati segnati dall’affannosa ricerca di un ente che permettesse di svolgere il test antigenico 48 ore prima della partenza. Così è previsto dall’ultimo decreto regolante l’ingresso in Italia. Nonostante la facilità di accesso a tali test, le disponibilità si sono esaurite velocemente. E’ probabile che in seguito ai tentativi di rientro dei moltissimi expat residenti a Londra. Il tutto, inoltre, ad un costo piuttosto elevato: un test antigenico eseguito privatamente può costare fino a 120 sterline, un molecolare, fino a 170”.

Decisione affrettata?

Da Londra, Anita trae le proprie conclusioni sulla vicenda: “Non trovo completamente sensata l’introduzione di un blocco degli arrivi dal Regno Unito come ulteriore misura di sicurezza. In primo luogo, sebbene gli inglesi siano stati i primi ad individuare questa nuova variante, non ci sono certezze che essa abbia avuto origine proprio nel Regno Unito: stando all’opinione di esperti e virologi, essa potrebbe circolare in Europa già da settimane. Secondariamente, non si sa ancora in cosa questa variante differisca da quella originaria”.

L’appello di Anita al Governo

Anita rivolge un messaggio al Governo italiano: “La mia speranza per le prossime settimane è che prenda provvedimenti il più velocemente possibile per permettere il ritorno degli italiani che nel Regno Unito non hanno residenza fissa. Questa categoria include molti studenti, persone rimaste senza lavoro (anche a causa del Covid) e altre persone che non dispongono di una fonte di introito, come era stato fatto durante il primo lockdown”.

Variante Covid

La ragazza chiarisce infine alcuni aspetti sulla situazione nel Regno Unito: “Sarebbe opportuno che i governi europei reagissero alla scoperta della ‘variante inglese’ in maniera coordinata e razionale, senza cedere alla tentazione di utilizzarla come un ulteriore pretesto per isolare la Gran Bretagna alla viglia della Brexit. Si è fatta molta propaganda sul presunto ‘lassismo’ del governo inglese nella gestione del virus, soprattutto comparandola con il rigore delle restrizioni italiane.

“L’Inghilterra impara dai propri errori”

Questo poteva essere vero per il primo lockdown. Ma ritengo – vivendo in Gran Bretagna sia la prima, sia la seconda ondata – che il Primo Ministro Boris Johnson abbia imparato dai propri errori. Il governo inglese è stato fra i primi a introdurre nuove restrizioni. Come orari limitati di apertura dei pub e possibilità di incontrarsi al massimo in sei persone) già durante l’estate. Queste restrizioni più ‘leggere’ sono poi state copiate dall’Italia e da altri Paesi all’inizio dell’autunno, quando si affacciava lo spettro della seconda ondata. Mentre su Brexit rimangono, comprensibilmente, importanti divergenze, sulle politiche sanitarie col Regno Unito si deve collaborare, per sconfiggere insieme virus vecchi e nuovi”.