Buscate, al processo Hydra il pentito di mafia accusa Cristello: “Era confidente dei carabinieri”. Spunta una lettera

Il collaboratore ricostruisce la sparatoria del 2015: “Ho visto la lettera che Cristello mandò ai carabinieri. C’era scritto: Sapete tutto quello che ho fatto per voi”

di Ersilio Mattioni

MILANO (MILANO) – Da tre udienze il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci concentra una parte importante della sua deposizione su Giacomo Cristello, attribuendogli un ruolo di primo piano nella ’ndrangheta dell’Alto Milanese, nel controllo del territorio e negli affari di droga. Oggi, mercoledì 23 settembre, al processo Hydra ha aggiunto un’accusa ancora più delicata: Cristello, secondo il suo racconto, sarebbe stato un confidente dei carabinieri. È un’affermazione di Bellusci, non una verità processualmente accertata, e dovrà essere verificata e riscontrata. Ma apre inevitabilmente molte domande: Cristello cosa risponde? Che cosa pensa delle dichiarazioni di Bellusci? Ha mai avuto rapporti confidenziali con l’Arma? E come spiega una lettera che Bellusci sostiene di avere letto personalmente? Libera Stampa l’Altomilanese cercherà nei prossimi giorni di intervistare Cristello e raccogliere la sua versione.

“Sapete tutto quello che ho fatto per voi”

Il passaggio più clamoroso dell’udienza riguarda una vicenda di oltre undici anni fa. È il 12 agosto 2015, a Buscate. È in corso la veglia funebre per Carmine Cristello, padre di Giacomo e Francesco Cristello. Tra i due fratelli i rapporti sono pessimi e quella sera la tensione esplode. Bellusci ha raccontato oggi di trovarsi nei pressi del bar frequentato da Giacomo Cristello quando Francesco Cristello sarebbe passato in automobile, rivolgendo agli uomini presenti una provocazione pesantissima: «Questa sarebbe la ’ndrangheta? Siete quattro pisciaturi». Bellusci, però, ha spiegato di non essersi fermato. Si stava recando in chiesa per il rosario e proseguì. Fu dall’interno della chiesa che sentì gli spari.

Il pugno, la pistola e i quattro colpi

La dinamica successiva gli sarebbe stata ricostruita immediatamente dopo. Francesco Cristello si sarebbe fermato, sarebbe sceso dall’auto e avrebbe affrontato il fratello. Secondo Bellusci gli avrebbe sferrato un pugno violentissimo: «Gli ha spaccato un occhio», ha raccontato in aula. Giacomo Cristello sarebbe quindi rientrato nel bar, sarebbe andato dietro il bancone e avrebbe recuperato una pistola. Poi sarebbe tornato in strada ed avrebbe esploso quattro colpi contro il fratello, ferendolo. Ma oggi Bellusci ha aggiunto un particolare inedito sulla provenienza di quell’arma. La pistola, ha raccontato, era nella sua disponibilità e lui la custodiva nascosta nei pressi di casa, vicino a un parcheggio e a una cabina dell’Enel.

“Ma che cazzo devi fare con questa pistola?”

Secondo il collaboratore, già il giorno precedente Cristello gli avrebbe chiesto di recuperare quella pistola perché temeva problemi durante la veglia funebre del padre. I due sarebbero andati insieme a prenderla. Bellusci sostiene di avere tentato di fermarlo: «Ma che cazzo devi fare con questa pistola?». Cristello, però, non avrebbe voluto sentire ragioni. L’arma sarebbe stata quindi portata al bar e nascosta dietro il bancone, dove sarebbe rimasta fino alla lite del giorno successivo. Dopo aver sentito gli spari, Bellusci uscì dalla chiesa e, secondo quanto ha raccontato, tolse la pistola dalle mani di Cristello.

L’arma affidata a Saliu Lumir

A quel punto entra nella storia Saliu Lumir, il giovane albanese che sarebbe poi finito arrestato insieme a Bellusci nell’ambito della vicenda. Bellusci ha riferito di avergli consegnato la pistola ordinandogli di farla sparire, buttarla o distruggerla. Lumir, però, secondo il collaboratore, non la distrusse: la portò a casa propria e la nascose nell’abitazione. Dopo la sparatoria Giacomo Cristello si rese irreperibile. Si costituì cinque giorni più tardi, mentre Bellusci e Lumir furono coinvolti per il loro ruolo nella fuga e nell’occultamento dell’arma.

La lettera ai carabinieri prima della costituzione

È qui che il racconto fatto oggi da Bellusci assume un significato completamente diverso. Prima di consegnarsi, Cristello avrebbe fatto arrivare ai carabinieri di Legnano una lettera manoscritta e firmata. Bellusci sostiene di averla vista personalmente e ha riferito in aula quella che, secondo il suo ricordo, era una delle frasi contenute nella missiva: «Dite al grande capo che a giorni mi verrò a costituire, sapete che sono una persona seria e sapete tutto quello che ho fatto per voi». Il riferimento al «grande capo», secondo la ricostruzione proposta in aula, sarebbe stato rivolto a un vertice della Compagnia dei carabinieri. Ma è soprattutto quel «sapete tutto quello che ho fatto per voi» ad avere assunto oggi un peso particolare nella deposizione di Bellusci.

Rienzi, De Castro e il sospetto dentro la ’ndrangheta

Bellusci ha poi raccontato che la questione sarebbe tornata a galla anni dopo, tra il 2021 e il 2022, durante una conversazione con Pasquale “Pachi” Rienzi, personaggio storico della locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo. Secondo Bellusci, Rienzi avrebbe fatto riferimento a Emanuele De Castro, già uomo di primo piano della locale e storico braccio destro di Vincenzo Rispoli, successivamente diventato collaboratore di giustizia. De Castro avrebbe indicato Cristello come un confidente dei carabinieri.

Sempre secondo il racconto di Bellusci, Rienzi avrebbe commentato che un uomo del peso criminale di De Castro non avrebbe fatto un’affermazione simile senza motivo, aggiungendo: «A me questo Giacomo non mi è mai piaciuto». Bellusci ha quindi collegato quel racconto alla lettera che sostiene di avere letto anni prima. In sostanza: se De Castro parlava di Cristello come di un confidente e nella lettera compariva la frase «sapete tutto quello che ho fatto per voi», per Bellusci il sospetto diventava concreto.

Boss, confidente o entrambe le cose?

Ed è qui che il quadro si complica. Chi è davvero Giacomo Cristello? Nelle ricostruzioni giudiziarie viene indicato come uomo storico della locale di ’ndrangheta di Legnano-Lonate Pozzolo e nel troncone abbreviato di Hydra è stato condannato in primo grado a 11 anni e 2 mesi, con sentenza non definitiva.