Processo Hydra, il collaboratore di giustizia Francesco Bellusci: “Nel 2014 Cristello bruciò l’auto di una vigilessa dopo un litigio per una multa”. Lo scopo: “Una vendetta studiata contro la famiglia Cutrì”
CUGGIONO (MILANO) – Un altro cold case che sembra trovare una possibile soluzione, almeno nelle parole del collaboratore di giustizia Francesco Bellusci. Nel corso dell’udienza di mercoledì 16 settembre del processo Hydra, il pentito ha attribuito a Giacomo Cristello l’incendio dell’auto di un’agente della polizia locale in servizio a Buscate e residente a Cuggiono. Il rogo avvenne nella notte di Pasqua del 2014 e fu immediatamente interpretato come una possibile intimidazione collegata all’evasione di Mimmo Cutrì. Secondo Bellusci, invece, il bersaglio era proprio la vigilessa e Cristello avrebbe studiato tutto in modo da far ricadere i sospetti sulla famiglia Cutrì.
La lite a Buscate e le minacce di morte
La storia, secondo quanto raccontato in aula da Bellusci, era cominciata qualche settimana prima. L’agente quando notò un’auto parcheggiata in modo irregolare, praticamente in mezzo alla strada. Cercò di capire chi fosse il proprietario e si preparò a contestare la violazione. Poco dopo arrivò l’uomo: nacque una discussione e il proprietario dell’auto cominciò a insultare la vigilessa e a minacciarla di morte.
Quell’automobilista, ha riferito Bellusci, era proprio Giacomo Cristello, indicato dallo stesso collaboratore come il proprio capo e figura di primo piano della ’ndrangheta locale. All’epoca l’agente aveva già spiegato di essere stata minacciata da un automobilista durante un intervento di servizio e, dopo l’incendio della propria vettura, aveva sostenuto che il rogo potesse essere collegato a quell’episodio.
L’auto bruciata nella notte di Pasqua
La sera di Pasqua del 2014, a Cuggiono, l’auto prese fuoco sotto casa. Che l’incendio fosse doloso apparve subito chiaro: vicino alla vettura vennero trovati una bottiglia con residui di liquido infiammabile e una spugna intrisa di benzina. Ma in quel momento il contesto suggeriva un’altra pista. Il collegamento che in molti fecero si legava ciopè all’evasione di Mimmo Cutrì e alla morte del fratello Nino, colpito dal fuoco amico durante l’assalto armato al tribunale di Gallarate del 3 febbraio 2014. L’ipotesi che circolò immediatamente fu quindi quella di un’intimidazione, un messaggio in codice. Invece non era così e la vigilessa aveva ragione.
“Cristello sapeva che avrebbero accusato i Cutrì”
Ed è proprio qui che arriva la rivelazione più forte di Bellusci. Secondo il collaboratore, Cristello avrebbe deciso di incendiare l’auto della vigilessa per vendicarsi dello “sgarbo” subito, ma avrebbe contemporaneamente sfruttato la situazione della famiglia Cutrì per costruire una falsa pista. Bellusci ha raccontato che Cristello agì secondo un piano preciso, pensato e preparato. Il ragionamento sarebbe stato semplice: bruciare l’auto della donna e lasciare che tutti pensassero a una ritorsione dei Cutrì.
E così, secondo Bellusci, avvenne. Cristello avrebbe vendicato l’affronto ricevuto dalla vigilessa e, nello stesso tempo, avrebbe fatto ricadere i sospetti su altri. Sarebbe stato lo stesso boss, successivamente, a raccontare a Bellusci il piano e il significato dell’incendio.
Toto Cutrì aveva capito il gioco
Bellusci ha aggiunto un altro particolare. Secondo il pentito, la Toto Cutrì, padre di Mimmo e Nino, incontrò la donna dopo l’incendio e le chiese che cosa fosse accaduto. In seguito Toto si rivolse quindi proprio a Bellusci. In base il racconto del collaboratore, aveva già intuito ciò che era successo: Cristello aveva incendiato l’auto e lo aveva fatto anche per mettere nei guai i Cutrì, sapendo che i sospetti sarebbero ricaduti su di loro.
«Ero tra l’incudine e il martello»
Toto cercava da Bellusci una conferma. Ma Bellusci gli disse di non sapere nulla, sostenendo che Cristello non gli avesse mai parlato di quell’incendio. Oggi il collaboratore racconta invece che non era vero. La ragione, ha spiegato, stava nella posizione delicatissima in cui si trovava: Bellusci era il braccio destro di Cristello, ma contemporaneamente era stato molto amico di Nino Cutrì e godeva della fiducia dei suoi genitori. Inoltre, secondo quanto riferito in aula, Cristello e la famiglia Cutrì non si erano mai sopportati e non erano mai andati d’accordo. “Mi trovavo tra l’incudine e il martello”, ha aggiunto Bellusci.






