Busto Arsizio, lo studio di Ats sull’inceneritore: più tumori, ricoveri e accessi al pronto soccorso. Perché l’impianto non è stato chiuso?

Più di cento persone, venerdì 19 giugno al Museo del Tessile, per discutere degli effetti sanitari dell’inceneritore. Studio di Ats segnala eccessi di mortalità, ricoveri e accessi al pronto soccorso nelle aree maggiormente esposte

di Ersilio Mattioni

BUSTO ARSIZIO (VARESE) – Lo sai che c’è un inceneritore a Busto Arsizio?”: questo il titolo provocatorio dell’incontro organizzato dal circolo di Legambiente “BustoVerde”. Il circolo si proponeva in questa sede di fare il punto sullo storico inceneritore cittadino, ex Accam, ora Neutalia, soprattutto alla luce dei risultati dello studio di Ats Milano terminato nel 2023 e presentato per ora solo in una riunione della commissione comunale competente del 10 gennaio 2025. L’obiettivo era quello di informare e generare reazioni in un’opinione pubblica sempre troppo passiva su argomenti che riguardano la salute di tutti.

Busto Arsizio, studio Ats su inceneritore

Un centinaio di persone in sala

Il tema ha riscosso notevole interesse: nonostante il caldo torrido, in sala erano presenti un centinaio di persone che hanno seguito con attenzione e partecipazione gli interventi introdotti dalla presidente del circolo, l’avvocato Paola Gandini, che ha richiamato l’importanza di un’informazione precisa e dettagliata sul tema della combustione dei rifiuti.

Ha dato quindi la parola a Stefano Marchionna, rappresentante dell’attuale comitato “No inceneritore”, che ha delineato la storia dell’impianto costruito nel lontano 1972, secondo per longevità solo al più noto inceneritore di Vienna: fino agli anni 2000 l’inceneritore si connota per sforamenti nelle emissioni di diossina che portano alla nascita del primo comitato di cittadini.

La storia dell’impianto e la nascita di Neutalia

È però nel 2015 che la storia accelera. Regione Lombardia promette la chiusura di Accam: le speranze degli ambientalisti si scontreranno però con la decisione della politica locale di dare priorità al risanamento una situazione finanziaria ambigua che va ad aggravarsi rapidamente. Nel mentre, dopo molti sforzi, il nuovo comitato chiede e ottiene una prima indagine epidemiologica realizzata nel 2016 e una seconda, a sua integrazione, iniziata nel 2023: senza però attenderne gli esiti, la politica decide per la sopravvivenza dell’impianto con la nascita di un nuovo soggetto: Neutalia, una società benefit partecipata da Ala, Amga, Agesp e Cap Holding. “Su cosa si basa il decisore politico per le proprie risoluzioni?”, si chiede Marchionna e il comitato che rappresenta.

I dati sull’incenerimento in Lombardia

A seguire l’intervento di Raffaella Mattioni, medico, rappresentante di Rete Ambiente Lombardia, rete che riunisce e dà voce ai numerosissimi comitati ambientalisti lombardi, compreso quello bustocco. La dottoressa ha illustrato la situazione dell’incenerimento in Regione: con 12 inceneritori per rifiuti urbani, 1 per rifiuti speciali e 4 grandi industrie che bruciano rifiuti, la Lombardia brucia 2 milioni di tonnellate di rifiuti all’anno: ne produce però meno di 1.200.000 grazie a una differenziata assolutamente virtuosa. Ne consegue, dati Ispra alla mano, che ogni anno vengono importate 800.000 tonnellate di rifiuti da fuori regione. Ciò giova ai bilanci dei gestori, una tonnellata frutta circa 100 euro, ma fumi e ceneri rimangono in Lombardia.

Gli effetti sulla salute

Anche se non si hanno evidenze certe e incontrovertibili sugli inceneritori di nuova generazione, ci sono però dati e segnali che non dovrebbero essere ignorati o sminuiti: dall’aumento delle malattie respiratorie nei bambini dimostrato per l’inceneritore di Filago (Bergamo), con ben 2 studi, all’aumento della mortalità per malattie respiratorie nell’area di massima ricaduta per il Silla 2 di Milano, agli effetti sulla gravidanza dimostrati dal massiccio monitoraggio messo in atto dalla Regione Emilia, monitoraggio mai realizzato invece da Regione Lombardia.

Busto Arsizio, studio Ats su inceneritore

Lo studio di ATS Milano

Il microfono è passato poi al presidente di Medicina Democratica, Marco Caldiroli, per l’intervento più atteso della serata: il commento allo studio realizzato da ATS Milano nel 2023. Caldiroli è partito dal disegno dello studio che ha per oggetto la popolazione residente in un quadrato di 20 km centrato sull’inceneritore, suddivisa in base alla concentrazione di due inquinanti, ossidi di azoto e polveri totali, il cosiddetto PM, in soggetti non esposti e soggetti a bassa e alta esposizione. I tre gruppi sono stati confrontati rispetto a diversi esiti di salute evidenziando, con le parole degli autori, “eccessi di mortalità per le cause tumorali legate ad esposizioni ambientali tra la popolazione ad alta esposizione”. Inoltre si evidenziava nei soggetti ad alta esposizione a ossido di azoto “un aumento dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie”. Infine, per i soggetti altamente esposti a polveri e ossidi di azoto, si rilevava un aumento di accessi al pronto soccorso. Oltre che consumo di farmaci respiratori.

Un quadro poco rassicurante

Un quadro ben poco rassicurante. Gli autori dello studio negano un nesso automatico tra inceneritore ed effetti sulla salute. Evidenziano poi condizioni di fragilità in parte della popolazione residente nelle aree di maggior esposizione alle ricadute delle emissioni dell’inceneritore, e propongono, su tale aspetto, ulteriori approfondimenti partecipati, nonché iniziative di biomonitoraggio umano. “Appare però quasi beffarda la loro conclusione. Che auspica un intervento sullo stile di vita di questa popolazione per aumentarne la resilienza all’inquinamento ambientale”, ha concluso l’esperto. Sarebbero le persone a dover “adattarsi” nei confronti dell’inceneritore, “mitigandone” gli effetti e non il contrario.

Le richieste delle associazioni

In conclusione ha ripreso la parola la dottoressa Mattioni. Lo ha fatto per informare il pubblico dell’iniziativa di 5 associazioni ambientaliste, tra cui Rete Ambiente Lombardia e Medicina Democratica. Le quali hanno presentato a Regione Lombardia diverse e documentate richieste in tema di incenerimento: dalla moratoria sulla costruzione di nuovi impianti al monitoraggio sanitario di quelli esistenti. Nonostante il rifiuto di audizione da parte della VI commissione, le associazioni sono determinate nel portare avanti questa battaglia. A seguire diversi interventi del pubblico, tra cui quello di Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, che ha ricordato l’impegno dell’associazione sul tema dei rifiuti.

La domanda rivolta alla politica

L’incontro si è chiuso alle 23.30, ma resta aperta la domanda sollevata nel corso della serata. Su quali basi la politica abbia deciso di prolungare la vita dell’inceneritore senza attendere gli esiti dell’indagine epidemiologica? Una domanda alla quale comitati e associazioni chiedono ora una risposta chiara.