Giovedì 18 dicembre l’aula discute la mozione di Insieme per Busto. Tutto nasce dal post satirico su Giorgia Meloni, condiviso da Anna La Tegola. Per l’opposizione è “odio politico”, in realtà la destra vuole censurare la satira
BUSTO GAROLFO (MILANO) – Il caso del post satirico condiviso da Anna La Tegola (un cartello con la scritta “Ridacci la Vanoni in cambio della Meloni) arriva in Consiglio. Una polemica nata sui social diventa così un fatto politico-istituzionale, con una mozione che porta lo scontro dentro l’aula. E riaccende il dibattito su satira, dissenso e libertà di critica. La discussione è attesa per giovedì 18 dicembre alle 18,30 in aula consiliare. L’opposizione ha scelto di formalizzare la vicenda attraverso un atto politico che segna un cambio di passo rispetto alle schermaglie delle scorse settimane.

Il caso sbarca in consiglio comunale
Il riferimento è alla mozione presentata dal gruppo Insieme per Busto per la “condanna dell’odio politico promosso a mezzo social”. Una formula apparentemente generale che, nei fatti, punta dritto al post condiviso dalla capogruppo di maggioranza Anna La Tegola, accusata da Patrizia D’Elia e Francesco Binaghi di aver diffuso un contenuto ritenuto “gravemente offensivo” nei confronti della presidente del Consiglio, auspicandone la morte. Al centro resta una foto satirica scattata durante il corteo del 22 novembre a Roma contro la violenza sulle donne, con un cartello ironico rivolto alla premier Giorgia Meloni. Un’immagine circolata ampiamente sui social e rilanciata da numerosi utenti, che la maggioranza rivendica come satira politica, mentre l’opposizione tenta di ricondurre a un caso di odio e delegittimazione.

Satira sotto accusa (se riguarda la Meloni)
Con l’approdo in consiglio comunale, il confronto cambia natura. Non si discute più solo di un post, ma del principio che esso rappresenta: se la satira, anche quando è pungente o scomoda, possa essere oggetto di una censura istituzionale. È questo il nodo politico vero. Trasformare una battuta ironica in una colpa politica significa spostare il confine del confronto democratico e mettere sotto accusa il dissenso, soprattutto quando espresso da chi ricopre ruoli istituzionali. Un passaggio che, per molti, appare sproporzionato rispetto ai fatti contestati. Anche perché la destra, dopo anni di offese, insulti e linguaggio violento, è diventata all’improvviso vittimista. Il che fa un po’ ridere.
Un’altra mozione
Nella stessa seduta è previsto anche un altro punto all’ordine del giorno, una mozione di solidarietà alla presidente del Consiglio per le gravi minacce ricevute e di condanna della violenza politica, documento presentato da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Al momento, però, non ci sono elementi certi per collegarla direttamente alla vicenda del post satirico: sarà il dibattito in aula a chiarire se i due piani verranno tenuti distinti o fatti convergere. La precisazione non è secondaria, perché accostare la satira a un clima di minaccia rappresenterebbe un ulteriore salto interpretativo, destinato ad alimentare nuove tensioni.
Un precedente che pesa
Quel che è certo è che il voto su quella mozione rischia di diventare un precedente politico rilevante. Portare una foto satirica dentro un atto di condanna istituzionale significa lanciare un messaggio che va oltre Busto Garolfo e tocca il tema più ampio della tolleranza del dissenso. Il problema, ormai, non è più il cartello. È il clima in cui una battuta diventa un caso politico.
La Tegola: “Mai augurato la morte a nessuno”
La sensazione è che Binaghi e D’Elia abbiano voluto montare un caso sul nulla, giusto per alimentare una polemica che lascia il tempo che trova. Lo ha chiarito la stessa La Tegola, interpellata da Libera Stampa l’Altomilanese: “Il post che ho pubblicato e che riprendeva una frase apparsa durante il corteo a Roma di ‘Non Una Di Meno’ contro la violenza sulle donne aveva esclusivamente ed evidentemente una connotazione di satira politica. Non colgo in quella frase un augurio di morte: ovviamente non l’ho mai minimamente pensato per nessuno in generale nella mia vita. Mi viene più da pensare che siano i consiglieri in questione a fomentare odio, strumentalizzando una frase ironica e di satira politica in una minaccia alla presidente del consiglio. Ormai siamo a un punto in cui in Italia ogni critica o azione che non sia comoda al governo o alla presidente viene poco tollerata e male interpretata. Accade purtroppo anche per molti artisti e giornalisti, c






