Il tesoro dei clan calabrese ammonta a 37 milioni, sequestri anche in 3 comuni dell’Altomilanese: le carte

16 FEBBRAIO 2016

di Sara Riboldi

ALTOMILANESE – Dalla Calabria all’Altomilanese: sequestrato il tesoro del clan Tripodi. C’è un filo invisibile che lega le terra della ‘ndrangheta al nostro territorio. E si chiama ‘ndrangheta. L’ultima conferma è la confisca di beni riconducibili alla cosca Tripodi, attiva sia sull’area di Vibo Valentia sia in molte altre zone, non solo del Calabrese ma in tutta Italia.

37 milioni di euro: il tesoro del clan

Ancora una volta una maxi operazione dimostra il giro di affari della ‘ndrangheta al Nord, ancora una volta tra Castanese e Magentino (guarda la mappa dei beni confiscati). Il provvedimento di confisca è stato emesso dal Tribunale di Vibo Valentia, sezione Misure di Prevenzione, su proposta della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e ha riguardato beni per un valore di circa 37 milioni di euro in tutta Italia, inclusa la provincia di Milano.

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Le indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro sul clan Tripodi conducono nei comuni dell’Altomilanese

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Usura, estorsioni e armi: il ‘business’ dei Tripodi

È potente il clan Tripodi e sarebbe stato vicino per anni anche al clan dei Mancuso. Ai suoi esponenti sarebbero riconosciuti reati di estorsione, usura, illecita detenzione di armi. Ma avrebbero anche il controllo delle attività edilizie, nel settore degli appalti pubblici, imponendo spesso le ditte di riferimento “con l’uso della forza di intimidazione derivante dall’associazione criminale”. Il quadro che è emerso dall’inchiesta (che ha fatto venire a galla le attività illecite tra il 2006 e il 2012) è inquietante: un’organizzazione dedita all’infiltrazione – attraverso società direttamente riconducibili ad alcuni esponenti della cosca o intestate a prestanome, perlopiù operanti nel settore dell’edilizia – nei lavori pubblici lungo la costa vibonese e in opere pubbliche realizzate in altre località del territorio nazionale.

Il clan Tripodi diventa una holding

Proprio le società costituirebbero lo strumento per l’accaparramento degli appalti, tanto da far ritenere agli inquirenti la cosca una vera e propria holding di ‘ndrangheta. Il capo dell’associazione criminale sarebbe Nicola Tripodi, pur non figurando come intestatario delle imprese edili. Per lui è stata disposta la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 5 anni.

I sequestri in provincia di Milano

Fra le società a lui riconducibili, è stata riconosciuta la Edilsud Costruzioni srl, una società edile romana attualmente in fallimento. Fra gli immobili intestati in modo fittizio a questa società c’è anche un appartamento di Magnago, in via Vittorio Veneto. Ma sono state confiscate anche delle società. Prima fra tutte, la L.F. Costruzioni, attiva nel settore dell’edilizia e con sede a Buscate, in via Verdi. Anche questa ditta rientrerebbe nella disponibilità di Nicola Tripodi. Confiscata anche la GEC S.r.l. di Corbetta. Impegnata nel trasporto merci su strade, risulta sottoposta a procedura fallimentare nel 2012. Confisca anche per una società che ha sede nello stesso indirizzo della precedente, la Effegi Costruzioni S.r.l. Unipersonale, esercente nell’attività di costruzioni di edifici dal 2006.

“La mafia, qui al nord, non esiste”: qualcuno ancora lo sostiene

Insomma, le confische hanno attraversato l’Italia, non tralasciando neppure i nostri piccoli paesi di provincia. E tutto questo con buona pace di quelli – purtroppo sono molti – che ancora sostengono che la mafia al Nord non esiste. O se esiste, non è nell’Altomilanese. Eppure in questi comuni a Nord di Milano, nell’ottobre 2012, sono state arrestate 19 persone in una delle più significative inchieste sui rapporti tra mafia e politica. Evidentemente qualcuno non capisce, anche se forse è più probabile che non voglia capire.

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