Arconate, scoperta la casa del presunto boss in via XXIV Maggio

Le testimonianze sul presunto boss: “Arrogante, faceva il padrone”

di Ersilio Mattioni

ARCONATE (MILANO) –  Le testimonianze sul boss: “Era arrogante, arrivava con i suoi macchinoni e parcheggiava dove voleva. Dava fastidio a tutti. Lo sentivamo parlare al telefono, urlare e bestemmiare. Se provavi a dirgli qualcosa, ti offendeva e ti mandava al diavolo”. 

La casa del presunto boss

I residenti della corte di via XXIV Maggio se lo ricordano bene, Gioacchino Amico: il presunto boss della camorra, indagato e arrestato nell’inchiesta Hydra, assieme ad altri tre arconatesi (tra cui gli ex titolari della pizzeria Dallas) accusati di spaccio di droga e associazione a delinquere.

Un indagato particolare

Lui però, Amico, è un indagato particolare. Oltre che di traffico droga, deve rispondere dell’accusa di mafia: è considerato un boss del clan Senese, che da Napoli, passando per Roma, è arrivato a Milano per gestire il “consorzio delle mafie”: camorra, cosa nostra e ‘ndrangheta allo stesso tavolo per spartirsi gli affari e per allacciare rapporti con la politica. Amico, per esempio, aveva la tessera di Fratelli d’Italia e al telefono aveva confidato il suo progetto: “Voglio fare il sindaco a Busto Garolfo”. Aggiungendo di avere amicizie altolocate nel partito di Giorgia Meloni.

Le domande in cerca di risposta

Ma perché viene ad Arconate? Chi gli ha affittato l’appartamento di via XXIV Maggio? Quali sono le sue relazioni e le sue amicizie in paese? Si indaga. Di sicuro il” consorzio delle mafie”, ad Arconate, aveva tre punti d’appoggio: la casa del presunto boss, il deposito della droga e un altro nascondiglio per gli stupefacenti in un capanno nei boschi di via Legnano.