L’impianto potrebbe sorgere dietro il cimitero, il sindaco: “Stiamo valutando l’ipotesi, ma non deve inquinare. Non faremo favoritismo, ma una gara nella massima trasparenza”. Intanto, fioccano i dubbi sul bando della Regione

di Attilio Mattioni

CASOREZZO (MI) – Casorezzo potrebbe avere presto un tempio crematorio, ovvero un forno dove vengono effettuate le cremazioni delle salme. L’ipotesi è stata confermata dal sindaco Pierluca Oldani. In municipio sono già arrivate 3 proposte.

Il sindaco: “Valutiamo, ma non deve inquinare”

Siamo ancora nel campo delle possibilità, ma si tratta di un’ipotesi che potrebbe trasformarsi in realtà, come ci ha confermato il sindaco Oldani. “È vero che l’amministrazione comunale sta valutando la possibilità di realizzare un forno crematorio in paese – spiega il primo cittadino – Del resto, ci sono sempre più richieste di cremazioni rispetto alle sepolture e nel territorio non ci sono impianti che effettuano cremazioni”.

Nel recinto cimiteriale

La zona dove potrebbe essere realizzato il forno crematorio è quella che si trova proprio dietro il cimitero. La normativa in materia è molto precisa e prescrittiva: questo tipo di impianti possono essere realizzati soltanto nei cosiddetti ‘recinti cimiteriali’ (aree recintate contigue ai campisanti) e con un’adeguata distanza dalle abitazioni. L’area dietro il cimitero di Casorezzo possiede entrambe queste caratteristiche. Inoltre la variante al Piano di governo del territorio (Pgt) che è stata pubblicata e che dovrebbe essere approvata presto dal consiglio comunale consente la realizzazione di un impianto di questo genere proprio nel ‘recinto cimiteriale’.

L’autorizzazione della Regione

Il tassello che mancava a rendere fattibile la realizzazione di un forno crematorio è andato al suo posto pochi giorni fa. Regione Lombardia (l’unico ente che ha competenza autorizzativa in questa materia) ha infatti pubblicato un bando che autorizza la costruzione di alcuni forni crematori in diverse zone della Regione, compreso il territorio della Città Metropolitana. Insomma le premesse per far diventare realtà un forno crematorio ci sono tutte, ma sono emerse anche alcune difficoltà.

Il nodo della tecnologia

“Il contenuto del bando regionale ci ha lasciato perplessi – a parlare è sempre il sindaco Oldani – Infatti, da quello che si è potuto capire, il bando non permette la realizzazione di forni crematori che funzionino ad elettricità, l’unica fonte energetica a emissioni zero, ma soltanto a gas, un combustibile sicuramente più inquinante. Sinceramente ci sembra assurdo spingere verso tecnologie obsolete quando ce ne sono di più moderne, come la pirolisi, e molto meno inquinanti. Questo è un aspetto critico che andrà chiarito prima di prendere una decisione”.

Tre aziende in corsa

Da quello che si è potuto apprendere, ci sarebbero almeno tre aziende che si sono fatte avanti per realizzare il forno crematorio: tra di esse ci sarebbe anche un’azienda partecipata da enti pubblici.

Il bando pubblico

L’amministrazione comunale non sarebbe in ogni caso orientata verso forme di partenariato pubblico-privato, con l’individuazione di un’azienda che proponga un progetto. “Se decideremo di realizzare il forno – ha concluso Oldani – lo faremo nella massima trasparenza: pubblicheremo un bando e vincerà il progetto migliore”.