L’inchiesta • coinvolti anche uomini delle forze dell’ordine, la procura: evasi 5,5 milioni

Si allarga sempre più l’indagine sui negozi ‘compro oro’ gestiti fino a pochi mesi fa dal castanese Mirko Rosa. Mentre sull’inchiesta aleggia in maniera sempre più inquietante l’ombra della malavita organizzata, dalle carte e dai verbali d’interrogatorio spuntano riferimenti a componenti delle forze dell’ordine che avrebbero, se non favorito, almeno non ostacolato la presunta attività criminosa del famoso ‘Mirkoro’. Tutto è cominciato con il blitz della Guardia di Finanza di Legnano, guidata dal colonnello Domenico Morabito, che un mese fa ha portato in carcere e agli arresti domiciliari 11 persone; tra loro lo stesso Mirko Rosa, il padre dalla sua ex compagna (ed ex socio) Giacomo De Luca e Luca Rovellini, 49 anni, residente a Parabiago, già direttore commerciale dei suoi 23 negozi ‘compro oro’. Il sostituto Procuratore di Busto Arsizio Nadia Calcaterra li accusa, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla frode fiscale, al riciclaggio e alla ricettazione. Il certosino lavoro d’indagine svolto della Fiamme Gialle legnanesi ha portato alla luce un complesso sistema di società che, secondo l’accusa, avevano lo scopo di nascondere ingenti somme di denaro al fisco. L’importo complessivo sarebbe di 5,5 milioni di euro, con un’evasione fiscale di oltre 3,7 milioni. Rosa e il suo ex socio De Luca sarebbero i capi dell’organizzazione e si sarebbero avvalsi dell’opera di numerosi prestanome, le classiche ‘teste di legno’ che, interrogate dagli investigatori, non hanno saputo fornire spiegazioni né del denaro movimentato, né delle operazioni bancarie. Secondo gli uomini del colonnello Morabito, nei negozi facenti capo a Mirko Rosa era accettato anche oro proveniente da furti e rapine: l’oro veniva ripulito attraverso la vendita ad altri negozi della stessa catena, in modo da farne perdere le tracce fino alla fusione del minerale prezioso in lingotti. Dalle carte dell’inchiesta, l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip consta di ben 326 pagine, emerge un quadro preoccupante. Nell’inchiesta, anche se questo fatto non trova per ora riscontro negli interrogatori, sarebbero infatti coinvolti anche alcuni uomini appartenenti delle forze dell’ordine: da indiscrezioni si apprende che apparterrebbero a Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza. Sui nomi, e sugli eventuali reati contestati, gli inquirenti tengono le bocche cucite. “Sono solo poche mele marce”, questo l’unico commento rilasciato da uno degli investigatori. Ancora più preoccupante il ruolo che in questa faccenda avrebbe svolto la criminalità organizzata. Ad accennare alla mafia è il Procuratore capo di Busto Arsizio, Gianluigi Fontana. Secondo il magistrato, a destare preoccupazione sarebbe il ricorso di alcuni degli arrestati a personaggi di spessore della malavita organizzata, vicini ad ambienti di ‘ndrangheta’.

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