Inchiesta – La ‘guerra’ delle pompe funebri finisce in Tribunale: via al processo

Una ‘guerra’ tra due imprese di pompe funebri che comincia quando in città governa il centrodestra. E che poi, complice una querela, finisce in tribunale. In mezzo ci sono le elezioni 2009, il voto dei calabresi e un incendio doloso che distrugge il capannone della storica azienda della città. Un incendio che non c’entra con la contesa. L’emittente televisiva La7 lo inserisce all’interno di una vasta inchiesta dedicata alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Nord Italia

12 NOVEMBRE 2016

di Redazione

CASTANO PRIMO (MILANO) – E’ un processo strano, quello appena iniziato al Tribunale di Biella. Strano a cominciare dagli attori in campo, perché a essere imputati per diffamazione sono Ersilio Mattioni e Roberta Genoni (giornalisti, rispettivamente direttore e cronista di Libera Stampa l’Altomilanese) e gli imprenditori Davide Persiani e Paolo Canziani, titolari dell’agenzia di pompe funebri ‘Cardani’, mentre il presunto diffamato sarebbe Roberto Marino, calabrese d’origine, residente in città e titolare delle pompe funebri ‘La Castanese’, difeso dall’avvocato Roberto Colombo, il quale in questa vicenda ha un doppio ruolo: quello di legale di fiducia e quello di ex vicesindaco. Dettaglio non trascurabile, perché la guerra tra pompe funebri, risalente al 2012, origina anche dalle decisioni dell’allora amministrazione di centrodestra nel valutare se ‘La Castanese’ avesse o meno tutti i requisiti per esercitare.

In tribunale per ‘colpa’ del diritto di cronaca

E poi, al centro del processo, ci sono le dichiarazioni di Canziani e Persiani sullo stesso Marino, loro ex dipendente, prima di un lungo periodo di malattia e prima della fondazione de ‘La Castanese’. Il nostro giornale, esercitando il più classico dei diritti di cronaca, raccontò la vicenda e virgollettò le dichiarazioni. Punto. Tanto che il direttore Mattioni, oggi, dichiara: “L’articolo di Roberta Genoni fu, al solito, misurato, documentato e completo. Il processo sarà l’occasione per stabilire una parte di verità, quella che riguarda un articolo di giornale, perché di questo il Tribunale si sta occupando. Spero tuttavia che in aula ci sarà la possibilità di raccontare anche la guerra tra pompe funebri, vicenda che desta un certo interesse”. Per ora sono stati depositati gli elenchi dei testimoni, tra cui ex amministratori e dipendenti comunali.

I tempi lunghi del processo

L’udienza dello scorso ottobre è durata pochi minuti, mentre il dibattimento comincerà nel maggio 2017. Nel frattempo è deceduto un personaggio importante della vita politica di quegli anni, Cosimo Marzano, ex consigliere comunale con delega al cimitero, già al centro di svariate polemiche fin dalle elezioni comunali del 2009, quando il centrodestra la spuntò per una manciata di voti: decisivi i seggi di via Giolitti, dove risiedono decine di famiglie calabresi. Sullo sfondo, andando oltre l’argomento del processo in corso e la guerra tra imprese di pompe funebri, rimane poi il misterioso incendio dell’ottobre 2013, che distrusse completamente il magazzino dell’impresa ‘Cardani’, provocando 500.000 euro di danni e vanificando otto anni di lavoro. Le indagini non hanno portato ad alcun risultato significativo, anche se pare accertata la natura dolosa. Nel febbraio 2014 la trasmissione televisiva ‘Presa Diretta’, in onda su La7, inserì l’episodio all’interno di una vasta inchiesta dedicata alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel Nord Italia.