Donne come prostitute: la frase, un atto vandalico, ha turbato la comunità castanese. E’ comparsa accanto al murales dedicato alle donne vittime di violenza. L’insulto è stato subito cancellato
CASTANO PRIMO (MILANO) – Sconcerto e rabbia in città dopo la comparsa, accanto al murales contro la violenza sulle donne, di una scritta in inglese dal contenuto gravemente offensivo: “If womans didn’t will be like putas, this never happens” (letteralmente: “Se le donne non si comportassero come prostitute, questo non succederebbe mai”). Un messaggio che colpisce non solo per il linguaggio volgare, ma per il tentativo di ribaltare le responsabilità della violenza sulle vittime stesse. La scritta è stata immediatamente rimossa, ma l’episodio ha lasciato un segno profondo nella comunità, che ora chiede di individuare i responsabili.
Il vicesindaco Rivolta: “Un gesto vile e preoccupante”
Il primo a denunciare pubblicamente l’accaduto è stato il vicesindaco Daniele Rivolta, che sui social ha parlato di “un gesto vile che racconta l’urgenza di intervenire sul rispetto della donna e delle persone in generale”. Rivolta ha ribadito la necessità di “costruire una società libera dal pregiudizio e dalle giustificazioni per chi fa del male, fisicamente o psicologicamente”. Per l’amministrazione comunale, la sensibilizzazione e l’educazione al rispetto restano priorità assolute. “Serve un impegno costante – ha aggiunto Rivolta – per far comprendere che la violenza, in ogni forma, nasce da una cultura distorta che va cambiata”.
Landini: “Un messaggio d’odio contro le donne”
Condanna netta anche dalle opposizioni. Il consigliere Alessandro Landini ha definito la scritta “un messaggio d’odio che tenta di ribaltare le responsabilità della violenza, attribuendole alle vittime”.
Secondo Landini, “colpire il murales significa colpire i valori di rispetto e uguaglianza che la nostra comunità difende”.
Ha poi ringraziato per la rapida cancellazione del messaggio, ricordando che “contrastare la violenza di genere non può ridursi a un gesto simbolico, ma richiede un impegno costante, educativo e culturale”.
Cerruto: “Serve un linguaggio che educhi”
Sulla stessa linea, il consigliere Federico Cerruto ha invitato a una riflessione più profonda. “Spesso condanniamo, ma non ci chiediamo perché accadono certi episodi. Serve un linguaggio che educhi, un investimento nella scuola e nei luoghi di comunità”.
Cerruto sottolinea l’importanza di andare oltre la condanna formale, promuovendo un cambiamento reale nella mentalità e nelle relazioni sociali.
Pignatiello: “Ritrovare i valori della convivenza”
Anche l’ex sindaco Giuseppe Pignatiello ha espresso la sua preoccupazione per il gesto: “Ruberie, vandalismi, incuria… stiamo perdendo di vista i valori centrali della convivenza. Non bastano sanzioni o giustizia formale: serve l’impegno per costruire una società fondata su rispetto, educazione e solidarietà”.
Un invito, il suo, a ritrovare il senso di comunità e di responsabilità collettiva: “Le parole non bastano, ma hanno la forza di segnare la via”.
Un segnale concreto dal Consiglio comunale
La condanna all’episodio si è unita a un gesto simbolico durante il Consiglio comunale del 4 novembre, che si è aperto con un momento dedicato alla lotta contro i femminicidi.
Novembre, mese della sensibilizzazione, ha visto il Consiglio osservare un minuto di silenzio: le donne consigliere hanno letto i nomi di tutte le vittime di femminicidio dell’anno, accompagnando il momento con parole toccanti.
Un segno di impegno collettivo, a testimoniare che la battaglia contro la violenza di genere deve partire dalla consapevolezza e dall’educazione.





