Castano Primo, Pompetravaini in sciopero: è scontro tra azienda e operai sull’orario di lavoro

Scontro aperto nello stabilimento castanese di Pompetravaini dopo il comunicato della Fim-Cisl: lavoratori in sciopero contro la modifica dell’orario. L’azienda difende la scelta: esigenze produttive e organizzative. Posizioni distanti tra operai e direzione

di Maurizio Fagnano

CASTANO PRIMO – È scontro aperto alla Pompetravaini dopo la decisione dell’azienda di modificare l’orario di lavoro nonostante il parere contrario espresso dai lavoratori. La vicenda, emersa attraverso un comunicato sindacale della Fim-Cisl Milano Metropoli, ha portato allo stato di agitazione. Inoltre, ha portato a uno sciopero simbolico che ha coinvolto gli operai della produzione.

Il comunicato sindacale e la protesta

Secondo quanto riportato dalla Fim-Cisl, “Nel mese di febbraio la direzione ha sottoposto alla RSU la volontà di modificare l’orario di lavoro”, proposta motivata da ragioni economiche e dall’obiettivo di ridurre il ricorso agli straordinari. Il 25 febbraio si è svolto un referendum interno con esito netto: “84 contrari e 22 favorevoli”. Nonostante ciò, prosegue il sindacato, “l’azienda comunica l’intenzione di partire ugualmente dal 1 di aprile con la modifica oraria”. Da qui la presa di posizione: “La O.S. FIM CISL MILANO METROPOLI contesta la decisione unilaterale della modifica di orario sia nel metodo che nel merito“, con la richiesta di “mantenere gli impegni assunti e di rispettare le esigenze espresse dai lavoratori”.

Lo sciopero e le richieste degli operai

A incrociare le braccia l’1 e il 2 aprile sono stati circa 80 operai della produzione, con uno sciopero simbolico concentrato nell’ultima ora del turno. Al centro della protesta la contrarietà al nuovo schema orario: “Si vuole passare dal classico orario di lavoro a dal lunedì al giovedì 9 ore e il venerdì 4 ore”. una scelta che – secondo i lavoratori – è stata imposta nonostante il risultato del referendum interno, conclusosi con una netta maggioranza di contrari. Le motivazioni della protesta riguardano anche la gestione degli straordinari, il tema dei costi mensa e l’impatto complessivo sull’equilibrio tra lavoro e vita privata.

La posizione dell’azienda

Dal canto suo, la direzione difende la scelta spiegando le ragioni produttive e organizzative alla base del cambiamento. Abbiamo parlato con Carlo Travaini presidente e proprietario, Stefano Garofano direttore di produzione e l’ingegnere Luca Porta responsabile qualità e sicurezza, che ci hanno fornito le proprie motivazioni e spiegato come “l’obiettivo era di far lavorare tutti negli orari classici”, superando turnazioni ritenute poco sostenibili. L’azienda sottolinea anche gli investimenti effettuati: “nel frattempo l’azienda ha comprato tantissimi macchinari, ora abbiamo più macchinari e più uomini”, elemento che ha portato a ripensare l’organizzazione del lavoro.

Sul nodo orario, viene ribadito che “l’orario di lavoro lo decide l’esigenza dell’azienda”, evidenziando come la modifica rappresenti “una leggera compressione” funzionale anche a sfruttare meglio le automazioni e aumentare la produttività durante la giornata lavorativa. Inoltre dall’interno si parla anche dei risultati del voto tra i dipendenti. Nel sondaggio si sarebbe chiesto anche se nonostante tutto ci fosse la disponibilità con i nuovi orari, su cui il 50% si sarebbe detto assolutamente contrario, il 40% era disponibile e il 10% assolutamente favorevole. Questa narrazione è stata poi contestata dagli operai, che hanno chiarito come si sarebbero resi disponibili perchè ormai costretti dalla decisione presa.

Il nodo straordinari e flessibilità

Uno dei punti più critici riguarda il tema degli straordinari, su cui emerge una forte distanza tra azienda e lavoratori. “Noi gli straordinari non li vogliamo fare” sarebbe la posizione espressa da molti operai, mentre l’azienda sottolinea la necessità di mantenere una certa flessibilità operativa. Nonostante questo, l’azienda sottolinea come non abbia ad oggi non abbia la necessità di ore di lavoro extra, anche perché dopo delle discussioni non produttive sul tema, ha esternalizzato alcuni lavori in Cina e in India. Tra le proposte avanzate dalla direzione, anche la modifica delle maggiorazioni economiche per gli straordinari qualora debbano servire (dal 25% passano al 30%) e la possibilità di recupero delle ore, ma senza trovare un accordo condiviso.