Nel 2009 i cittadini avevano spese 22 milioni di euro per ammodernare il pronto soccorso dell’ospedale Cantù. A distanza di 7 anni la Regione lo chiude di notte, seguendo la logica di un qualsiasi esercizio commerciale. Mentre i sindacati di base dichiarano lo stato di agitazione e si preparano allo sciopero, l’ex Asl (oggi Asst) sta a guardare ed esegue i desiderata della politica. Domani incontro con il prefetto di Milano

19 DICEMBRE 2016

di Redazione

ABBIATEGRASSO (MILANO) – Chiusura notturna del ponto soccorso dell’ospedale Cantù, l’Unione Sindacati di Base del pubblico impiego (USB – P.I.) ha dichiarato lo stato di agitazione, cui potrebbe seguire lo sciopero generale. La decisione delle organizzazioni sociali è stata presa dopo “aver espletato in data 7 dicembre 2016 – si legge in un nota dei sindacati – il tentativo di raffreddamento con I’ASST Milano Ovest (ex Asl Milano 1, ndr), come previsto per legge”. Fallito il tentativo di trovare un accordo, dunque, è scattata la prima fase della protesta di medici, infermieri e personale amministrativo. Uno stato di agitazione in grande stile, forse anche per dare un segnale forte, che investe “tutto il personale afferente al comparto e di tutte le aziende pubbliche e private della Provincia di Milano e in particolare di tutti i Comuni dell’Abbiatense”.

Ai danni la beffa

Prosegue il comunicato dei sindacati di base: “Facendoci portavoce dei lavoratori e dei cittadini, esprimiamo il disagio e il sentimento di profonda mortificazione rispetto alla scelta unilaterale da parte dell’Azienda di chiudere il pronto soccorso di Abbiategrasso nelle ore notturne, dalle 20 alle 8. Ciò e stato deciso contro la volontà dei lavoratori dell’Azienda ASST Milano Ovest e dei cittadini dei comuni limitrofi, cui il pronto soccorso è funzionale. Riteniamo inaccettabile questa scelta, sia sul piano più strettamente sindacale che su quello più generale della rappresentanza dei diritti dei cittadini, perché in questo modo si lede il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione Italiana. Inoltre, con questa scelta, si umiliano i cittadini contribuenti, ai quali l’ammodernamento della struttura di pronto soccorso, avvenuta nel 2009, è costata circa 22 milioni di euro”.

Incontro in prefettura

Domani, martedì 20 dicembre, i sindacati incontreranno il prefetto di Milano, nell’estremo tentativo di trovare una soluzione, magari anche solo una proroga. Il faccia a faccia si svolgerà alle 12,30. Alla vigilia non c’è ottimismo. (Clicca qui per leggere la lettera di convocazione della prefettura)

Verso lo sciopero

Se lo stato di agitazione non convincerà i padroni della sanità lombarda, spesso definita un’eccellenza, a tornare sui loro passi, “la protesta non potrà che dare seguito a uno sciopero generale provinciale, ritenendo assolutamente inadeguata e mortificante la scelta di privare i cittadini di un servizio pubblico essenziale, seguendo la logica degli esercizi commerciali, aperti di giorno e chiusi di notte”.