Clamoroso retroscena nel caso Lia Vismara, il capo dei vigili di Corbetta, nel Milanese, fermata con 3 grammi di coca nell’auto. Chi ha redatto il verbale non era presenta al momento del sequestro: 4 testimoni pronti a smentire i Carabinieri di Bollate

17 FEBBRAIO 2020

di Ersilio Mattioni

CORBETTA (MILANO) – Il primo epilogo del caso Lia Gaia Vismara apre uno scenario inquietante all’interno dell’Arma dei Carabinieri: tre militari della stazione di Bollate sono stati denunciati per falso ideologico, perché hanno firmato il verbale di ritrovamento della cocaina nell’auto della comandante di Corbetta, senza però essere fisicamente presenti al momento della perquisizione. E’ clamoroso quanto sta emergendo in queste ore, dopo che il capo dei vigili ha depositato in Procura a Milano un esposto contro tre carabinieri, protagonisti assieme ad altri colleghi dei fatti accaduti la notte tra il 3 e il 4 gennaio fuori dalla palestra di Baranzate.

Le puntate precedenti

Breve riassunto delle puntate precedenti. Il comandante dei vigili di Corbetta, lo scorso 3 gennaio, si reca alla palestra di Baranzate per disputare una partita di pallavolo con la squadra della Polizia locale. All’uscita, verso le 23, saluta i colleghi e sale in auto. Ma non fa neppure in tempo a partire, quando tre uomini in borghese la fermano, si identificano come Carabinieri e perquisiscono la sua vettura. Sotto il sedile del guidatore trovano qualche grammo di polvere bianca divisa in micro dosi (si suppone cocaina, perché non verrà eseguito il drop test) e procedono poi a denunciare la comandante per spaccio.

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Il giallo del verbale

Chi sono quei tre uomini? Sembra impossibile saperlo, perché incredibilmente non saranno loro a firmare il verbale di sequestro della droga. Lo firmeranno altri Carabinieri, alcuni sopraggiunti sul posto dopo essere stati chiamati dai colleghi, quando Vismara era già stata fermata. Sul verbale si legge anche una firma femminile, Carabiniere che secondo il capo dei vigili non poteva essere presente, perché è stata vista in caserma e in uniforme (mentre l’operazione è stata svolta in borghese) solo in un secondo momento.

I testimoni oculari

A dare man forte all’esposto-denuncia della comandante ci sono anche le testimonianze di quattro persone, tra cui due agenti di Polizia locale. Erano lì, fuori dalla palestra di Baranzate, quando Vismara è stata fermata. E sono pronti a rendere la loro testimonianza: non c’era nessun Carabiniere donna e il Maresciallo che comanda (anzi che comandava, perché il responsabile dell’operazione del 3-4 gennaio è stato, coincidenza vuole, trasferito a Rho) la caserma di Bollate è arrivato solo successivamente, chiamato al telefono.

Domande senza risposta

Ma cos’è successo, davvero, quella notte? Perché i militari che hanno condotto l’operazione non hanno poi firmato il verbale? Soprattutto, perché il verbale è stato firmato da chi non era neppure presente? Un pasticcio, che secondo Vismara configura il reato di falso ideologico, assai grave per un appartenente alle Forze dell’ordine.

Le ipotesi

Le ipotesi su ciò che potrebbe essere successo sono diverse. La prima. Può darsi che i Carabinieri intervenuti in prima battuta non fossero di Bollate ma di una caserma vicina. Ma se così fosse, bisognerebbe chiedersi chi sono e perché hanno svolto servizio fuori dal loro territorio. La seconda. I Carabinieri si sono accorti che c’era qualcosa di strano in quell’operazione e hanno preferito defilarsi al momento della firma sul verbale. Supposizioni giornalistiche, basate sui fatti e sull’esame dei fatti. Nulla più. Toccherà ora ai magistrati fare chiarezza su questo sconcertante episodio, l’ennesimo di una vicenda che puzza di bruciato ogni giorno di più.

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