Animali – Collare invisibile: se il cane non obbedisce, parte l’elettrochoc

L’invenzione di dubbia moralità è prodotta e commercializzata da una ditta di Vicenza. Per gli animali è un trauma: da un trasmettitore partono gli ‘ordini’ tecnologici e se il miglior amico dell’uomo non esegue, viene punito con scariche elettriche

28 APRILE 2016

di Redazione

VICENZA – ‘Cani perduti senza collare’. Questo è il titolo del romanzo, forse il più famoso, di Gilbert Cesbron, scritto nell’immediato dopoguerra per raccontare l’odissea dei ragazzi sbandati, senza genitori, soli nell’affrontare una vita che per tutti si doveva costruire da zero. Ma qui invece vogliamo parlare di cani mai perduti pur senza collare, visibile almeno. Già, perché la tecnologia ai giorni nostri ne ha inventata un’altra: il collare invisibile, prodotto e commercializzato da un’azienda di Vicenza.

Poveri cani

Non si vede, questo ritrovato della tecnica, ma i cani lo sentono eccome. Ecco come funziona: è un collare per l’ambito domestico, nel senso che fino a 32 metri di distanza lascia il cane libero di muoversi. Se oltrepassa il perimetro fissato gli arriva un fastidioso suono e se lui, il cane, tenta comunque di andare oltre il collare emette una scarica elettrostatica che lo costringe a fermarsi. Il personaggio principale è il collare-ricevitore; il ‘padrone’ è un trasmettitore da cui partono gli ‘ordini’ tecnologici. C’è anche un collare anti-abbaiamento e c’è anche un telecomando per i cani che sono troppo testardi, che arriva fino all’elettrochoc, regolabile. Insomma una gabbia di vetro ma infrangibile.

Amara riflessione

Un pensiero un po’ molesto ci suggerisce, forse, paragoni non troppo rassicuranti anche sul nostro modo di essere: non è che proclamiamo libertà illimitate, ma quando qualcuno vuole partecipare al banchetto immediatamente alziamo le barricate, visibili o meno?