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Se in un ballottaggio i due sfidanti sono molto vicini, vince chi riesce – cosa assai rara – a riportare a votare quelli che l’hanno scelto al primo turno, senza aggiungere un elettore. Questo perché l’affluenza cala. E allora è inutile corteggiare chi – nel caso di Corbetta, la Lega e i ‘grillini’ – non seguirebbe i diktat dei partiti, ma voterebbe secondo coscienza. Parlare di più alle persone, parlano di meno ai capi-bastone: questo è il segreto

11 GIUGNO 2016

di Ersilio Mattioni

CORBETTA (MILANO) – Ogni ballottaggio è un terno al Lotto. E quello di domenica 19 giugno, fra il candidato del centrodestra Marco Ballarini (27,04%) e lo sfidante Pd Fulvio Rondena (25,7%), non fa eccezione. Ma se si studiano i ballottaggi – da quando esistono in Italia, cioè dal 1993 – si noterà una cosa: nella stragrande maggioranza dei casi vince chi riesce a riportare alle urne i propri elettori, senza aggiungerne nemmeno uno.

Il calo dell’affluenza

L’affluenza, al ballottaggio, cala in media del 10-15%, a volte di più. Le ragioni sono molte. La prima: ci sono elettori che non voterebbero se non per il candidato che hanno scelto al primo turno e se questo candidato, ormai, è fuori dai giochi, allora non vanno proprio a votare. La seconda: il ballottaggio non è entrato nella cultura italiana, si vota una volta e basta; nel caso di Corbetta poi, essendo una novità assoluta, potrebbe non essere proprio percepito. La terza: si vota a scuole chiuse e un po’ di elettori (pochi forse, ma non pochissimi) sono già in vacanza.

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I voti della Lega Nord

Certo, il consenso del Carroccio (25,3%) fa gola, sia a Ballarini sia a Rondena. Per questo è in corso il classico ‘mercato delle vacche’, con offerte di assessorati, vicesindaco, posti di qua e posti di là. Ma Luca Ferrari, il candidato sindaco della Lega che ha mancato il ballottaggio per 33 voti, sembra aver perfettamente compreso il tema: “Non faremo alleanze contro natura”, ha detto. E il punto è proprio questo: se i dirigenti padani dicessero ai propri elettori di andare a votare il Pd, quanti di loro obbedirebbero? Pochi, quasi nessuno. E’ più probabile che i leghisti vadano a votare Ballarini (anche se il candidato non è simpatico ai dirigenti) oppure che stiano a casa.

I voti del Movimento 5 Stelle

Incognita, perché i ‘grillini’ (13,7%) non danno mai indicazioni di voto al secondo turno e lasciano liberi gli elettori. In questa fase il M5S però è molto concentrato su Matteo Renzi, che considera un premier tutto fumo e niente arrosto: chi sta con lui, dunque, è un avversario. La situazione locale tuttavia potrebbe sfuggire a questa logica. E del resto gli elettori M5S difficilmente votano a destra. In linea del tutto teorica, quindi, è Rondena che può avvantaggiarsi di questo consenso, anche se è difficile percepire Rondena come un candidato di sinistra (in questo caso avrebbe stretto un accordo con Sonia Labate, che ha preso il 4,97%), dopo la sciagurata scelta di allearsi con ‘Il Gabbiano’, che ha messo in lista ex missini, ex leghisti e amministratori uscenti di Forza Italia, facendosi pubblicamente appoggiare da Sante Zuffada: un nome, una garanzia.

 Il ‘trucco’

Ma il segreto – se preferite, il ‘trucco’ – per vincere il ballottaggio è, come scritto nell’incipit, riportare alle urne i propri elettori. Impresa ardua e faticosa. C’è anche un’altra cosa, però, che i candidati sindaci Ballarini e Rondena possono fare: evitare di perdere tempo con i capi dei partiti (che non controllano i propri elettori) e parlare di più con le persone, che chiedono al futuro sindaco di essere ascoltate. A vincere il ballottaggio sarà il più umile.

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