La ‘Morabe’ di Vanzaghello, nel Milanese, ferma la produzione e 200 lavoratori rischiano il posto. Il titolare vola a Roma per tentare di risolvere il problema. I sindacati accendono i fari sull’azienda

4 AGOSTO 2020

di Deborah Alì

VANZAGHELLO (MILANO) – Tutto fermo alla ‘Marobe’ di Vanzaghello: l’azienda del Milanese (che si era aggiudicata un appalto per la produzione di 174 milioni di mascherine) ha di colpo interrotto il rapporto di lavoro con i neo assunti 200 dipendi, quasi tutte donne.

Ferie forzate

Dal 17 luglio lavoratori e lavoratrici sono stati lasciati a casa (la richiesta è di mettersi in ferie) e adesso, sulla vicenda, sono intervenuti i sindacati per cercare di fare chiarezza. Dalla ditta nessun commento.

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Dubbi sui test

Secondo le informazioni disponibili ci sarebbe stato un problema con alcuni test eseguiti sulle mascherine, i quali avrebbero dato un risultato di non conformità. I titolari della ‘Marobe’, però, non sarebbero per nulla convinti di quei test.

Viaggio a Roma

Al punto da recarsi a Roma, al ministero, per cercare di dirimere la questione e tornare al lavoro, chiedendo quindi ai 200 dipendenti di riprendere il loro posto. “Pare si tratti di un semplice errore dei test – spiega una nostra fonte – e in ogni caso il titolare ha preferito chiudere l’azienda per andare a Roma e risolvere il problema.

Lavoro a rischio

Tutti i lavoratori, per ora, sono a casa, ma torneranno al lavoro appena il problema sarà risolto. I dipendenti che invece stanno ancora lavorando sono gli amministrativi e gli operai che si occupano di altro e non delle mascherine”.

I Cobas: “Messaggi della proprietà”

A intervenire sulla questione sono stati anche i sindacati, che nei giorni scorsi hanno avuto più incontri con i dipendenti. “Ho incontrato una decina di lavoratori – ci spiega Eugenio Busellato del Cobas – e la maggior parte di loro sono giovani, che arrivavano da situazioni disperate. Mi hanno fatto vedere i messaggi inviati dalla proprietà che diceva loro di stare a casa in ferie”.

La Cisl: “Prudenza”

La situazione è delicata. In tanti rischiano di non riprendere più il lavoro. Il sindacalista Vito Zagaria (Cisl) ma non si è invece voluto sbilanciare: “Per il momento non ci sono notizie chiare e precise. Nei prossimi giorni ci sarà un’altra assemblea, ma una parte dei lavoratori hanno ripreso a lavorare e siamo in attesa di poter aprire una Cigo (cioè la Cassaintegrazione, ndr) in base alle nuove normative per tutti gli altri”.

L’azienda: “No comment”

Abbiamo provato a contattare anche Christian Cagnola, responsabile dell’azienda, ma senza successo.

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