I militari irrompono in una corte di cinesi, ad Arluno, nel Milanese: perquisizioni e indagini sui titolari di un autolavaggio. La pista della sparatoria

di Francesca Ceriani

2 AGOSTO 2018

ARLUNO (MILANO) – Hanno attirato l’attenzione dei passanti, il pomeriggio del 16 luglio, le 5 auto dei Carabinieri ferme in un vicolo del centro storico ad Arluno, nel Milanese. I militari si sono fermati fuori da una delle due corti del vicolo, dove vive una famiglia di nazionalità cinese, che gestisce un autolavaggio.

La sparatoria

Non sono ancora chiari i motivi per cui le Forze dell’ordine si siano recate lì in massa, né tantomeno quali esiti abbia avuto la ‘visita’. Certo è, che ci possa essere un legame con un fatto di cronaca avvenuto a Vittuone, il paese accanto, la sera di Pasqua (lo scorso primo aprile). In quell’occasione due malviventi a bordo di uno scooter avevano sparato cinque colpi contro la vetrina di un negozio (che, nonostante fossero le 22 passate, era ancora aperto) gestito da persone di nazionalità pakistana. All’interno dell’attività commerciale, al momento della sparatoria, c’erano due persone; immediato l’arrivo dei Carabinieri.

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Il movente

Uno dei proprietari dell’attività aveva raccontato a ‘Libera Stampa l’Altomilanese’, in esclusiva, i suoi sospetti: “Qualche mese fa ho aiutato un mio amico a uscire da una situazione difficile – aveva dichiarato il gestore 22enne – Lavorava per un autolavaggio della zona, ma i proprietari di origine cinese non lo pagavano. Così lui ha deciso di rivolgersi ai sindacati e io, che parlo italiano meglio di lui, l’ho aiutato e l’ho accompagnato per tradurre quello che voleva dire. Quando i suoi capi lo hanno saputo, lo hanno minacciato, dicendogli che avrebbero ammazzato lui
e chi lo aveva aiutato”.

Il collegamento

Il ‘blitz’ dei Carabinieri di lunedì pomeriggio ad Arluno, dove vivono i gestori cinesi di un autolavaggio, potrebbe essere collegato con la sparatoria contro il negozio di pakistani a Vittuone? Le indagini su quella sparatoria sono ancora in corso. E gli inquirenti, avendo raccolto indizi utili, potrebbero aver deciso di approfondire la pista dell’intimidazione. Nelle prossime settimane sapremo se vi saranno sviluppi significativi.

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