I messaggi choc e le minacce contro il nuovo fidanzato: “Lo ucciderò, lo brucerò. Lo sciolgo nell’acido”

19 OTTOBRE 2020

Di Francesco Colombo

CUGGIONO (MILANO) – Perseguitava la sua ex fidanzata e il suo nuovo compagno. La minacciava, la insultava e la terrorizzava, “mettendo in pericolo la sua incolumità e quella dei sui congiunti”.

Minacce e insulti: 35enne arrestato

Un 35enne residente a Cuggiono, nel Milanese, è finito in carcere con l’accusa di atti persecutori nei confronti della sua ex compagna, ai sensi dell’articolo 612 bis del codice penale. La misura di custodia cautelare è stata disposta dal Giudice per le indagini preliminari di Milano, Manuela Cannavale, ed è stata eseguita martedì 12 ottobre dai Carabinieri di Cuggiono. L’uomo, difeso dall’avvocato Roberto Grittini di Abbiategrasso, si trova ora rinchiuso in una cella del carcere milanese di San Vittore ed è stato sottoposto giovedì scorso, 15 ottobre, all’interrogatorio di garanzia.

L’inizio della relazione

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Il giovane cuggionese, classe 1984, conosce la vittima nel 2017 e, dopo un breve periodo di frequentazione, intreccia con lei una relazione sentimentale. La donna, però, ha 12 anni in più di lui e, a causa della differenza di età, fa presente al ragazzo che “la relazione non può essere stabile e duratura”. Nel 2019 la vittima – residente ad Abbiategrasso – decide di troncare il rapporto, dopo aver scoperto che l’indagato controllava la sua posizione e i suoi movimenti tramite l’uso di un’app installata sul cellulare. E’ in questo momento che il 35enne cuggionese reagisce in maniera violenta e “inizia ad attuare un vero e proprio disegno persecutorio”.

Minacce tramite sms e mail

Quella del 35enne cuggionese è una escalation morbosa di violenza, che inizia nel 2019, si intensifica a febbraio 2020 e termina qualche giorno fa, anche se la donna – terrorizzata – trova il coraggio di denunciarlo solo il 5 ottobre. In una prima telefonata, l’uomo minaccia e offende la vittima: “Sei una merda, sappi che chi ti avvicina lo ucciderò. Lo brucerò. Tu devi stare con me e con nessun altro”. Nel mese di febbraio 2020 il cuggionese le lascia sul parabrezza dell’auto un flacone pieno di benzina per intimidirla. Il 9 febbraio invia alla sua ex un messaggio minatorio: “Sono pronto a tutto, e a te non rinuncerò mai”. In estate, invece, arrivano le mail dal tono minaccioso e il 16 agosto l’uomo scrive alla vittima: “Mi dici la verità, per piacere? O devo scoprirlo io, almeno faccio un disastro che ne parlano i telegiornali?”. E ancora il 28 e il 29 agosto: “O ricominciamo, oppure faccio di tutto per andare in galera, almeno mi viene il coraggio di farla finita. La mia è una missione per salvarti. Tra poco arrivo, ed io arrivo ovunque. Tu non hai ancora capito la potenza che ho, te ne accorgerai a breve”.

L’auto bruciata e le minacce di morte

In effetti, l’uomo passa dalle parole ai fatti e lo scorso 3 ottobre brucia l’autovettura del nuovo compagno della 48enne abbiatense. Il 4 ottobre perde definitivamente ogni freno e minaccia di morte tutti quelli che gravitano attorno alla donna: “Li ammazzo e poi li sciolgo nell’acido”.

L’arresto e le valutazioni inquietanti dei giudici

Dopo un anno di inferno, l’uomo viene arrestato dai Carabinieri e portato in carcere. I giudici mettono nero su bianco valutazioni inquietanti: “La donna – scrive il Gip – è sopraffatta dall’ansia e dal timore di essere nuovamente aggredita ed è costretta a cambiare le proprie abitudini quotidiane”. Per il magistrato, il 35enne mette a rischio l’incolumità della vittima e dei suoi affetti: “I fatti dimostrano la sua indole pericolosa. Ha dimostrato di essere capace di rivolgerle minacce temibili e gravi, dal tenore intimidatorio di notevole portata”.

Il carcere, l’unico modo per fermarlo

L’unica misura adeguata per fermarlo è il carcere: “Gli scatti d’ira dell’uomo, la sua indole violenta, la sua assoluta incapacità di autocontrollo inducono a presumere che una misura alternativa non sarebbe rispettata. L’uomo considera la donna come un oggetto di sua proprietà, non ha dimostrato alcun rimorso – conclude il Gip – né alcuna lettura critica delle sue condotte”. Per questa ragione è finito dietro le sbarre di una cella, dove non potrà più fare del male a una donna che, dopo oltre un anno, vede finire il suo più grande incubo.

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