Beve nel bagno della scuola fino a stare male, poi sviene e finisce quasi in coma etilico. Succede all’Ipsia Marcora di Inveruno, nel Milanese, dove una ragazza di 15 anni ha rischiato la vita: è stata soccorsa e trasportata in ospedale in codice rosso. Falle nel sistema dei controlli della scuola

12 DICEMBRE 2016

di Francesco Colombo

INVERUNO (MILANO) – Beve con le compagne di classe nel bagno della scuola fino a stare male, poi sviene e finisce quasi in coma etilico. Soccorsa da un’ambulanza del Cvps di Arluno, viene portata in codice rosso all’Ospedale di Magenta. E’ successo la mattina di mercoledì 7 dicembre all’Ipsia Marcora di Inveruno, nel Milanese. E oggi si apre una riflessione a tutto campo, che chiama in causa anche i vertici della scuola superiore.

I fatti

Lei, 15 anni, è una studentessa di prima superiore che frequenta il corso moda dell’istituto Marcora. Le compagne dicono che volesse festeggiare l’arrivo del ponte dell’Immacolata. E così ha pensato bene di portarsi a scuola delle bottiglie di superalcolici – sembra vodka e sambuca – trovate dai soccorritori nel bagno, dove aveva perso i sensi. Secondo le prime ricostruzioni, la ragazzina avrebbe portato l’alcool da casa mettendolo nello zaino. Una volta arrivata a scuola lo avrebbe nascosto nei bagni: lì si era data appuntamento con alcune amiche per una ‘bevuta in compagnia’ tra una lezione e l’altra. E così, a un certo punto, la 15enne ha chiesto al professore di andare in bagno. Da lì è uscita quasi in coma etilico, su una barella dei soccorritori.

Il bollettino medico

La studentessa sta meglio: è stata tenuta per diverse ore in osservazione al pronto soccorso nel nosocomio magentino, ma non ha né rischiato la vita né danni permanenti. Certo, la gravità dell’accaduto ha sconvolto l’intero Ipsia Marcora, che non riesce a darsi una spiegazione su come sia stato possibile che una studentessa si sia ridotta in quelle condizioni tra le mura dell’istituto.

Le falle nel sistema dei controlli

Pur senza accusare e puntare il dito contro nessuno, è evidente che diversi soggetti dovranno dare delle spiegazioni su quanto è successo. In primis il dirigente scolastico, che per ora predica prudenza. In secondo luogo il professore che si trovava in classe in quei momenti. Premesso che una distrazione può capitare a tutti e che non è poi così difficile nascondere bottiglie d’alcool nello zaino, una domanda sorge spontanea: il docente che era in classe non si è accorto dell’assenza prolungata della ragazzina dall’aula? Perché? E ancora: se, come sembra, parliamo di una ragazzina che viveva una situazione di difficoltà familiare, perché non sono state predisposte adeguate misure di prevenzione e di controllo? Gli aspetti da chiarire sono tanti, le responsabilità da attribuire altrettanto. E le spiegazioni dovranno arrivare in fretta, per evitare che questa si trasformi nella classica situazione ‘all’italiana’, dove alla fine la colpa è di tutti, ma a pagare non è mai nessuno.

L’intervento dei Servizi sociali

Toccherà ai Servizi sociali intervenire sulla spinosa vicenda. Dalle prime informazioni l’ospedale di Magenta avrebbe subito segnalato alle autorità competenti l’episodio, che riveste una gravità senza precedenti. E del resto non stupisce sapere che la ragazzina, sempre secondo le testimonianze di chi l’ha conosciuta, vivesse una situazione familiare complessa e difficile già da diverso tempo. Un caso noto alla scuola, che purtroppo ha margini di manovra molto limitati in situazioni di questo tipo. Tutt’altro capitolo è il ragionamento sul sistema dei controlli dell’istituto, che oggettivamente ha dimostrato in questo caso di avere falle grosse a cui mettere mano.

La dichiarazione del preside

Il dirigente scolastico, Carmelo Profetto, si è detto disponibile a rilasciare interviste nei prossimi giorni. Ha rilasciato una dichiarazione nella quale predica prudenza sull’episodio: “Al momento consigliamo di attendere chiarimenti in quanto i soggetti minorenni coinvolti vivono già situazioni complesse e delicate. Mi rendo disponibile per un’intervista sul tema dell’emergenza educativa sempre più in aumento”.