Cuggiono, il pentito di mafia: “Agricoltore massacrato di botte per droga e soldi”

Al processo Hydra il pentito Bellusci racconta un episodio agghiacciante. Un uomo si scagliò contro un agricoltore cuggionese: “Lo cercammo e lo trovammo sul trattore. Fu massacrato“. Nessuno dei due coinvoti nel racconto di Bellusci è indagato in Hydra, la Procura avvia le indagini sulle parole del pentito

di Ersilio Mattioni

CUGGIONO (MILANO) – Avrebbero cercato per settimane un gricoltore di Cuggiono, pregiudicato per traffico di droga e tentato omicidio, fino a quando lo avrebbero trovato mentre lavorava su un trattore nelle campagne tra Cuggiono e Castelletto. A quel punto l’uomo, detto “il pugile di Magenta”, pure lui pregiudicato, lo avrebbe trascinato giù dal mezzo e massacrato di botte, tra schiaffi, pugni e calci. «L’ha massacrato di botte, dottore», ha raccontato oggi in aula Francesco Bellusci, collaboratore di giustizia, al processo di mafia Hydra, rispondendo alle domande del pm Rosario Ferracane. Sullo sfondo, secondo la sua ricostruzione, 10.000 euro, un chilo di cocaina e un rapporto criminale nato con la forza. La vicenda riguarda due soggetti – un agricoltore di Cuggiono e un 54enne di Magenta – che non sono indagati nell’ambito di Hydra.

L’agricoltore di Cuggiono e la cocaina

La storia raccontata da Bellusci parte da un agricoltore molto conosciuto a Cuggiono. Il collaboratore dice di conoscerlo personalmente da quando, ancora ragazzo, si era trasferito in paese. Ma davanti alle domande del pm il racconto prende subito un’altra direzione. «Come lavoro principale fa il contadino, ha un sacco di terreni, però ha sempre spacciato a Cuggiono», sostiene Bellusci. «Spacciato che cosa?», domanda Ferracane. «Cocaina». E sui quantitativi il collaboratore non usa mezzi termini: «Un chilo, due chili ogni due settimane».

Secondo Bellusci, il cuggionese avrebbe acquistato la droga per poi dividerla in dosi e venderla a una clientela locale. «Lui prendeva un chilo, poi lo spaccava, faceva le palline e le vendeva», racconta. Il collaboratore parla anche di una notevole disponibilità economica, che attribuisce proprio allo spaccio, e ricorda che l’agricoltore avrebbe aperto insieme a Toto Cutrì un negozio di prodotti tipici calabresi.

Ripartire da Marcallo

È in questo contesto che entra in scena un 54enne, originario di Magenta e residente a Mesero. Secondo Bellusci era affiliato alla ’ndrangheta e sarebbe stato successivamente elevato alla dote di Sgarrista. Il collaboratore lo descrive come un uomo particolarmente capace di usare la violenza: «Sapeva usare molto bene le mani», tanto che, racconta, veniva chiamato “il pugile di Magenta”. Dopo essere tornato in libertà, il 54enne avrebbe voluto riallacciare i rapporti con il cuggionese per ottenere cocaina a credito e ricominciare a spacciare. «Voleva riagganciare l’agricoltore per prendere del materiale a credito», racconta Bellusci. «Che materiale?», chiede Ferracane. «Cocaina».

L’obiettivo, secondo il collaboratore, era quello di rimettersi economicamente in piedi e rendersi autonomo sia da Bellusci sia da Giacomo Cristello. La zona scelta sarebbe stata Marcallo, dove il 54enne frequentava un bar e, secondo Bellusci, disponeva di una rete di conoscenze utile per vendere lo stupefacente. Richiamando il verbale del 3 dicembre 2025, il pm ricorda una frase attribuita proprio al 54enne: «Inizia a darmi un etto, due etti, così mi tiro un attimino su Marcallo, inizio a lavorare su Marcallo». Bellusci conferma.

Il primo incontro

Il 54enne avrebbe però già provato a contattare l’agricoltore senza successo. «Si faceva negare», dice Bellusci. A quel punto sarebbe stato proprio il collaboratore a organizzare un incontro tra i due a Castelletto di Cuggiono, in un luogo scelto dall’agricoltore perché aveva dei terreni nelle vicinanze. È qui che, secondo Bellusci, la situazione cambia tono. Il magentino contesterebbe al cuggionese di essersi sottratto ai precedenti tentativi di contatto e gli imporrebbe di consegnargli 10.000 euro e cocaina.

«Gli dice che deve portare 10.000 euro subito e che gli deve portare anche un chilo di droga», racconta Bellusci. Ferracane insiste su quello che sarebbe successo subito dopo: «C’è stato qualche episodio di violenza fisica?». Bellusci ricorda: «Mi sembra che lui gli aveva tirato uno schiaffo». Il cuggionese, sempre secondo questa ricostruzione, si sarebbe spaventato e avrebbe promesso di consegnare il denaro. Sulla cocaina si sarebbe invece aperta una sorta di contrattazione: il 54enne avrebbe inizialmente chiesto un chilo, poi avrebbe accettato di partire da quantitativi più piccoli, 100 o 200 grammi, da prendere comunque a credito.

“Dopo lo schiaffo non ha capito nulla”

Ma la promessa, secondo Bellusci, non sarebbe stata rispettata. L’agricoltore si sarebbe nuovamente reso irreperibile per alcune settimane. Il 54enne sarebbe allora tornato da Bellusci: «Guarda, questo qua ancora non è passato. Si vede che quello schiaffo che gli ho tirato comunque non ha capito nulla questo». Poi la decisione: «Iniziamo a dargli la caccia e vediamo dove beccarlo». Bellusci racconta di essersi informato e di aver saputo che il cuggionese stava lavorando nella zona tra Cuggiono e Castelletto. I due lo avrebbero quindi individuato mentre era sul trattore. «Il 54enne scende subito dalla macchina, lo prende, lo tira giù dal trattore, lo tira giù a forza e lo picchia», racconta Bellusci. «Lo picchia in che termini?», domanda il pm. «A schiaffi, a calci e a pugni. L’ha massacrato di botte, dottore».

«Adesso mi dai un chilo»

Secondo Bellusci, l’agricoltore non avrebbe reagito. E il 54enne gli avrebbe spiegato chiaramente il motivo dell’aggressione: aveva commesso una “mancanza”, promettendo prima denaro e cocaina e rendendosi poi nuovamente irreperibile. A quel punto la richiesta sarebbe diventata ancora più pesante. «Adesso allora, se tu non lo capisci così, mo io mi impongo e tu adesso mi dai un chilo e vediamo se non mi dai un chilo, più 10.000 euro», ricostruisce Bellusci riferendo il senso delle parole pronunciate.

Il collaboratore dice di non aver partecipato materialmente al pestaggio, ma di avervi assistito. E ammette di aver detto all’agricoltore che avrebbe dovuto rispettare quanto richiesto: «Doveva adempiere al suo dovere perché sennò le conseguenze erano sempre queste qua». Poi aggiunge una frase ancora più esplicita: «Dove lo beccava, lo beccava, lo spaccava di botte».

La consegna di 10.000 euro e un chilo di cocaina

Alla fine, secondo il collaboratore, il cuggionese avrebbe ceduto. La consegna sarebbe avvenuta poco dopo: 10.000 euro in contanti e un chilo di cocaina. Bellusci precisa però di non aver assistito personalmente a questo passaggio. A raccontarglielo sarebbe stato il 54enne, dopo aver ricevuto denaro e droga. La vicenda, però, non sarebbe finita con il pestaggio e la consegna. Al contrario. Bellusci aggiunge: «Le cose tra loro due si erano sistemate e continuarono a lavorare insieme fino a quando poi a me non mi hanno arrestato». Secondo il collaboratore, il cuggionese avrebbe quindi continuato a fornire cocaina al 54enne fino al 2023, senza ulteriori contrasti. «Poi è filato tutto», sintetizza Bellusci.

Le indagini per i riscontri

L’inizio della vicenda viene collocato dal collaboratore nel 2019, prima che il 54enne ricevesse, sempre secondo il racconto di Bellusci, la dote di Sgarrista. Una storia di droga, denaro e violenza ricostruita oggi davanti al Tribunale: le parole del collaboratore di giustizia verranno sottoposte ad accertamenti. Le indagini stabiliranno se il racconto di Bellusci sarà riscontrato.