Da Betlemme a Legnano, il lungo viaggio dei piccoli ambasciatori di pace

Sei ragazzi palestinesi ospitati dalle famiglie legnanesi partecipano all’oratorio estivo e incontrano il sindaco Lorenzo Radice a Palazzo Malinverni

di Raffaele Specchia

LEGNANO (MILANO) – Un viaggio durato quasi 30 ore, affrontato per raggiungere un luogo lontano dalla guerra, dai checkpoint e dal rumore delle bombe. Il secondo gruppo di bambini coinvolti nel progetto “Bambini senza confini” è arrivato venerdì 3 luglio, nel primo pomeriggio, all’aeroporto di Milano Malpensa. Per molti di loro si è trattato del primo viaggio in aereo della vita. La partenza era avvenuta alle 6 del mattino di giovedì 2 luglio. Da Betlemme i ragazzi hanno raggiunto la Giordania e poi l’Italia, affrontando un percorso reso complesso dai controlli e dalle limitazioni agli spostamenti. L’iniziativa rientra nel programma “Educare alla Pace”, ideato da padre Ibrahim Faltas e sostenuto da oltre vent’anni dall’Associazione Oasi di Pace Aps, presieduta da Adriana Sigilli.

Ospitati dalle famiglie di Legnano

Legnano, i bambini di Betlemme ambasciatori di pace

Dal 3 al 14 luglio, Christian, Nicolas, Joseph, Boulos, David e gli altri ragazzi, di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, saranno ospitati da alcune famiglie legnanesi. Parteciperanno inoltre alle attività dell’oratorio estivo di San Pietro, insieme ai coetanei italiani e agli animatori. Il progetto è stato reso possibile dalla collaborazione tra famiglie, volontari, associazioni e parrocchie del territorio. L’obiettivo è offrire ai bambini alcuni giorni di serenità e permettere loro di conoscere una realtà diversa da quella segnata quotidianamente dal conflitto.

L’accoglienza a Palazzo Malinverni

Sabato pomeriggio i piccoli ambasciatori di pace sono stati ricevuti a Palazzo Malinverni, nella Sala degli Stemmi, dal sindaco Lorenzo Radice, dall’assessora alla Cultura Sara Borgio e dai consiglieri Cristina Scutari, Sana El Gosairi e Pietro Cecalupo. All’incontro hanno partecipato anche la presidente dell’Oasi di Pace Adriana Sigilli e la volontaria Elena Foglia. Radice ha raccontato il viaggio compiuto insieme ad altri sindaci dell’Alto Milanese nei territori colpiti dalla guerra, sottolineando la necessità di costruire ponti di pace e di amicizia. Grazie alla presenza di un traduttore, i ragazzi hanno potuto rivolgere alcune domande agli amministratori. Al termine dell’incontro sono state consegnate loro delle borse personalizzate contenenti un piccolo gioco e il dépliant informativo “Quattro passi per Legnano”.

«Un gesto concreto per costruire la pace»

Legnano, i bambini di Betlemme ambasciatori di pace

La volontaria Valentina Valente spiega che il progetto non vuole limitarsi a richiamare genericamente il valore della pace, ma trasformarlo in un’esperienza concreta. «Vogliamo far vivere a questi bambini alcuni momenti di spensieratezza, lontano da muri, divise militari ed echi di bombe. Costruire la pace non significa semplicemente evocarla, ma assumersi la responsabilità di coltivarla insieme». Valente definisce l’iniziativa «una goccia nel mare», ma aggiunge che «i sorrisi di questi ragazzi mentre disputano una partita di calcetto in un vero campo sono grandi come oceani».

Nuovi progetti con scuole e ragazzi

L’esperienza potrebbe proseguire nei prossimi mesi con nuove iniziative. Attorno al progetto, nato da poco, si è infatti formato un gruppo composto da numerosi volontari, associazioni e parrocchie. Tra le ipotesi allo studio c’è il coinvolgimento delle scuole, anche attraverso uno scambio epistolare tra i bambini di Betlemme e i loro coetanei italiani. L’obiettivo è creare rapporti duraturi e non limitare il progetto ai giorni trascorsi in Italia.

«Betlemme è una prigione a cielo aperto»

Nei racconti dei bambini emerge la difficoltà della vita quotidiana a Betlemme. «È praticamente una prigione a cielo aperto – racconta Valente – dominata da un muro enorme e impossibile da cancellare dalla mente». Sigilli aveva indicato fin dall’inizio la finalità più profonda del progetto: «Dobbiamo togliere questo muro dalla mente dei bambini, dobbiamo fare in modo che non si insinui nei loro cuori». Dall’inizio della guerra la Terra Santa si è progressivamente svuotata. Il turismo si è fermato, molte persone hanno perso il lavoro e chi ha potuto ha lasciato la zona. Gli spostamenti sono estremamente difficili e ogni controllo può richiedere ore.

Una giornata per raggiungere Amman

Legnano, i bambini di Betlemme ambasciatori di pace

L’aeroporto di Amman si trova a circa due ore di automobile da Betlemme, ma i bambini hanno impiegato un’intera giornata per raggiungerlo, tra cambi di autobus e checkpoint. Frequentano la scuola in modo discontinuo e, durante la notte, vedono i missili attraversare il cielo. Vivono inoltre la sofferenza dei loro coetanei che, sotto le bombe, stanno perdendo la casa, la famiglia e l’infanzia.

Il legame con i sindaci lombardi

La scelta della Lombardia nasce dal viaggio compiuto lo scorso febbraio da una delegazione di sindaci del territorio, che aveva visitato Betlemme e Gerico per conoscere direttamente la situazione delle comunità coinvolte nel conflitto. Da quell’esperienza è nata l’idea che anche i Comuni e le associazioni locali potessero offrire un contributo concreto. «La pace non può restare un concetto astratto – osserva Valente – ma richiede un impegno collettivo e quotidiano».

Il racconto della famiglia ospitante

Tra le famiglie coinvolte ci sono Francesca De Rosa e Paolo Strazio, che hanno accolto uno dei bambini. La decisione è nata dal desiderio di compiere un gesto di solidarietà, ma anche di offrire ai propri figli un’importante occasione di crescita. L’inizio non è stato semplice. «Appena ci ha visti ha cominciato a piangere e non voleva venire con noi. Era spaesato e impaurito, lontano dalla famiglia e dalle sue abitudini», raccontano. Con il trascorrere dei giorni, però, il bambino ha iniziato ad aprirsi e a partecipare alla vita familiare. «Ogni giorno lo vediamo più sereno. Il tempo, la pazienza e l’affetto possono fare molto».

«Si stanno creando legami autentici»

Anche il rapporto con i figli della coppia è cresciuto rapidamente. I bambini giocano, ridono e condividono momenti semplici, superando progressivamente le differenze di lingua e cultura. Le famiglie ospitanti si confrontano quotidianamente, condividendo emozioni, difficoltà e piccoli successi. Ne è nato un forte spirito di collaborazione, con la sensazione di essere parte di un’unica comunità. «Ospitare un bambino significa aprire le porte della propria casa, ma soprattutto del proprio cuore. È un gesto che arricchisce chi lo riceve, ma ancora di più chi lo compie».