In pieno centro i boss di tre diverse mafie si riunivano per spartirsi gli affari illeciti sul territorio (soprattutto il business della droga) e per regolare i loro conti

di Redazione

DAIRAGO (MILANO) – Si sono svolti a Dairago alcuni vertici tra i presunti boss locali di mafia, camorra e ‘ndrangheta. L’obiettivo era quello di spartirsi il territorio per poter portare avanti, senza lotte intestine, gli affari illegali, soprattutto lo spaccio di droga e le estorsioni.

I boss seduti al tavolo

È quanto emerge dalle carte dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che lo scorso 21 ottobre ha visto finire in carcere 14 persone e altre 139 iscritte nel registro degli indagati. Le accuse vanno da piccoli reati fino all’organizzazione di stampo mafioso. Secondo i magistrati, tra il marzo 2020 e il gennaio 2021, i responsabili di zona delle cosche della mafia siciliana, della camorra e della ‘ndrangheta, avrebbero dato vita a una serie di incontri segreti tra Dairago, Busto Garolfo e Inveruno. A Dairago, in particolare, sono stati monitorati dei magistrati diversi summit mafiosi

I vertici tra i boss

Durante questi vertici i boss avrebbero stipulato un accordo di non belligeranza. Alcuni di questi incontri si sono svolti a Dairago nei locali di una società commerciale, che si trova nel centro del paese. In particolare, in due diverse occasioni, tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021, a Dairago si sarebbero svolte riunioni per decidere come riciclare ingenti quantità di denaro. Si trattava di un vero e proprio fiume di soldi, che sarebbero dovuti servire a mantenere le famiglie degli affiliati alle cosche che si trovavano in carcere.

Le intercettazioni telefoniche

 “I soldi li ho presi io – a parlare, senza sapere di essere intercettato è uno dei partecipanti al primo summit tenutosi a Dairago – Perché? Per i carcerati, sono serviti ai carcerati! Mandiamo in settimana, un pensiero per i carcerati: quella è la cosa principale”.

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La pax mafiosa

In un vertice successivo, invece, il tema era proprio la pax mafiosa: una sorta di patto per spartirsi il territorio e l’esercizio delle attività illecite nell’area che va da Lonate Pozzolo, storica zona di ‘ndrangheta, fino a Legnano ad est, a Busto Arsizio a nord e ad Abbiategrasso a sud.

L’intervento della magistratura

Un patto che ha funzionato fino all’intervento della magistratura, che ha chiesto l’arresto le 153 persone. Il Tribunale ha concesso però la custodia cautelare in carcere solo per 11 soggetti, non avallando la tesi del “consorzio delle mafie”. La Direzione distrettuale antimafia di Milano ha così presentato ricorso al Trinubale del Riesame, che deve ancora riunirsi per decidere sul destino di tanti presunti boss e picciotti, attivi nei nostri paesi.