A processo i due medici che visitarono la donna al pronto soccorso del ‘Fornaroli’ nel giugno del 2018. La Procura di Milano chiede due volte l’archiviazione del caso, ma il Giudice per le indagini preliminari non è convinto e spedisce i due dottori a processo. L’avvocato: “Non ci fu alcuna negligenza, gli accertamenti clinici diedero esito negativo”

di Francesco Colombo

MAGENTA (MILANO) –  Dimessa dal pronto soccorso dell’ospedale di Magenta, una 26enne muore dopo 20 giorni a causa di una trombosi alla gamba.

Dimessa, muore 20 giorni dopo

Per questa terribile tragedia, accaduta nel 2018, due medici sono finiti a processo davanti all’ottava sezione penale del Tribunale di Milano, presieduta dal giudice Maria Luisa Balzarotti.

I primi esami al Pronto Soccorso

Siamo alla fine di giugno del 2018. La donna, che ha un bambino piccolo, si reca al pronto soccorso dell’ospedale ‘Fornaroli’ a causa di un malessere e di alcuni dolori a una gamba. La visitano i medici in servizio al reparto di emergenza-urgenza, ma gli accertamenti danno esito negativo. I sanitari allora la dimettono e le prescrivono un ecodoppler, dal quale non risulteranno anomalie.

L’aggravamento delle condizioni e la morte

Dopo circa 20 giorni le condizioni di salute della donna si aggravano e la 26enne muore a causa di una trombosi. È in questo momento che ha inizio una vicenda giudiziaria particolarmente complessa. La Procura di Milano, infatti, apre un’inchiesta, all’esito della quale il Pubblico ministero ritiene di non aver riscontrato colpe o negligenze in capo ai medici del pronto soccorso che visitarono la donna.

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La Procura vuole l’archiviazione, ma il Gip dispone il processo

La prima richiesta di archiviazione viene respinta dal Giudice per le indagini preliminari dopo l’opposizione dei parenti della vittima, con l’indicazione alla Procura di effettuare nuovi accertamenti. I periti dell’accusa, però, dopo ulteriori indagini, giungono alla medesima conclusione: i due sanitari non hanno colpe. E così viene il Pm Mauro Clerici avanza una nuova richiesta di archiviazione al Gip, che la respinge per la seconda volta e ordina l’imputazione coatta. I due medici finiscono così a processo per omicidio colposo commesso nell’esercizio della professione sanitaria.

I familiari della vittima chiedono un risarcimento

Nel procedimento si sono costituiti parte civile anche la madre e il compagno della giovane donna. I due medici, che al momento sono ancora in servizio, sono difesi dai legali Ilaria Scaccabarozzi e Sandro Cannalire.

L’avvocato difensore: “Non ci fu alcuna negligenza”

“Non è stata commessa alcuna negligenza o leggerezza – commenta l’avvocato Scaccabarozzi – perché, quando la donna arrivò al pronto soccorso, gli imputati svolsero tutti gli esami e gli approfondimenti del caso, dai quali non emerse alcun tipo di problema. Per questo l’hanno dimessa. Quanto accaduto è una tragedia, ma è stato fatto tutto il possibile e non vi sono responsabilità in capo ai medici. Persino i periti della Procura hanno testimoniato in aula che la trombosi che ha colpito la 26enne non era in atto quando fu visitata al pronto soccorso”.