I sindaci di Busto Garolfo, Casorezzo e Canegrate chiedono di essere ricevuti dal ministro Costa nell’estremo tentativo di bloccare la discarica che ‘Solter Srl’ vorrebbe costruire nell’area protetta del Parco del Roccolo, per la precisione nelle Cave di Casorezzo

26 SETTEMBRE 2020

di Ersilio Mattioni

BUSTO GAROLFO-CASOREZZO (MILANO) – I sindaci Susanna Biondi (Busto Garolfo), Pierluca Oldani (Casorezzo) e Roberto Colombo (Canegrate) scrivono un’accorata lettera al ministero dell’Ambiente, Sergio Costa, denunciando “una situazione assurda”.

Massima urgenza

“Noi sottoscritti Roberto Colombo, sindaco di Canegrate e presidente del PLIS del Roccolo (Parco locale di interesse sovracomunale), Pierluca Oldani, sindaco di Casorezzo e Susanna Biondi, sindaca di Busto Garolfo siamo a chiederLe di essere urgentemente ricevuti da Lei, Signor Ministro, perché nel nostro territorio si sta verificando una situazione assai grave e, insieme ai cittadini dell’Altomilanese, del Magentino e dell’Abbiatense, sentiamo forte la necessità di informarLa”.

Un’area da tutelare

“La questione – spiegano i sindaci al ministro Costa – riguarda l’Ateg11 che si trova all’interno del PLIS del Roccolo, tra i Comuni di Busto Garolfo e Casorezzo, incluso dal PTCP nei corridoi ecologici primari (…) L’area è dunque destinata a garantire la connettività ambientale necessaria al mantenimento delle popolazioni florofaunistiche di aree di nucleo, come il Parco del Ticino e il Bosco di Vanzago e i diversi siti della rete natura 2000 presenti in zona.

Il paradosso

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Città Metropolitana di Milano, in una relazione del 23 marzo 2016, evidenzia che il PLIS del Roccolo “si colloca strategicamente tra i Siti di Importanza Comunitaria del Ticino e quelli situati nell’Ovest Milanese ed è classificato come area prioritaria per la Biodiversità dal Piano Regionale delle Aree Protette”. Eppure, spiegano i sindaci “incomprensibilmente Città Metropolitana di Milano, a fronte della presentazione (nel 2015) da parte della società ‘Solter Srl’ di un progetto per la realizzazione di una discarica di rifiuti speciali di 65.000 metri cubi” dà il via libera al progetto.

Decisione surreale

La Via (Valutazione di impatto ambientale) rilasciata da Città Metropolitana di Milano ha del surreale, perché l’ex Provincia ha “declassato sistematicamente i numerosi criteri escludenti e penalizzanti previsti dal PRGR e dal PPGR, in mere prescrizioni (ne contiene ben 37!). Basti citare come esempio il necessario rispetto di almeno 50 metri da discariche esistenti (criterio escludente!), in questo caso non rispettato in quanto la distanza è di appena una decina di metri”.

Falda acquifera a rischio

“Si è soprasseduto – continuano i sindaci – anche ad altra importante prescrizione relativa al tema del rispetto del franco di sicurezza tra fondo della discarica e falda acquifera. Infatti è la stessa Città Metropolitana, in una sua nota del 5.6.2017, a dichiarare che “il sistema di dewatering restituisce l’acqua emunta in altrettanti pozzi, 8, posti a valle dell’ATE. Tale ‘restituzione’ non è stata sottoposta alla valutazione d’impatto ambientale”.

Accordo mancante

“Nonostante il rilascio dell’AIA (Autorizzazione di inizio attività), nel 2017, i lavori di realizzazione della discarica – fanno presente i tre sindaci – non si erano potuti avviare perché, ad oggi, non è ancora stato raggiunto l’accordo (previsto al punto 10 dell’AIA) tra la società ‘Solter Srl’ e il PLIS del Roccolo, relativo al progetto e alla cessione delle aree compensative. Pur non essendoci ancora l’accordo che deve precedere l’avvio delle attività previste dal progetto, Città Metropolitana a fine luglio 2020 ha autorizzato l’avvio dei lavori di approntamento della discarica”.

“Avvio disastroso”

“Un avvio a dir poco disastroso”, chiosano i sindaci di Busto Garolfo, Casorezzo e Canegrate. Che aggiungono: “La ditta ha iniziato il disboscamento dell’area senza neppure rispettare importanti prescrizioni previste nella VIA, nell’AIA e suo allegato tecnico e le più generali misure sulla sicurezza dei cantieri quali ad esempio: assenza di delimitazione della zona lavori, carenza di cartellonistica ecc…”

Dubbi su Città Metropolitana

“Anche di fronte a queste evidenti inosservanze – fanno notare i primi cittadini – Città Metropolitana non ha sollevato alcun rilievo, ed anzi ha cercato di demandare ad altri, nello specifico ad ARPA, quelle che sono invece sue precise responsabilità in quanto Autorità Competente”.

Impegni disattesi

I sindaci informano il ministro Costa anche “sull’esistenza di precedenti progetti di ripristino, che furono oggetto di convenzione – e quindi di un atto giuridico vincolante tra le parti – tra l’azienda svolgente all’epoca l’attività estrattiva (‘Cave di Casorezzo Srl’, dante causa di ‘Solter Srl’) e i Comuni di Busto Garolfo e Casorezzo e dal PLIS del Roccolo. La società ‘Solter Srl’ non ha adempiuto a questi obblighi convenzionali (che prevedevano un ripristino a fondo cava, escludendo ogni possibilità di realizzazione di discariche), ai quali era obbligata in quanto subentrante dalla sua dante causa, benché da essa espressamente riconosciuti con dichiarazione scritta”.

I ricorsi al Tar

“Naturalmente – concludono i sindaci – di fronte a tutto ciò ci siamo rivolti al Tar con numerosi ricorsi e lo scorso 15 settembre abbiamo depositato l’istanza cautelare. Siamo pronti a difendere il nostro territorio di fronte al Giudice. Ciò nonostante, è per noi di estrema importanza essere ascoltati da Lei e ricevere finalmente l’attenzione che gli enti competenti (Città Metropolitana di Milana e Regione Lombardia) non hanno mai voluto darci”.

“Lasciati soli”

“Questo territorio – si sfogano i sindaci – è stato lasciato da solo, se non addirittura dileggiato, e per anni abbiamo assistito a un imbarazzante rimbalzo di responsabilità tra Regione Lombardia (ente normatore) e Città Metropolitana di Milano (autorità competente al procedimento autorizzativo)”.

“Situazione assurda”

“Abbiamo la fortuna di poter ancora contare su un’area che preserva un habitat naturale di grande rilevanza anche dal punto di vista della biodiversità e che il territorio ha inteso tutelare attraverso l’istituzione del PLIS del Roccolo. Difendere l’integrità del Parco – aggiungono i sindaci – significa per la cittadinanza salvaguardare anche l’identità storica e culturale del nostro territorio. Signor Ministro, ci dia la possibilità di presentarLe l’assurda situazione in cui ci troviamo! Per favore, ci riceva al più presto”.

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