Magenta – Casa di cura ‘don Cuni’: bilancio da favola e lavoro precario

La casa di riposo fra luci e ombre: gli utili, gli sprechi, il costo dei farmaci e il personale affidato alle cooperative

9 FEBBRAIO 2016

di Riccardo Sala

MAGENTA (MILANO) – Spesso si identificano le società partecipate come buchi neri, in cui i soldi dei cittadini spariscono con sprechi e malgestioni. L’Azienda Speciale Consortile Servizi alla Persona ‘don Giuseppe Cuni’, invece, fa eccezione. La partecipata, che ha come socio di maggioranza il Comune di Magenta, con il 23,36 per cento delle azioni, vanta un fatturato che continua ad aumentare in modo esponenziale, così come l’utile annuo, che dal 2011 è più che raddoppiato.

La ‘don Cuni’ in cifre

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La casa di cura ‘don Cuni’ in cifre

Dopo 8 anni di bilanci in attivo e in crescita (dal 2006 al 2014), è ora di fare una riflessione complessiva sull’operato di una società che l’amministrazione di Magenta considera come il suo fiore all’occhiello. Lasciamo prima parlare i numeri. Nei primi anni gli utili sono stati di poche decine di migliaia di euro, terminando con +52.190 euro netti al termine del 2011. Nel 2012, il giro di boa. In quell’anno venne infatti compiuta una razionalizzazione che portò la decurtazione del 10 per cento degli stipendi degli amministratori, risparmi di più del 10 per cento sui materiali sanitari e sui farmaci, e quasi il 15 per cento in meno sul costo del lavoro.

Utili da favola grazie al precariato

L’ultimo dato fu quello più contestato, poiché quel risparmio venne raggiunto affidando la gestione del personale a delle cooperative della zona. E questo peso, scaricato sul lavoro precario, fa storcere il naso a molti. Il fatturato, così come i clienti, continuava ad aumentare, attestandosi a 4.563.937 euro nel 2012, con un utile di 113.760 euro, facendo un vero e proprio boom nel 2013, nel quale le entrate schizzarono a 4.917.981 euro, con un utile di 107.778 euro. Nel 2014, ultimo bilancio completo disponibile, c’è ancora crescita, con 117.480 euro di utile su 4.982.939 euro di entrate. Tutto questo grazie ai 100 posti nella struttura ‘don Cuni’, di cui 20 dedicati a pazienti affetti da Alzheimer, più 400 minori e quasi 600 anziani assistiti a domicilio.

Le critiche sugli sprechi

Ma molti si chiedono se questi dati siano il massimo dell’efficienza a cui si potesse arrivare. In effetti, la razionalizzazione del 2012 ci fu dopo grosse pressioni del sindaco di Marcallo Massimo Olivares e addirittura dal senatore Massimo Garavaglia, che denunciarono sprechi nell’alto costo dei farmaci (quasi il 50 per cento più cari della media) e nello stipendio del direttore generale (che sarà poi abbassato da 120.000 a 107.000 euro annui).

La nuova dirigenza

Seguì poi il benservito all’allora presidente Pacifico Portaluppi, allontanato dalla sua carica per ragioni che lui stesso definì come “frutto di intrighi politici”. In effetti, al momento della cacciata dell’ex presidente, erano in scadenza bandi da 30 milioni di euro. Nel giugno 2013 cominciò l’era di Valerio Giorgetti, ex dirigente con esperienza più che decennale nell’Asl Milano 1 e consulente del settore acquisti di molte realtà socio- assistenziali della zona. Una storia, quella della ‘don Cuni’ piena di successi, ma anche di punti oscuri, come la trasparenza: vero tallone d’achille della casa di cura, che rende noto il proprio bilancio solo quando un giornalista lo chiede.