Un colpo di coda dell’inchiesta ‘Alleanza’, condotta dai Carabinieri di Varese, porta all’arresto di 3 spacciatori nell’Altomilanese: a Mesero, Marcallo e Robecchetto con Induno. Erano i ‘cavallini’ dei boss di mafia, ndrangheta e mala del Brenta, che hanno stretto un patto di ferro per gestire il traffico degli stupefacenti

9 AGOSTO 2016

di Ersilio Mattioni e Daniele Di Sica

ALTOMILANESE – Maxi operazione contro il traffico di droga gestito dall’alleanza tra Cosa Nostra e ‘Ndrangheta: tra gli arresti anche R.G., residente a Robecchetto con Induno, M.P. di Mesero e B.E.A., cittadino di Marcallo con Casone.

L’origine dell’inchiesta

Anche nell’Altomilanese operavano gli spacciatori legati all’inchiesta ‘Alleanza’ dei Carabinieri del nucleo operativo di Varese che ha messo fino a una rete di spaccio di cocaina e fumo dal valore di 120.000 euro. Operazione che ha portato a 11 arresti e 50 indagati e che ha svelato un tacito accordo tra la mafia gelese, la ‘ndrnagheta di Stidda e anche una famiglia legata alla Mala del Brenta, la mafia veneta.

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La mafia veneta

Tra le carte infatti spunta anche il nome di Mirko Carminati, figlio di Claudio Carminati, a processo per aver fatto parte di un’associazione a delinquere che importava cocaina dalla Colombia insieme ai Rinzivillo-Emanuello, rinomato clan mafioso, e ad alcuni esponenti della famiglia di ‘ndrangheta dei Pelle. Una famiglia veneta, quella dei Carminati, da anni residente a Cairate e che in passato è stata considerata vicina alla Mala del Brenta di Felice Maniero. Solo qualche settimana fa Carminati padre era stato pizzicato a trafficare nell’autolavaggio di famiglia, mentre nascondeva droga in auto con targhe rubate.

L’Altomilanese

Proprio in questo turbinio di volti noti della mafia e della ‘ndrangheta emergono i pesci piccoli del nostro territorio: R.G, detto il ‘giovane’ era lo spacciatore di riferimento a Robecchetto con Induno, mentre a vendere la ‘roba’ a Mesero era M.P., conosciuto con il nome di battaglia ‘Pollo’. A Marcallo con Casone invece chi reggeva le fila della piazza di spaccio era B.E.A, detto ‘il nonno’. Ora sarà la Procura di Busto Arsizio a decidere le sorti dei ‘cavallini’ dell’Altomilanese, che rischiano diversi anni di carcere.

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