Un immenso giro di cocaina, milioni di euro in contati e l’ombra della ‘ndrangheta in regia. A Villa Cortese, piccolo centro del Milanese, la base logistica dello scambio di droga e soldi: 2 garage nella disponibilità dei criminali

18 MAGGIO 2020

di Ersilio Mattioni

VILLA CORTESE (MILANO) – L’operazione Boxes, che settimana scorsa ha portato all’arresto di 15 persone e al sequestro di 15 chili di cocaina (oltre a 330.000 euro in contanti) ha smascherato in realtà un giro di polvere bianca molto più ampio: 50 chilogrammi. Tutto nasce a Villa Cortese nel settembre 2017, quando i Carabinieri di Legnano scoprono un traffico di marijuana, cocaina ed eroina che vale 2 milioni di euro.

Gli arresti

Finiscono in carcere, su ordine del Gip di Busto Arsizio, 10 persone (9 albanesi e 1 italiano). Lo spacciatore principale era Dorian Daja, un 37enne residente a Canegrate, sul cui libretto erano conteggiati 250.000 euro al mese per l’attività illecita.

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Il ruolo del Bar Cicala

Tre mesi dopo il Questore di Milano chiude il Bar Cicala di piazza Vittoria per “contrastare i fenomeni di criminalità”. Un locale all’apparenza anonimo, con un titolare che nega qualunque coinvolgimento (e che infatti non viene tirato in ballo dall’inchiesta).

Parla il gestore

Interpellato all’epoca dei fatti, risponde così: “Io sto sempre al bancone a servire i clienti e non c’è il servizio al tavolo, specialmente fuori. Esco soltanto per ritirare sedie e tavoli, dopo aver pulito tutto. Non ho la più pallida idea di chi ci sia fuori di qui, né di cosa si faccia. L’importante è che nulla di illecito avvenga qui dentro”.

Fuori dal bar

In effetti tutto avviene fuori. E i Carabinieri, quando nel 2017 l’inchiesta è già conclusa, si imbattono in una serie di personaggi che intrattengono rapporti con gli ex clienti del ‘Bar Cicala’.

Il patto italo-albanese

E’ il patto italo-albanese (benedetto dalla criminalità organizzata) per gestire il traffico di droga. Si parte da Novara, si fa tappa a Turbigo e si arriva a Legnano. Ma in mezzo ci si ferma a Villa Cortese, luogo scelto dai malviventi come strategico, considerato al riparo da occhi indiscreti.

Perché Villa Cortese?

La base logistica di Villa Cortese è essenziale per i malviventi. Viene scelta perché qui, grazie a 2 garage nella disponibilità dei criminali per via di alcune connivenze, si può cambiare l’auto e prenderne una ‘pulita’ e si può vendere la coca indisturbati. Alla fine, l’acquirente paga in contanti e se ne va. Un piano perfetto, smascherato solo grazie all’incredibile lavoro dei Carabinieri, con appostamenti, intercettazioni telefoniche e cimici ambientali.

La regia mafiosa

Ma chi è il regista di questo gigantesco giro di droga? Le recenti indagini investigative hanno dimostrato che a muovere i fili dello spaccio è sempre la ‘ndrangheta calabrese, che si avvale di manodopera sia italiana sia straniera. Nessuno, in altre parole, può muovere ingenti quantitativi di stupefacenti senza il permesso dei boss.

Parla il sindaco

Il sindaco di Villa Cortese, Alessandro Barlocco, interpellato da Libera Stampa l’Altomilanese sulla vicenda, ha dichiarato: “Conosciamo il ‘Bar Cicala’ per via di alcuni problemi di ordine pubblico, rispetto ai quali siamo più volte intervenuti. Per quanto riguardo il traffico di droga, non possiamo che apprezzare il lavoro di contrasto delle Forze dell’ordine e degli inquirenti”.

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