La ditta di Lorenzo Banfi, a Parabiago in provincia di Milano, fece la sua fortuna nel mondo della calzatura. L’imprenditore collaborò anche con i noti marchi ‘Fratelli Rossetti’ e ‘Italo Colombo’. Ma quando decise d’investire il suo denaro nel progetto di un hotel di lusso, l’uomo s’indebitò fino al collo e sparì dalla circolazione: che fine ha fatto?

4 GENNAIO 2016

di Lorenzo Rotella

PARABIAGO/CANEGRATE (MILANO) – In via Santa Croce a Parabiago, nel milanese, l’azienda di Lorenzo Banfi è ancora in piedi, come se fosse operativa. Ma l’intera attività è cessata anni fa. L’imprenditore cercò di realizzare anche un lussuoso albergo che sarebbe dovuto sorgere nel vicino paese di Canegrate, in piazza Unità d’Italia. Oggi quella struttura è un autentico ecomostro e l’uomo, indebitatosi fino al collo, sparì dalla circolazione.

L’ascesa di Lorenzo Banfi

Stando alle testimonianze dei parabiaghesi più anziani e di alcuni dipendenti navigati nel settore, si ha modo di ripercorrere le tappe più importanti della sua vita. Una su tutte, l’esperienza nella grande azienda ‘Fratelli Rossetti’. Grazie al marchio di Renzo, storico proprietario dell’attività, Lorenzo ebbe modo di fare la sua fortuna tra il 1960 e il 1970. Dopodiché, decise di mettersi in proprio e di fondare la struttura che oggi è possibile osservare passando vicino alle scuole medie Rapizzi.
Sempre secondo il racconto di chi lo conobbe, la gestione della ditta fu una questione prettamente famigliare. Il suo calzaturificio non divenne così famoso come quello dei Rossetti, ma insieme a Lario 1898 e Sutor Mantellassi era comunque divenuto un’istituzione nel mondo delle scarpe. Verso gli anni ‘90 l’azienda di Lorenzo Banfi ebbe modo di fare il terzista per la ‘Italo Colombo’, altro grande marchio parabiaghese. Poi, la svolta.

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La crisi dell’imprenditore

L’azienda coreana ‘E.Land Group’ acquisì il 51 per cento della ditta, oltre ad altri grandi marchi italiani. Secondo varie fonti, Lorenzo Banfi decise d’investire quei soldi nel progetto di un albergo in piazza Unita d’Italia, a Canegrate. A confermarlo è lo stesso sindaco Roberto Colombo: “Aveva scelto di costruire un hotel e aveva contattato una società di Parma. Il progetto riguardava 160 camere e un albergo di lusso, con tanto di prestiti bancari. Ma la ditta che doveva svolgere i lavori fallì, l’uomo s’indebitò fino al collo per gli interessi sui finanziamenti e ora non sappiamo come metterci in contatto con lui”. E così, da diversi anni, l’imprenditore è sparito dalla circolazione.

L’ecomostro di Canegrate

Quello che sorge in piazza Unità d’Italia, situato a due passi dalla rotonda confinante con Legnano e di fronte al supermercato Tigros, ora è un ecomostro a tutti gli effetti. Costruito da molti anni, ora non è nient’altro che un palazzo di sette piani abbandonato a sé stesso e pieno zeppo di carriole, travi e cemento. L’unica cosa che trova spazio al suo interno è la farmacia Bonomi e una biblioteca, rilegate in un angolino dell’intera opera. Ma intanto, l’intera struttura è ancora in piedi, in attesa di essere utilizzata prima o poi.

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