La donna, originaria di Arconate, era a capo di un’associazione a delinquere: sottoscriveva finti contratti di lavoro a immigrati clandestini

di Redazione

ARCONATE (MILANO) – Era a capo di un’associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tramite finte assunzioni di cittadini stranieri irregolari. Per questa ragione M.A.P., 65enne originaria di Arconate, è stata condannata dalla Corte di Cassazione alla pena di 4 anni e 5 mesi di reclusione. Condannato, in concorso con la donna, anche A.D., 41 anni, titolare di un’attività edile ad Arconate. Per lui la pena è di 2 anni, un mese e 15 giorni di carcere.

Finti contratti a immigrati clandestini

I giudici della Suprema Corte, nonostante il ricorso degli imputati, hanno confermato l’impianto accusatorio della Procura, basato su alcune intercettazioni particolarmente significative ed esplicite. Confermati anche i pronunciamenti del Tribunale di Milano e della Corte d’Appello, avvenuti rispettivamente il 9 aprile 2018 e il 30 aprile 2019. Secondo i magistrati, la donna era “a capo di un’organizzazione volta a reperire i documenti falsi relativi a un’attività lavorativa che consentisse a numerosi cittadini stranieri di permanere regolarmente sul territorio italiano”. Non solo. Era “autrice di una serie di favoreggiamenti specifici dell’immigrazione clandestina in concorso con A.D.”. L’uomo avrebbe avrebbe aiutato la donna a sottoscrivere i falsi contratti di lavoro.

Le motivazioni dei giudici

Le motivazioni dei giudici della Corte di Cassazione sono nette: “Si ritiene indubbia – scrivono gli ‘ermellini’ – la prova a carico della stessa di una serie di false assunzioni finalizzate a ottenere la regolarizzazione di cittadini extracomunitari sprovvisti dei requisiti di legge per rimanere o entrare in Italia e quindi di una serie di delitti di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, nonché della partecipazione, con un ruolo di capo, a un’associazione finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Esiste, per la Suprema Corte, “una condotta criminosa, pervicace e protratta nel tempo che non poteva che richiedere un’organizzazione stabile e l’accordo per la commissione di una serie indeterminata di delitti”. Ora i due imputati dovranno pagare le spese processuali.

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