Quasi tutto lo stipendio (20.000 euro) non è pignorabile: vergognoso privilegio dei parlamentari. Ma possibile che l’ex governatore lombardo non abbia neppure qualche risparmio da parte? A quanto pare no. Così due sentenze dei giudici (che obbligano il ‘celeste’ a risarcire Marco Pannella, Marco Cappato e Lorenzo Lipparini, insultati e offesi per aver denunciato le firme false durante la campagna elettorale 2010) si infrangono contro il muro della casta. E se provate a chiedere a Formigoni perché non rispetta una sentenza, questa è la sua reazione: guarda il video

5 APRILE 2016

di Ersilio Mattioni

MILANO – Farsi pignorare lo stipendio è una cosa seccante. In alcuni casi lo è di più. Chiedetelo a Marco Travaglio, per esempio, che per anni si ritrovò la busta paga decurtata per aver perso una causa civile con Cesare Previti, nonostante avesse scritto la pura e semplice verità. Surreale. Eppure ai cittadini succede così: se un giudice ti condanna e tu non paghi (o non hai i soldi per pagare), allora lo Stato ti prende una parte del salario e lo versa a colui che deve essere risarcito. Se però, oltre a essere nullatenente, sei pure parlamentare, beh, cambia tutto: il vostro stipendio, in ottima parte, non è pignorabile. E qui viene da ridere, sia perché deputati e senatori non guadagnano 800 euro al mese ma circa 20.000 sia perché il loro super stipendio è pagato da noi.

Una storia italiana

Immaginate di essere militanti politici e di provare a partecipare alle elezioni, raccogliendo le firme necessarie, come la legge prescrive, per presentare la vostra lista. Ora immaginate che, durante queste operazioni, vi accorgete che qualcuno non sta raccogliendo le firme in modo regolare e anzi presenta la sua lista grazie a firme false. Voi lo denunciate in Procura, lui per tutta risposta vi insulta e vi offende. Succede a Milano, nell’anno 2010, quando i radicali Marco Cappato e Lorenzo Lipparini informano l’opinione pubblica che Roberto Formigoni (all’epoca governatore della Lombardia in quota Popolo della Libertà) aveva consegnato firme false. Sono gli anni in cui il ‘celeste’ è celebrato sulle pagine dei giornali e in tv e, naturalmente, nessuno prende sul serio i Radicali. Che però hanno ragione. Infatti il Tribunale di Milano, anni dopo, condannerà tutti i responsabili delle firme farlocche. E un giudice, per bene due volte, condannerà anche Formigoni per avere definito i Radicali “criminali e maestri di manipolazione”. L’ex governatore, nel frattempo eletto senatore e poi passato con il Nuovo Centrodestra, può ancora fare ricorso. Ma intanto deve pagare: 10.000 euro a Cappato, 10.000 euro a Lipparini e 25.000 euro alla Lista Pannella nella persona del suo leader. E qui succede quello che non ti aspetti: Formigoni è al verde. Possibile? Il ‘celeste’, da vent’anni a questa parte, incassa ogni mese stipendi da migliaia di euro, in virtù degli incarichi pubblici ricoperti senza sosta. Al punto da non credere che non abbia da qualche qualche risparmio. Invece è così. Sui suoi conti correnti non c’è il becco di un quattrino: “Li stiamo cercando – commenta Cappato intervistato da ‘Le Iiene’ – su qualche conto oppure cerchiamo qualche casa, un immobile. Ma per ora nulla”.

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Ai danni la beffa

Dal momento che il denaro non c’è o non si trova, si passa al pignoramento dello stipendio, scrivendo al Senato della Repubblica. Che risponde così: l’indennità di Formigoni è pari a 10.385,31 euro (ma questa cifra è impignorabile), più una ‘diaria’ di 3.500 euro (pure questa è impignorabile), più un rimborso forfettario di 1.650 euro (non si sa se sia pignorabile oppure no), più un rimborso delle spese per l’esercizio del mandato che va da 2.090 a 4.180 euro (pignorabile? Non si sa), più 2.222,86 euro perché Formigoni è presidente di una commissione (non è chiaro se questa somma sia pignorabile). Insomma, a fronte di uno stipendio complessivo di circa 20.000 euro, non è detto che si possa eseguire un pignoramento.

Arroganza e strafottenza

A chiedere conto al senatore Ncd (oggi con Berlusconi e oggi con Renzi) ci hanno pensato i giornalisti de ‘Le Iene’. Ma come risposta hanno ricevuto soltanto bugie, risate, arroganza, strafottenza e mani addosso (guarda il video). Sembra incredibile che un senatore possa comportarsi in questo modo e restare al suo al posto. Ma questa è una storia italiana. Del resto, anche la storia delle firme false finì a tarallucci e vino. E’ vero, fu dimostrato che circa 400 firme sul listino di Formigoni nel 2010 erano irregolari (scritte tutte dalla medesima mano) ma il ‘celeste’ si presentò, vinse e governò lo stesso. Verrebbe da chiedersi perché i magistrati si dannano tanto per svolgere le indagini e per emettere le sentenze, se poi la politica può fare sempre ciò che vuole. E poi qualcuno ha pure il coraggio di dire che in Italia comandano i giudici.