La parola impronunciabile è ‘karoshi’, che si traduce con ‘morte’, compreso il suicidio di chi, stressato dal super lavoro, decide di farla finta. E le assicurazioni, per la prima volta, pagano. Succede in Giappone, che per tornare competitivo fa lavorare a stipendi bassi sia i giovani sia i pensionati ultra settantenni, grazie agli incentivi statali

18 APRILE 2016

di Maria Teresa Maggiolini

TOKYO (GIAPPONE) – Se la popolazione invecchia che c’è di meglio che assumere pensionati anche ultrasettantenni, con gli incentivi statali? Così molte aziende rispondono alla sfida per aumentare la competitività lanciata dal governo della terza economia del mondo per uscire dalla crisi che l’attanaglia da tempo. No, non siamo in Italia ma in Giappone.

‘Karoshi’, che vuol dire ‘morte’

E se siete perplessi, eccovi anche il rovescio della medaglia: ‘karoshi’, una parola che non si osa dire apertamente, nel paese del Sol Levante, ma che orami ha assunto dimensione da non poter più essere nascosta. ‘Karoshi’ significa morte, e morte da superlavoro. Anche suicidio, s’intende. Il ritratto non sarebbe completo se non si tenesse conto della particolare psicologia del giapponese, che se è dedito a una causa, si sacrifica per essa senza cercare scorciatoie o attenuanti al suo impegno. Viene in mente come esempio modesto, e se si vuole banale, il piccolo giocatore di calcio dell’Inter, il giapponese Nagatomo: un soldatino che in campo esegue il suo compito, dà ogni sforzo e non si lamenta mai. ‘Karoshi’: la questione esce allo scoperto perché le assicurazioni hanno iniziato (almeno dal 2008) a pagare i risarcimenti per chi muore o si toglie la vita per lo stress, la fatica, gli ictus o per gli ultrasettantenni le cadute accidentali sul luogo di lavoro legate alle condizioni lavorative.

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Orario di lavoro

Ma bisogna intendersi: e qui si toccano limiti quasi incredibili a chi non conosce la civiltà orientale, giapponese in particolare. Quando si supera il limite  passando dal tanto-lavoro al troppo-lavoro? Nella legge non si ritrova un limite all’orario lavorativo, come da noi. Per riconoscere nella causa di morte o suicidio l’eccesso di lavoro bisogna oltrepassare le 160 ore di straordinario al mese (o cento ore per tre mesi di seguito). Il Consiglio nazionale per la difesa delle vittime del Karoshi ritiene sottostimato il numero delle vittime, molti non denunciano o non chiedono il risarcimento. Il dato per il 2016 riportato dai media parla di circa 1.450 casi rilevati finora. Vittime erano per lo più impiegati di mezz’età, ma ora avanzano donne e giovani, costretti ad accettare contratti capestro, come quelli che prevedono un minimo di 80 ore mensili di straordinario.

Paradosso

Non è tutto: se non vengono fatte, il lavoratore deve risarcire il datore di lavoro. A questo prezzo il Giappone risalirà nella gara per la competitività in Asia? Per ora pare di no, perché a parte la considerazione che sembra di essere ritornati alle civiltà che prevedevano i sacrifici umani per placare le divinità avverse, gli analisti rilevano che la qualità delle imprese e del lavoro fornita in queste condizioni diventa sempre peggio.