Hydra: le case del “consorzio delle mafie” a Furato, Busto Garolfo, Dairago, Cuggiono e Santo Stefano

Ville e appartamenti n8elle disponibilità dei protagonisti dell’inchiesta Hydra, il “consorzio delle mafie”. A Furato anche droga e trattative su forniture da decine di chili

di Ersilio Mattioni

ALTOMILANESE (MILANO) – Non soltanto summit tra boss, società, terreni agricoli, capannoni della droga e luoghi destinati alle affiliazioni. Dalle carte giudiziarie dell’inchiesta Hydra emerge anche una rete di ville e appartamenti affittati o utilizzati da alcuni dei principali protagonisti del presunto “consorzio delle mafie”. Quasi tutti gli immobili indicati dalla Dda di Milano si trovano nell’Altomilanese, ancora una volta descritto come la base logistica del sistema criminale che avrebbe riunito esponenti di cosa nostra, ’ndrangheta e camorra.

La villetta di Furato usata anche per la droga

L’immobile più importante è la villetta di via Carlo Porta, a Furato di Inveruno, locata e utilizzata da Gioacchino Amico. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, la casa sarebbe stata impiegata anche come deposito di sostanze stupefacenti. Il 25 giugno 2020, nella villetta, Amico avrebbe incontrato Vincenzo Senese e Domenico Brancaccio. Gli investigatori scrivono che i tre visionarono alcuni campioni di droga, ponendo «le basi per una futura fornitura di stupefacente». Poco prima dell’incontro, Amico telefona a un uomo: «Oh Pietro, puoi girare alla villa per favore? Ci vediamo alla villa». All’interno della casa, la discussione entra poi nel dettaglio di prezzi, qualità, quantità e possibili clienti.

«Questa che vedi, ce n’è dieci»

«Questa che vedi, ce n’è dieci», dice Amico. Senese risponde che, per guadagnare, «dobbiamo guadagnare bene». Si parla di prodotto venduto «a 20 a botta», di merce che Amico sostiene di stare facendo arrivare in Sicilia e di partite di droga da collocare sul mercato. «Quando ho guadagnato già, che ho fatto 50-60 mila euro al mese», afferma ancora Amico. Senese si complimenta: «Così vale la pena, bravo, bravo, bravo». La conversazione prosegue con riferimenti a forniture rilevanti. «Quando tocchi cose buone fammi sapere che ho i personaggi DOC», dice Senese. E ancora: «Che prendi 20 chili, 30 chili, compà, non si butta niente». Brancaccio, invece, chiede: «Il prezzo della macchina che ho visto nel garage me lo segni sopra a un pezzo di carta così». Una frase che, nel contesto dell’intercettazione, viene riportata dagli investigatori durante la discussione sui campioni di stupefacente.

Gioacchino Amico, il perno diventato collaboratore

Amico, originario di Agrigento e residente ad Arconate, viene indicato come boss del clan Senese e uno dei perni del “consorzio delle mafie”. Aveva la tessera di Fratelli d’Italia e, secondo le intercettazioni, coltivava rapporti con il mondo politico. In una telefonata diceva: «Ora con la tessera di Fratelli d’Italia faccio il sindaco a Busto Garolfo». Oggi Amico ha scelto di collaborare con la giustizia. Sta rendendo interrogatori che avrebbero già riempito centinaia di pagine, tuttora coperte da omissis. Secondo quanto emerge, i verbali conterrebbero anche nomi di politici e sarebbero collegati a indagini ancora in corso.

Busto Garolfo, l’appartamento passato da Amico a Mazzotta

A Busto Garolfo, in via Arconate, compare un appartamento locato da Amico. L’immobile sarebbe stato utilizzato inizialmente dallo stesso Amico e successivamente da Pietro Mazzotta. Mazzotta è stato giudicato con rito abbreviato e condannato a 13 anni di reclusione. Anche in questo caso, dunque, l’abitazione indicata negli atti non risulta collegata a una figura marginale dell’inchiesta. Sempre a Busto Garolfo viene indicato un altro appartamento, collocato tra via Abbazia e via Mazzini. L’immobile, identificato negli atti attraverso i dati catastali, era locato dalla società cooperativa Logistica 2000 e utilizzato da Pietro Mannino.

Mannino, “l’architetto dei clan” con due società in paese

Palermitano, Mannino viene definito “l’architetto dei clan”. Nel 2019 prende la residenza a Busto Garolfo e apre di fatto due società in piazza Lombardia: la Green Construction e la Seven Space. Negli uffici delle due aziende si sarebbero svolti diversi incontri con altri indagati del “consorzio” di Hydra. Il suo radicamento nel territorio, quindi, non passava soltanto dall’abitazione, ma anche attraverso società e sedi operative. Mannino è tra i 45 imputati rinviati a giudizio nel processo ordinario in corso nell’aula bunker di Milano.

Santo Stefano Ticino e il ruolo di Daniela Sangalli

A Santo Stefano Ticino, in via Gerolamo Citterio, le carte indicano un appartamento locato e utilizzato da Daniela Sangalli, nata a Treviglio il 23 novembre 1998. Sangalli è stata condannata nel rito abbreviato a 10 anni e 8 mesi. Gli atti la collocano nella componente romana del gruppo Senese e la indicano come compagna convivente di Giancarlo Vestiti.

Vestiti, espressione della famiglia Senese attiva a Roma, avrebbe impartito precise direttive anche durante la detenzione attraverso Sangalli e i figli Eduardo e Marika Vestiti. Le disposizioni avrebbero riguardato controversie interne e attività legate ad armi, droga, estorsioni, riciclaggio e intestazioni fittizie. Sangalli partecipò inoltre alla riunione del 20 marzo 2020 negli uffici di Servizi Integrati a Dairago, convocata per affrontare la controversia tra Amico e la famiglia Pace. Il suo appartamento, quindi, era nella disponibilità di una figura che l’accusa considera parte integrante della rete operativa.

Dairago, la casa di uno dei partecipanti al primo summit

A Dairago, in vicolo Trieste, l’appartamento era locato e utilizzato da Giuseppe Sorce, condannato nel rito abbreviato a 13 anni. Sorce compare fin dalle fasi iniziali del progetto criminale contestato dalla Procura. Il 3 giugno 2020 partecipò al summit al ristorante Sardinia di Inveruno (il locale è estraneo all’inchiesta) insieme, tra gli altri, a Senese, Amico, Raimondo Orlando, Giuseppe Castiglia, Eduardo Maria Vestiti e Brancaccio. Non si tratta dunque soltanto dell’utilizzatore di un appartamento, ma di un uomo presente a uno degli incontri iniziali nei quali, secondo l’accusa, prese forma il sistema mafioso comune.

Cuggiono, l’immobile locato dalla società Blu

A Cuggiono, tra piazza San Giorgio e via Zenoni, compare un appartamento locato dalla società Blu, che ha la sede legale in piazza San Martino a Inveruno. Nel passaggio delle carte esaminato non viene indicato il nome della persona che lo utilizzava. È quindi necessario mantenere distinta questa posizione dalle altre: gli atti segnalano la locazione da parte della società, ma non attribuiscono esplicitamente l’uso dell’abitazione a uno dei singoli imputati citati.

Senese e il peso della camorra romana

La presenza di Vincenzo Senese nella villetta di Furato collega direttamente la rete immobiliare alla componente camorristica romana. Senese è figlio di Michele Senese, detto “Michele ’O Pazz”, per anni considerato uno dei capi più potenti della criminalità organizzata nella Capitale. Vincenzo avrebbe ereditato un ruolo operativo nella gestione delle attività del clan. Entra nelle vicende di Hydra fin dalle primissime riunioni al Sardinia di Inveruno. Successivamente viene arrestato nell’inchiesta romana “Affari di famiglia”. Nel gennaio 2025 la Corte d’Appello di Roma lo ha condannato a 13 anni di reclusione per usura, estorsione e riciclaggio, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’ultima villetta è a Terrasini, in provincia di Palermo

Fuori dalla Lombardia, le carte indicano infine una villetta a Terrasini, in provincia di Palermo, in contrada Piano Torre 1. L’immobile era locato dalla società Servizi Integrati srl e utilizzato da Amico. Il riferimento siciliano completa la geografia delle abitazioni, ma non cambia il dato principale: la concentrazione più rilevante resta nell’Altomilanese.

L’Altomilanese infrastruttura del “consorzio delle mafie”

Tra il 2020 e il 2022 gli investigatori hanno documentato 21 incontri tra esponenti di primo livello delle componenti siciliane, calabresi e camorristiche. A eccezione di un summit a Cinisello Balsamo, tutti gli altri si sarebbero tenuti tra Dairago, Inveruno, Busto Garolfo e Abbiategrasso. A questi luoghi si aggiungono il terreno agricolo tra Castano Primo e Robecchetto, utilizzato per pranzi, summit e nuove affiliazioni alla ’ndrangheta, e i due capannoni di Arconate collegati alla droga. Ora emergono anche ville e appartamenti. Non case genericamente “di proprietà del consorzio”, ma immobili locati, utilizzati o messi nella disponibilità di soggetti centrali dell’inchiesta. Un’altra tessera di un mosaico che descrive l’Altomilanese non come semplice teatro degli eventi, ma come base logistica stabile del “consorzio delle mafie”.